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30 agosto 1965, Mattmark. L’Abm ricorda le 88 vittime a Mas di Sedico

Oscar De Bona, presidente Associazione bellunesi nel mondo

Mas di Sedico. La pioggia torrenziale, una corona d’alloro, il rintocco di una campana che scandisce la lettura dei nomi delle 88 vittime. Sono trascorsi cinquantacinque anni esatti dal disastro di Mattmark. Una tragedia sul lavoro che colpì pesantemente la provincia di Belluno, all’epoca segnata da un’emigrazione di massa che ogni anno portava centinaia di bellunesi all’estero in cerca di un futuro migliore.

Siamo in Svizzera, nel Canton Vallese, a circa 2.200 metri di quota in una località chiamata Mattmark. È il 1965. Centinaia di operai, soprattutto stranieri, sono impegnati a costruire la diga in terra battuta più grande d’Europa. Un’opera monumentale, modellata da faticosi turni di lavoro che vedono tra i protagonisti anche molti bellunesi giunti da tutta la provincia. Nulla farebbe presagire il disastro, se non un dettaglio: una parte delle officine e degli alloggi dei lavoratori è posizionata sotto la lingua di un immenso ghiacciaio, l’Allalin. E proprio il 30 agosto, alle 17.15 l’Allalin si mette in moto. Un blocco di circa due milioni di metri cubi di materiale si stacca e comincia una letale discesa che travolge tutto ciò che incontra sulla propria strada, compresi uomini e donne. Le vittime sono 88, di cui 56 italiane e tra queste 17 bellunesi.

In occasione dell’anniversario della tragedia, la Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”, con il patrocinio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e dei Comuni di Sedico, Santa Giustina, Cesiomaggiore, Sospirolo e San Gregorio nelle Alpi, ha organizzato un momento di ricordo per commemorare le vittime e i loro familiari. L’evento si è tenuto questa mattina presso il parco “Vittime di Mattmark”, in via Dino Buzzati a Mas di Sedico.
Presenti come sempre i gagliardetti delle Famiglie Abm a testimoniare, ancora una volta, la necessità di fare memoria. Il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, ha voluto ringraziare quanti si sono impegnati per rendere il giusto ricordo alle vittime di Mattmark: «Oggi, come cinque anni fa, dovevamo essere in cima alla diga, ma il Covd-19 non ci ha permesso di organizzare il viaggio. Di certo non potevamo non fare nulla ed eccoci qui per ricordare e per trasmette alle nuove generazioni il sacrificio di quanto fatto dia nostri emigranti».

Un sacrificio messo in primo piano anche nell’intervento del sindaco di Sedico, Stefano Deon: «Senza un ricordo non c’è un futuro. L’emigrazione ha colpito tanto la provincia di Belluno, molti dei miei concittadini sono morti all’estero per dare un futuro migliore alla propria famiglia e all’intera comunità».
«Sul lavoro e sulla morte siamo tutti uniti – l’intervento di Mario De Bon, sindaco del Comune di Sospirolo – queste tragedie non guardano in faccia nessuno e chi ci rimette sono quelle persone che si trovano in quel momento senza diritti e senza nessuno che pensasse a loro. Facciamo tesoro di quello che è successo, affinché tali tragedie non si ripetano più».
In rappresentanza della Regione Veneto ha portato il saluto il consigliere bellunese Franco Gidoni: «Grazie all’Abm per avere ricordato oggi non solo le vittime bellunesi, ma tutte le vittime di questa immane tragedia. Chi ha lavorato nei cantieri del mondo sa quanto gli stessi cantieri si trasformino in una grande famiglia, senza confini, in cui si condividono i momenti difficili, ma anche i momenti di soddisfazione perché chi lavora nelle grandi opere sa quanto sia l’orgoglio di vedere i lavori crescere e di poter partecipare, infine, all’inaugurazione».

Marco Perot, presidente della Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco” ha voluto ringraziare la presenza dei parenti delle vittime e dei superstiti di Mattmark: «Siamo qui, nel parco dedicato proprio a loro, per fare memoria. Per essere fedeli a quella frase presente nel marmo, lassù ai piedi del ghiacciaio dell’Allalin, scolpita da Franco Fiabane nel 2005, “Morti sotto il ghiaccio, ma vivi nella memoria”».
L’Associazione Bellunesi nel Mondo si è costituita l’anno successivo a questa tragedia, per volontà dell’allora vescovo della Diocesi di Belluno-Feltre mons. Gioacchino Muccin, e proprio il vescovo emerito monsignor Giuseppe Andrich, nel suo intervento, ha ricordato questo passaggio: «L’ultimo atto che fece il vescovo Muccin nel 1975, prima di ritirarsi, fu proprio un viaggio nel Vallese, a Mattmark, per commemorare il 10° anniversario della tragedia. Un mio sentito ringraziamento va anche a quanti hanno supportato, con una parola, ma anche con i fatti, i parenti delle vittime. A loro deve andare la nostra riconoscenza».
Una cerimonia semplice, sotto il maltempo e l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, ma che ha visto comunque la partecipazione di molte persone, autorità locali e gagliardetti delle Famiglie Abm e degli Alpini. Di certo un segnale chiaro che la memoria di Mattmark è ancora viva e forte. Un dovere verso le 88 vittime, un dovere verso chi si è speso lontano da casa per il progresso dell’Italia, del Veneto e della provincia di Belluno.

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