“Se fa freddo tengo le mani in tasca. Non ho mai indossato un cappotto, tranne il giorno del mio matrimonio a Lentiai, nell’inverno del 1958. Lo regalai quello stesso giorno a chi ne aveva più bisogno di me, e sono felice d’averlo fatto”.
E’ un fiume in piena Gino Silvestri quando racconta gli infiniti aneddoti della sua vita. Bellunese, artista poliedrico nel vero senso della parola, pittore, scultore, poeta, mosaicista, ma anche docente e giornalista, critico d’arte. Con i suoi 92 anni ottimamente portati, la maggior parte dei quali vissuti a Parigi.
Maestro, perché Parigi?
“Accadde tutto per una serie di coincidenze fortuite. A metà degli anni ’50 supero l’esame di Stato all’Accademia di Venezia che mi abilita all’insegnamento, ricordo che superammo la prova solo in 4 su 126 partecipanti. Così inizio il percorso di insegnante alle scuole medie in via Mezzaterra a Belluno. Successivamente insegno a Trichiana, che raggiungevo con la Topolino ereditata da mio padre. Nella classe dove insegnavo c’era uno studente che tutti i giorni, con qualsiasi tempo estate e inverno, arrivava in bicicletta da una frazione di Lentiai. Era un ragazzo molto bravo e così molte volte, finite la giornata di lezione, succedeva che gli davo un passaggio fino a Lentiai con la Topolino scoperchiata per farci stare la bicicletta. Qui mi fermavo con amici all’osteria Faccini. Un giorno che stavo per andarmene il titolare, Rico Faccini, mi ferma e dice ‘Dove vai? Oggi arrivano le ragazze francesi’. Poco dopo, infatti, scese da una Bentley con targa francese, Scilla, che diventerà mia moglie, con due sue amiche. Faccini fece le presentazioni e iniziammo a frequentarci. Dopo qualche tempo Scilla mi invitò a Marsiglia per conoscere i suoi genitori. Ci sposammo a Lentiai nel 1958 con la Bentley targata Parigi. Testimone di nozze era Arturo Buleghin (1), che lavorava a Parigi nell’impresa di mio suocero Augusto Mione. Entrambi antifascisti, vennero internati nell’isola di Ventotene, dove conoscono Pietro Nenni, leader storico del Partito socialista. Buleghin e Mione riuscirono a fuggire in Sicilia quando cadde il fascismo. Negli anni ‘60 fu proprio Nenni a chiedere a mio suocero: ‘cosa posso fare per il tuo paese’? Le assicuro che la strada della Sinistra Piave fino a Quero venne realizzata grazie all’interessamento di Nenni, che fece ottenere l’intero finanziamento dell’opera. Dopo il matrimonio mi trasferii a Parigi dove ho vissuto con mia moglie Scilla per una sessantina d’anni”.
Ha qualche altro ricordo legato alla II^ Guerra mondiale?
“Certamente. Il primo fa parte della mia gioventù in via San Francesco a Belluno, dove abitavo con la mia famiglia. L’altro è un aneddoto riportato, successo a Bordeaux in Francia, dove inizialmente mio suocero Augusto Mione, originario di Mel, grande imprenditore del ‘900 che nel 1922 aveva costituito la sua impresa edile, la Enterprise A. Mione e C. che nel 1933 diventa la Construction Moderne Francaise e costruirà la città di Marsiglia su progetto dell’architetto Le Corbusier e nel ’59 ottiene il Gran Premio dell’Urbanistica dal governo francese per la realizzazione della cittadella di Bagnols sur Cèze. Ebbene, siamo alle ultime battute della guerra, con il mio carissimo amico Armando Ferigo avevamo avuto notizia che un aereo americano aveva sganciato un serbatoio che era caduto sul Terraglio. Andammo subito a vedere perché Armando era molto interessato a quel pezzo. Riuscimmo ad averlo in cambio di una tovaglia. Il progetto era quello di costruire un motoscafo. Ricordo che battemmo l’alluminio per una settimana per separare senza danneggiare i due semiovali, uno dei quali sarebbe diventato lo scafo. Era un guscio lungo alcuni metri sul quale Armando fissò una panca e un motore a scoppio che attraverso un albero di trasmissione faceva girare l’elica. Quando il nostro motoscafo era pronto andammo al Lago di Santa Croce a provarlo. Ma dopo un po’ iniziò ad entrare l’acqua e riuscimmo a malapena a ritornare a riva. L’altro episodio succede a Bordeaux. E’ qui che il comandante di un sommergibile italiano, un nobile, si veste in abiti borghesi e al porto chiede se ci sono degli italiani. Qui è pieno di italiani gli fu risposto. Gli venne presentato mio suocero Mione che decise di assumere nella sua impresa l’intero equipaggio, una trentina di uomini con varie specializzazioni, molti dei quali si stabilirono in Francia”.
Maestro, lei è stato anche uno dei protagonisti del “salvataggio” de Les Frigos di Parigi. Ce lo può ricordare?
“Les Frigos è un fabbricato di 5 piani senza finestre che si trova vicino alla Bibliothèque Nationale Francois Mitterand nel XIII arrondissement, circondato da palazzi moderni in vetro e cemento che riflettono l’antica sua struttura. Era il frigorifero di Parigi dove dal 1920 al 1975 vennero conservate le merci deperibili. Nel seminterrato arrivavano i vagoni ferroviari e oggi c’è ancora conservata una motrice, che durante la guerra portava i vagoni di prigionieri dalla Francia nei campi di concentramento in Polonia. Lo stabile era di proprietà della compagnia ferroviaria francese SNCF che nel 1980 affittò i locali a un centinaio di artisti e professionisti che utilizzarono quegli spazi e aprirono i loro atelier. Nel 1990 però, a scadenza dei contratti di locazione, si prospettava la decisione della proprietà di demolire il vecchio fabbricato che si trovava in un’area appetibile, per far spazio a nuovi palazzi. Iniziò così l’occupazione de Les Frigos da parte degli artisti. Tale protesta venne supportata dai cittadini parigini che si schierarono con gli artisti. Così avvenne il salvataggio de Les Frigos che anche oggi è sede di varie discipline artistiche. Vi sono laboratori e atelier con creativi di vario genere, musicisti, pittori, fotografi, studi di progettazione e tutto ciò che ha a che fare con l’arte in generale”. Oggi la signora Scilla non c’è più, è mancata nell’ottobre del 2018 e Gino Silvestri ha fatto ritorno in Italia. Ora vive a Lentiai, e recentemente ha donato una sua collezione di una quindicina di quadri di diversi artisti, che in futuro vedremo esposta in una sezione dedicata al ‘900 al Museo Fulcis di Belluno.
Roberto De Nart
Gino Silvestri, “Gino da Belun”
Nasce a Belluno nel 1928, in gioventù frequenta l’ambiente artistico a Venezia dove è iscritto ad Economia e commercio, Facoltà che lascia per frequentare la Scuola libera di nudo all’Accademia delle Belle arti diplomandosi nel 1952. Nel ’50 espone ad una collettiva alla Bevilacqua La Masa, firmando le sue opere come “Gino da Belun”. Nel ’51 una sua opera viene accettata alla Quadriennale di Roma, la principale esposizione nazionale con la Biennale di Venezia. Sempre nel ’52, il suo “Zuccherificio alluvionato”, ispirato dalla tragedia del Polesine del ’51 ottiene il primo premio-acquisto del presidente della Repubblica al Premio Nazionale di Pittura di Terni.
Nel 1958 sposa Scilla Fatima Mione e si trasferisce a Parigi, dove il suocero e imprenditore di successo Augusto Mione ha fondato una importante impresa di costruzioni. Nella capitale francese frequenta il mondo artistico e nel 1960 espone le sue opere alla mostra collettiva “Cinq artistes italiens de Paris”. Silvestri a Parigi diventa un protagonista nel campo della promozione dell’arte. Coordina 2 importanti collettive di giovani italiani e scrive come corrispondente del periodico d’avanguardia “Avanti Europa”. L’aveva già fatto giovanissimo a Belluno per Il Gazzettino. Nel 1964 pubblica la raccolta di versi “Primule d’Autunno”. Nel ‘70 con il pittore Orazi, fonda il nuovo Salon “Présence Européenne”. Nel ’71 frequenta i corsi della Manifacture Nazionale des Gobelins et de Beauvais. Nel ’73 vince la cattedra di Storia dell’Arazzo all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts” che terrà fino al ‘93. Negli anni ’70 partecipa ad importanti esposizioni, dentro e fuori la Francia. Pittore, scultore e mosaicista, Silvestri è stato presidente dell’Associazione pittori, scultori e incisori italiani di Francia dal ’67 al ’90. Nel 1989 gli verrà conferito il Premio “San Martino” dalla Città di Belluno. Seguirà nel ‘90 sempre a Belluno una grande antologica e nel ’91 a Parigi, una sua importante mostra è ospitata alla Maison de l’Unesco.
(1) Buleghin Arturo
Impiegato. Treviso 2.12.1905 – Si ignorano luogo e data di morte.
Repubblicano. Residente in Svizzera, parte per la Spagna nel settembre 1936, come miliziano nella Sezione italiana della Colonna Ascaso, poi nella Garibaldi fino a settembre 1937. Ferito in combattimento. Stabilitosi poi in Francia verrà poi consegnato dal Governo francese di Pétain alla Germania. Dopo 18 mesi di lager, consegnato all’Italia e confinato a Ventotene per 5 anni. Nel 1943 è cofondatore del Movimento federalista europeo.
