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domenica, Aprile 18, 2021
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I sindaci dei 7 capoluoghi del Veneto in videoconferenza, uniti nell’appello al governo: “Puntare sui comuni per la ripartenza”. Massaro: “Eroghiamo il 90% dei servizi ai cittadini”

I sette sindaci delle Città capoluogo del Veneto fanno fronte comune e presentano un documento condiviso con 20 concrete proposte al Governo per aiutare gli Enti locali nella fase della ripartenza che si sta per aprire. L’iniziativa è stata presentata questa mattina con una conferenza stampa in web-conference dalla Smart Control Room dell’Isola Nova del Tronchetto di Venezia con connessi tutti i primi cittadini firmatari del documento: Luigi Brugnaro per Venezia, Mario Conte per Treviso (che è anche presidente di Anci Veneto), Federico Sboarina per Verona, Francesco Rucco per Vicenza, Sergio Giordani per Padova, Jacopo Massaro per Belluno ed Edoardo Gaffeo per Rovigo.

“I danni sono davvero ingenti – ha esordito Mario Conte – Prima abbiamo vissuto la preoccupazione sanitaria, e ringrazio la Regione e il governatore Luca Zaia per la sua azione, poi abbiamo vissuto la preoccupazione per i bilanci di cittadini e commercianti, ora per i conti degli enti locali e per i servizi erogati. Noi sindaci abbiamo apprezzato lo stanziamento di 3,5 miliardi di euro da parte del Governo, ma deve essere solo un primo passo e ne serviranno altri. La conta dei danni è inestimabile. Questo è il partito dei sindaci – ha aggiunto – Un partito che, al di là delle appartenenze politiche, ci vede uniti ai colleghi di altri 560 comuni veneti nel voler rispondere ai cittadini nei prossimi difficili mesi”.

Per farlo i sindaci veneti chiedono strumenti contabili ad hoc puntando soprattutto sulla sburocratizzazione: “Siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare insieme – ha aggiunto il sindaco di Padova Sergio Giordani – Chiedo di liberare i nostri Comuni dalle limitazioni del patto di stabilità, perché siamo Enti virtuosi. Non stiamo chiedendo un euro al Governo, chiediamo solo che ci siano dati gli strumenti per rispondere ai bisogni dei cittadini”.

Una richiesta trasversale e univoca: “Tutti e sette i sindaci hanno condiviso i 20 punti del documento – ha affermato Federico Sboarina, sindaco di Verona – Saremo fermi e determinati, ne va del futuro dei nostri cittadini. L’impatto della crisi per gli enti locali è stato devastante, ma una volta che arriveranno risorse non potremo sbattere contro la burocrazia”.

Si chiedono procedure più snelle e liquidità sufficiente: “Abbiamo la necessità di coprire i mancati introiti per poter garantire i servizi alla popolazione – ha spiegato il sindaco di Vicenza, Francesco Rucco – In più nell’ultimo capoverso della lettera di accompagnamento al documento chiediamo strumenti di gestione dell’ordine pubblico straordinari. Sul tema della sicurezza nei prossimi mesi dovrà esserci un’attenzione particolare”.

“Per gli enti locali è la tempesta perfetta – ha aggiunto il primo cittadino di Rovigo, Edoardo Gaffeo – diminuiscono le entrate e aumentano in maniera esponenziale le richieste della comunità, tutti temi su cui i sindaci sono e saranno in prima linea. E’ necessario avere a disposizione risorse immediate e concrete”.

Le richieste al Governo sono state definite “tecniche ma importanti” dal sindaco di Belluno Jacopo Massaro: “I Comuni oggi erogano quasi il 90% dei servizi ai cittadini – ha spiegato – ma rappresentano solo il 7,6% della spesa dello Stato e il 2% del deficit. In questa fase post emergenziale servirà puntare su di loro, ma i Comuni sono come aziende, non possono fare debito pubblico. Possono erogare servizi solo a fronte di entrate sufficienti, per questo abbiamo la necessità che ci vengano dati gli strumenti necessari, che oggi chiediamo al Governo e che presto chiederemo anche alla Regione del Veneto”.

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha sintetizzato le posizioni dei colleghi e spiegato la genesi dell’iniziativa congiunta: “Siamo partiti da un documento sottoscritto tra tutti i 44 sindaci del Veneziano – ha sottolineato – il testo è stato emendato e migliorato per venire incontro alle necessità delle principali città venete. E’ il momento dell’unità per rispondere ai problemi dei cittadini, che sono a casa e sono spaventati dalla crisi economica. Un bilancio complessivo dei danni, stando alle prime stime, si aggira tra i 220 e i 240 milioni di mancati introiti per le casse dei Comuni capoluogo veneti, tra cui spiccano i 115 milioni di euro per il Comune di Venezia, senza contare le società partecipate. I piccoli imprenditori e quelli della filiera turistica sono stati colpiti al cuore, la città è in ginocchio da questo punto di vista. Il Governo – ha rimarcato – deve comprendere l’importanza dei Comuni, per questo ci aspettiamo una sua risposta rapida. Il tema più importante è il trasporto pubblico locale – ha concluso – non siamo in condizione di riprendere con le stesse logiche di prima, però è evidente che il Veneto ha una struttura politica e sociale trasversale su cui puntare, di questo vado decisamente fiero”.

questo link la diretta Facebook della conferenza stampa

Ecco i tutti i punti del documento

1. Accertamento convenzionale IMU
ART. ___ “Accertamento convenzionale IMU”
1. Per l’anno 2020 i Comuni possono accertare, a titolo di Imposta Municipale propria di cui
all’art. 1, comma 738, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, un importo pari al maggior
valore tra i versamenti effettuati dai contribuenti a tale titolo entro la scadenza prevista per
l’approvazione del rendiconto 2020 e la somma dei versamenti accertati nel 2019 a titolo di
Imposta Municipale Propria e di Tassa sui Servizi Indivisibili di cui all’art. 1, commi 639 e
successivi, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147.
2. La somma dei versamenti accertati nel 2019 a titolo di Imposta Municipale Propria e di Tassa sui Servizi Indivisibili di cui all’art. 1, commi 639 e successivi, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 da utilizzarsi ai sensi del comma precedente deve essere diminuita del previsto minor gettito derivante dall’applicazione per il 2020 di un’aliquota dell’Imposta Municipale Propria di cui all’art. 1, comma 738, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160 inferiore alla somma delle aliquote dell’Imposta Municipale Propria e della Tassa sui Servizi Indivisibili di cui all’art. 1, commi 639 e successivi, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147.
3. A decorrere dall’anno 2021, nel caso in cui l’accertamento effettuato ai sensi del comma 1 non risulti interamente riscosso, gli importi accertati a titolo di Imposta Municipale Propria non versata con riferimento all’anno di imposta 2020 ovvero versata dai contribuenti in sede di ravvedimento operoso, non costituiscono disponibilità di bilancio fino a concorrenza delle somme accertate ai sensi del comma 1 e non riscosse. In sede di rendiconto relativo all’esercizio 2025, le somme accertate nell’anno 2020 ai sensi del comma 1 e non riscosse alla data del 31.12.2025 sono definitivamente eliminate dal conto del bilancio.

L’articolo in questione consente ai Comuni di procedere ad un accertamento convenzionale
in materia di Imposta Comunale sugli Immobili di cui all’art. all’art. 1, comma 738, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160 per far fronte alle possibili minori entrate derivanti dalla situazione economica conseguente all’emergenza epidemiologica da COVID-19. L’accertamento convenzionale, che ripropone una analoga norma introdotta per l’esercizio 2012 dall’art. 13, comma 12 bis, del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, consente agli enti locali di evitare le ricadute negative sui relativi bilanci derivanti dall’obbligo di accertare esclusivamente le somme riscosse ai sensi del punto 3.7.5 dell’Allegato 4/2 del Decreto Legislativo 23 giugno 2011, n. 118. I commi 2 e 3 dell’articolo introducono meccanismi di garanzia al fine di ridurre la possibilità che gli accertamenti convenzionali si traducano in maggiori disponibilità di bilancio senza la formazione di un correlato diritto di credito nei 5 anni successivi.

2. Anticipazione liquidità, tramite CDP, per gestire lo spostamento di tasse e tributi
con oneri a carico dello Stato
ART. ___ “Anticipazione di liquidità a favore degli Enti Locali”
1. Al fine di fronteggiare eventuali problemi di liquidità degli enti locali derivanti dalla
emergenza epidemiologica da COVID-19, la Cassa depositi e prestiti S.p.A. è autorizzata a
concedere ai comuni anticipazioni di liquidità da destinare al pagamento di debiti relativi a
somministrazioni, forniture, appalti e a obbligazioni per prestazioni professionali e somme
dovute per stipendio, salario e indennità derivanti dal rapporto di lavoro dipendente.
2. Le anticipazioni di cui al comma 1 sono concesse entro il limite massimo di tre dodicesimi delle entrate accertate nell’anno 2018 afferenti ai primi tre titoli di entrata del bilancio.
3. Con riferimento alle anticipazioni non costituenti indebitamento ai sensi dell’articolo 3,
comma 17, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, fatto salvo l’obbligo per gli enti richiedenti di adeguare le relative iscrizioni nel bilancio di previsione successivamente al
perfezionamento delle anticipazioni, non trovano applicazione le disposizioni di cui
all’articolo 203, comma 1, lettera b), e all’articolo 204 del testo unico di cui al Decreto
Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
4. Le anticipazioni sono assistite dalla delegazione di pagamento di cui all’articolo 206 del citato Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Ad esse si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 159, comma 2, e all’articolo 255, comma 10, del predetto Decreto Legislativo 18
agosto 2000, n. 267.
5. Il ricorso all’anticipazione di liquidità da parte dei Comuni può essere attivata solo
allorquando la giacenza di cassa scenda al di sotto del 20% rispetto alla giacenza al
31.12.2019.
6. La richiesta di anticipazione è corredata di un’apposita dichiarazione sottoscritta dal
Responsabile Finanziario contenente l’elenco dei debiti da pagare con l’anticipazione redatta
utilizzando il modello generato dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del
rilascio delle certificazioni di cui all’articolo 7, comma 1, del Decreto Legge 8 aprile 2013, n.
35, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 giugno 2013, n. 64.
7. Il Comune effettua il pagamento dei debiti per i quali ha ottenuto l’anticipazione di liquidità entro quindici giorni dalla data di effettiva erogazione.
8. Le anticipazioni attivate devono essere integralmente restituite entro il 31.12.2021
9. Gli interessi passivi relativi all’anticipazione sono a carico dello Stato.

L’articolo in questione consente ai Comuni di procedere alla richiesta di una anticipazione di
liquidità alla Cassa Depositi e Presiti al fine fronteggiare problemi di cassa derivanti sia dalle mancate entrate, e dai mancati versamenti, conseguenti all’emergenza epidemiologica
COVID-19 che può, tra gli altri aspetti, generare una tensione di liquidità nei soggetti che
devono procedere al pagamento dei debiti nei confronti dei Comuni, sia per favorire lo
slittamento dei termini di versamento di tributi e imposte comunali. La misura quindi si
inserisce in quelle che tendono a favorire immissione di liquidità nel sistema in un momento
nel quale è oltremodo importante che i fornitori degli enti locali vengano correttamente ed
in tempi celeri pagati.

3. Esclusione della TARI/TARIP per attività economico produttive chiuse per legge
o comunque chiuse a seguito della situazione emergenziale
ART. ___ “Misure in materia di Tassa Rifiuti Solidi Urbani”
1. Per l’anno 2020 la Tari o della Tari corrispettivo non sono dovute dalle attività economiche e produttive per il periodo di chiusura imposto dal DPCM dell’11 marzo 2020 e sue successive proroghe o per il periodo di chiusura comunque direttamente causato dalla situazione emergenziale in atto.
2. Al fine di garantire la continuità del servizio di igiene urbana, il minor gettito, comprensivo dell’addizionale provinciale Tefa, dovuto alle previsioni del comma 1 viene rimborsato dallo Stato ai Comuni in regime di Tari o ai gestori in caso di Tari corrispettivo ed alle Provincie ed alle Città Metropolitane tramite l’istituzione di un apposito fondo.
3. A tal fine con successivo decreto, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del
presente provvedimento, del Ministro dell’Economica e delle Finanze verranno stabiliti i
termini e le modalità con cui i Comuni in regime di Tari e i soggetti gestori in caso di regime
di Tari corrispettivo potranno presentare la domanda per l’erogazione del finanziamento del
minor gettito.

L’articolo in questione consente alle attività economiche e produttive di non sostenere i costi per la Tari o la Tari corrispettivo per il periodo di chiusura imposto in seguito all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e al contempo garantisce i Comuni e i soggetti gestori del servizio di igiene urbana di poter essere tenuti indenni dal relativo minor gettito che altrimenti verrebbe a gravare sulla generalità degli utenti Tari o Tari corrispettivo.
E’ infatti necessario sia garantire il gettito previsto dai piani economico finanziari del
servizio rifiuti (PEF) approvati per l’anno 2020, e ciò anche al fine sia di garantire il regolare
svolgimento del servizio di igiene urbana che oggi costituisce un presidio essenziale e
indispensabile nell’attività di contenimento dell’emergenza epidemiologica, sia di prevenire
possibili contenziosi sulla debenza del tributo o del corrispettivo nel periodo in questione.
Tale ultimo aspetto, peraltro, assume particolare rilevanza in presenza di norme
regolamentari che possono trattare in maniera disomogenea tale fattispecie, creando
pertanto anche situazioni di disparità.

4. Esclusione dell’imposta sulla pubblicità/canone installazione mezzi pubblicitari
per attività economico produttive chiuse per legge o comunque chiuse a seguito
della situazione emergenziale
ART. _____ “Disposizioni in materia di Imposta sulla Pubblicità
e di Canone per l’installazione dei Mezzi Pubblicitari”
1. Al fine di ridurre gli oneri causati dall’emergenza COVID-19, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 1 e seguenti del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 ed alle previsioni regolamentari di ciascun comune, l’imposta sulla pubblicità non è dovuta per le attività soggette a chiusura ai sensi del DPCM 11 marzo 2020 e sue successive proroghe.
2. Per l’anno 2020 i Comuni, con deliberazione di Giunta, possono individuare ulteriori periodi nell’anno nei quali non applicare l’imposta sulla pubblicità, anche per classi di insegne o di soggetti passivi.
3. La previsione di cui ai commi 1 e 2 sono applicate anche per il canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari per i Comuni che si sono avvalsi della facoltà di cui all’articolo 62 del
decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
4. Il minor gettito derivante dall’applicazione del comma 1 è rimborsato ai Comuni dallo Stato tramite l’istituzione di un apposito fondo.
5. A tal fine con successivo decreto, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del
presente provvedimento, del Ministro dell’Economica e delle Finanze verranno stabiliti i
termini e le modalità con cui i Comuni potranno presentare la domanda per l’erogazione del
finanziamento del minor gettito.

L’articolo in questione mira a sostenere alcune tra le categorie economiche maggiormente
colpite dall’emergenza COVID-19 costrette a chiusura ex-lege ed a prevenire eventuali
contenziosi sulla debenza dell’imposta/canone durante il periodo di chiusura
5. Esclusione della Tassa di Occupazione degli Spazi ed Aree Pubbliche/Canone
Occupazione Spazi ed Aree Pubbliche per attività economico produttive chiuse
per legge o comunque chiuse a seguito della situazione emergenziale
ART. _____ “Disposizioni in materia di Tassa per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche
e di Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche”
1. Al fine di ridurre gli oneri causati dall’emergenza COVID-19, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 38 e seguenti del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 ed alle previsioni regolamentari di ciascun comune, la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche non è dovuta per le attività soggette a chiusura ai sensi del DPCM 11 marzo 2020 e sue successive proroghe.

2. Per l’anno 2020 i Comuni, con deliberazione di Giunta, possono individuare ulteriori periodi nell’anno nei quali non applicare tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, anche per tipologia di occupazioni o di soggetti passivi.
3. La previsione di cui ai commi 1 e 2 sono applicate anche per il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche per i Comuni che si sono avvalsi della facoltà di cui all’articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
4. Il minor gettito derivante dall’applicazione del comma 1 è rimborsato ai Comuni dallo Stato tramite l’istituzione di un apposito fondo.
5. A tal fine con successivo decreto, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del
presente provvedimento, del Ministro dell’Economica e delle Finanze verranno stabiliti i
termini e le modalità con cui i Comuni potranno presentare la domanda per l’erogazione del
finanziamento del minor gettito.

L’articolo in questione mira a sostenere alcune tra le categorie economiche maggiormente
colpite dall’emergenza COVID-19 costrette a chiusura ex-lege ed a prevenire eventuali
contenziosi sulla debenza dell’imposta/canone durante il periodo di chiusura
6. Eliminazione, per gli anni 2020 e 2021, dei vincoli nell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione libero
ART. _____ “Utilizzo avanzi per spese correnti”
1. L’articolo 109 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, viene rinominato «Utilizzo avanzi per spese correnti a fronte dell’emergenza COVID-19»;
2. Al comma 2, dell’articolo 109 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, sono apportate le
seguenti modifiche:
a. le parole «limitatamente all’esercizio finanziario 2020» sono sostituite con le parole
«limitatamente agli esercizi finanziari 2020 e 2021»;
b. le parole «connesse con l’emergenza in corso» sono soppresse;
c. il periodo da «Agli stessi fini» fino a «del medesimo testo unico» sono soppresse.

La modifica in questione mira a liberalizzare gli utilizzi degli avanzi di amministrazione per gli esercizi 2020 e 2021, fermo restando il vincolo relativo all’applicabilità solo al primo esercizio considerato nel bilancio di previsione. Tale misura, infatti, prende atto che l’emergenza epidemiologica impatta sui bilanci degli enti locali sia con maggiori spese direttamente legate all’emergenza sanitaria, sia con riflessi indiretti come minori entrate che si potranno manifestare anche in esercizi successivi al 2020, alla luce delle ricadute economiche dell’emergenza stessa. La modifica, quindi, mira a fornire agli enti locali strumenti aggiuntivi senza aggravio di costi per le finanze pubbliche al fine di fronteggiare le probabili conseguenze negative nei bilanci stesso. La soppressione della possibilità di utilizzi di talune

entrate vincolate viene inserita in conseguenza di una proposta più articolata della possibilità
di utilizzo delle entrate aventi vincolo di destinazione.
7. Possibilità di utilizzo, negli anni 2020 e 2021, dell’avanzo di amministrazione
vincolato e per investimenti per il finanziamento della spesa corrente
ART. ___ “Utilizzo avanzi per investimenti e vincolati per spese correnti”
1. Dopo il comma 2, dell’articolo 109 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, vengono inseriti
i seguenti:
“3. In deroga all’articolo 187, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 gli enti
locali possono utilizzare, limitatamente agli anni 2020 e 2021, i fondi confluiti nell’avanzo di
amministrazione destinati agli investimenti per il finanziamento della spesa corrente.
4. Per gli anni 2020 e 2021, gli enti locali possono utilizzate per il finanziamento delle spese
correnti e per il rimborso delle quote di capitale delle rate di ammortamento dei mutui e
degli altri prestiti di natura pluriennale, le somme comunque acquisite dagli enti locali in
virtù di normativa primaria e norme di settore e confluite nell’avanzo di amministrazione
vincolato ad eccezione di quelle rinvenenti dalla contrazione di mutui e prestiti, da aperture
di credito, da anticipazioni di liquidità, da contributi europei, statali e regionali a
rendicontazione come individuati dal punto 3.6, lettera c) dell’allegato 4/2 al Decreto
Legislativo 23 giugno 2011, n. 118, dalle sanzioni di cui all’art. 31, comma 4 bis del Decreto
del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 e di quelle vincolate a fronte di obblighi
che verranno a maturazione negli successivi.”
RELAZIONE TECNICA
La norma in questione, in considerazione della particolare situazione economica
conseguente all’emergenza epidemiologica COVID-19 e delle pesanti ricadute nei bilanci
degli enti locali, consente di utilizzare i fondi confluiti in avanzo di amministrazione per
investimenti e vincolato, limitatamente agli anni 2020 e 2021, per il finanziamento delle
spese correnti, al fine di individuare risorse incrementali per i bilanci senza oneri aggiuntive
per le finanze pubbliche.

8. Possibilità di utilizzare, per gli anni 2020 e ed il 2021, la generalità delle entrate
per il finanziamento della spesa corrente in deroga ai vincoli di destinazione
ART. ___ “Utilizzo di entrate a specifica destinazione”
1. In deroga alle previsioni di cui agli articoli 162, comma 6, 199, comma 1 bis e 193, comma 3
del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per gli anni 2020 e 2021 possono essere
utilizzate per il finanziamento delle spese correnti e per il rimborso delle quote di capitale
delle rate di ammortamento dei mutui e degli altri prestiti di natura pluriennale, tutte le
entrate comunque acquisite dagli enti locali in virtù di normativa primaria e norme di settore
ad eccezione di quelle provenienti dalla contrazione di mutui e prestiti, da aperture di
credito, da anticipazioni di liquidità, da contributi europei, statali e regionali a
rendicontazione come individuati dal punto 3.6, lettera c) dell’allegato 4/2 al Decreto
Legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e dalle sanzioni di cui all’art. 31, comma 4 bis del Decreto
del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.
RELAZIONE TECNICA
La norma in questione, in considerazione della particolare situazione economica
conseguente all’emergenza epidemiologica COVID-19 e delle pesanti ricadute nei bilanci
degli enti locali, mira fornire agli stessi enti locali risorse senza costi aggiuntivi per le finanze pubbliche, consentendo un utilizzo diffuso delle entrate comunque acquisite dall’ente locale normalmente aventi vincoli di utilizzo o di destinazione.
Dalla deroga introdotta con il presente articolo sono escluse le entrate derivanti da
contributi europei, statali o regionali costituiti dai trasferimenti erogati annualmente a
favore di un’amministrazione sulla base della rendicontazione delle spese sostenute, e di una precedente formale deliberazione/determinazione dell’ente erogante di voler finanziare la spesa “a rendicontazione” nonché i proventi derivanti dall’accensione di mutui e prestiti a
qualsiasi titolo. Restano altresì esclusi i proventi delle sanzioni di cui all’art. 31, comma 4 bis Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 il cui utilizzo resta vincolato ai sensi del comma 5 del medesimo articolo.
9. Riduzione della percentuale di accantonamento al Fondo Crediti di Dubbia
Esigibilità negli anni 2020 e 2021
ART. ___ “Disposizioni in materia di accantonamento al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità”
1. Al paragrafo 3.3 dell’allegato 4.2, recante «Principio contabile applicato concernente la
contabilità finanziaria», annesso al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, le parole: «,
nel 2020 è pari almeno al 95 per cento e dal 2021 l’accantonamento al fondo è effettuato
per l’intero importo» sono sostituite dalle seguenti: «, nel 2020 e nel 2021 è pari almeno al
50 per cento e dal 2022 l’accantonamento al fondo è effettuato per l’intero importo» e le
parole «salva la facoltà prevista per gli esercizi dal 2015 al 2018, disciplinata nel presente

principio» sono sostituite dalle seguenti «salva la facoltà prevista per gli esercizi dal 2015 al
2018 e dal 2020 al 2021, disciplinata nel presente principio».
La proposta consente di liberare una parte dell’accantonamento al FCDE sia in fase di
previsione che in fase di rendiconto, in deroga all’attuale normativa sulla quota di
accantonamento minima, al fine di sostenere gli equilibri di bilancio negli anni 2020 e 2021.
10.Rimborso ai Comuni di una quota delle minori entrate calcolate come
percentuale sul gettito di sanzioni CdS, Contributo di sbarco, addizionale
comunale all’IRPEF, Imposta soggiorno, TOSAP/COSAP, Imposta
pubblicità/CIMP, proventi accesso Zona traffico limitato, proventi da sosta su
stalli comunali/parcheggi comunali, entrate da musei, entrate relative a servizi
scolastici, da canoni di concessioni/fitti relativi a impianti sportivi e relativi ad
altri immobili comunali.
ART. ___ “Disposizioni in materia di sostegno ai Comuni per ristoro minori entrate”
1. Presso il Ministero dell’Interno è istituito un fondo pari ad euro 8.000 milioni finalizzato a
ristorare i Comuni del minor gettito derivante dalle ricadute socio-economiche
dell’emergenza COVID-19.
2. Il fondo è ripartito in misura pari all’incidenza percentuale della somma delle entrate
accertate nel triennio 2017/2019 a titolo di sanzioni per violazioni al codice della strada,
imposta di soggiorno, contributo di sbarco, addizionale comunale all’Irpef, tassa occupazione spazi ed aree pubbliche, canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, imposta sulla pubblicità, canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari, proventi accesso a zone a traffico limitato, proventi da sosta su stalli comunali/parcheggi comunali, entrate da musei, entrate relative a servizi scolastici ed educativi, da canoni di concessioni/fitti relativi a impianti sportivi e relativi ad altri immobili comunali.
3. Qualora in sede di rendiconto 2020 la somma tra le entrate di cui al comma 2 accertate nel medesimo anno ed il contributo ricevuto ai sensi del presente articolo risulti superiore
rispetto alla media delle entrate accertate nel triennio 2017/2019, l’eccedenza è restituita al bilancio dello Stato.

L’emergenza sanitaria e i conseguenti provvedimenti hanno un impatto anche con
riferimento alle entrate comunali, ed in particolare di quelle che sono diretta conseguenza
dei provvedimenti di riduzione della movimentazione delle persone. L’articolo quindi
propone una misura di ristoro ai comuni delle minori entrate calcolate come incidenza delle
entrate direttamente coinvolte nella riduzione di gettito sul totale del fondo da ripartire.

11.Trasferimenti compensativi spese emergenziali
ART. ___ “Fondo per la sanificazione degli ambienti
di Province, Città Metropolitane e Comuni”
1. Al comma 1 dell’articolo 114 del decreto legge 17 marzo 2003, n. 18, sono apportate le
seguenti modifiche:
a. le parole «70 milioni» sono sostituite con le parole «250 milioni»;
b. dopo le parole «città metropolitane e comuni» sono aggiunte le parole «e per
l’acquisto di DPI da destinare al personale degli stessi enti locali»;
c. le parole «Il fondo è destinato per 65 milioni ai comuni e per 5 milioni alle province
e città metropolitane» sono sostituite con e parole «Il fondo è destinato per 230
milioni ai comuni e per 20 milioni alle province e città metropolitane».
2. Al comma 2 dell’articolo 114 del decreto legge 17 marzo 2003, n. 18, le parole «entro 30
giorni» sono sostituite dalle parole «entro 60 giorni».
3. Al comma 3 dell’articolo 114 del decreto legge 17 marzo 2003, n. 18, le parole «pari a 70 milioni» sono sostituite dalle parole «pari a 250 milioni».

L’attuale stanziamento previsto dall’articolo 114 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18,
destinato esclusivamente alle spese di sanificazione locali, ambienti e mezzi, pari a 70 mln,
appare del tutto insufficiente sia in considerazione del protrarsi della situazione
emergenziale, sia in considerazione della necessità di ampliare all’acquisto dei DPI
(mascherine, guanti, ecc.), la cui spesa è già stata sostenuta dagli enti locali.
12.Rinvio accantonamenti Fondo Debiti Commerciali
ART. ___ “Rinvio accantonamenti Fondo Debiti Commerciali”
1. All’articolo 1, comma 859 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole «A partire dall’anno 2021» vengono sostituite con le parole «A partire dall’anno 2022».
Viene differito all’anno 2022 l’avvio della disciplina del fondo debiti commerciali che impone
agli enti locali di drenare risorse alla parte corrente del bilancio nel caso in cui non siano
rispettate le tempistiche di pagamento delle transazioni commerciali nei termini di cui
all’articolo 4 del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. La presente proposta ha lo scopo di non penalizzare ulteriormente gli enti costringendoli a un accantonamento obbligatorio considerato che l’avvio al 2021 avrebbe come riferimento i risultati dell’anno 2020 e ciò potrebbe essere penalizzante per le amministrazioni, soprattutto quelle di minori dimensioni con maggiori problemi ad attivare in misura piena le iniziative di smart working, che per obbligo di legge hanno dovuto assumere iniziative per ridurre la tipologia di lavoro in presenza favorendo il c.d. “lavoro agile”.
13.Rinvio metodo A.R.E.R.A.
ART. ___ “Rinvio dell’operatività delle funzioni
dell’A.R.E.R.A. in tema di ciclo dei rifiuti”
1. L’operatività e l’attuazione delle funzioni di regolazione e controllo attribuite all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ai sensi dell’articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 in materia di regolazione del ciclo dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati, decorrono dal primo gennaio 2022. L’eventuale componente a conguaglio riferita ai costi del servizio rifiuti relativa all’applicazione del nuovo metodo tariffario decorre dal 2022.

L’articolo in questione prevede, in piena coerenza con le previsioni dell’articolo 107 del
decreto legge 17 marzo, n. 18 che ha già approvato, alla luce della situazione emergenziale, la possibilità per i Comuni di approvare il piano finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020 entro il 31 dicembre 2020, di rinviare l’operatività delle funzioni di regolazione e controllo attribuite all’ARERA dall’articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 dal primo gennaio 2021.
Infatti gli Enti di Bacino, i Comuni ed i gestori non sono in grado di poter dare attuazione, nel corso di quest’anno, alle complesse procedure previste dal nuovo metodo tariffario
approvato dall’ARERA con la deliberazione n. 443 del 31 ottobre 2019 anche in
considerazione delle possibili ricadute dell’applicazione di tale metodo nei bilanci comunali.
La situazione emergenziale, peraltro, rende difficile lo svolgimento delle complesse attività
istruttorie richieste agli Enti di Bacino e ai singoli gestori ed inoltre l’obbligatorio riferimento
al consuntivo economico del 2018 per la costruzione dei PEF del 2020 potrebbe rendere
incoerenti le previsioni di spesa alla luce del mutamento della situazione economica e
produttiva dei singoli territori causata dall’emergenza epidemiologia in atto.
Con il rinvio al 2022 delle competenze dell’ARERA in tema di ciclo dei rifiuti gli Enti
potrebbero procedere tempestivamente all’approvazione dei PEF 2020 in continuità con la
disciplina del DPR n. 158/1999. L’articolato, infine, chiarisce che i conguagli sulle componenti dei costi devono seguire due strade: per quelli relativi a periodi non gestiti con il metodo ARERA, devono essere definiti secondo le relative procedure utilizzate dai singoli enti gestori, mentre quelli per i periodi gestiti con il metodo ARERA seguono le regole proprie del nuovo metodo.
14.Sospensione obbligo accantonamenti per le perdite delle società partecipate
ART. ____“Sospensione dell’efficacia delle previsioni
dell’art. 21 del Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175”
1. Per gli esercizi 2020, 2021 e 2022 è sospesa l’efficacia delle previsioni dell’art. 21 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175. Gli importi accantonati ai sensi del predetto articolo a  decorrere dal 2015 sono resi disponibili agli enti partecipanti nella misura del 50% negli esercizi 2020 e 2021.

L’articolo in questione consente agli enti locali che partecipano in società di non dover
accantonare a bilancio negli esercizi 2020, 2021 e 2022 il risultato negativo di esercizio delle società non immediatamente ripianato al fine di evitare un ulteriore onere a carico degli enti i cui bilanci subiranno già le conseguenze della crisi derivante dalla situazione emergenziale in atto a fronte di situazioni nelle quali è possibile il formarsi di perdite economiche (si pensi a società di trasporto pubblico, di gestione di fiere, ecc.). La norma consente, inoltre, agli enti locali di poter utilizzare gli accantonamenti pregressi nella misura del 50% nell’ottica di reperire risorse senza ulteriori oneri a carico delle finanze pubbliche.
15.Misure in materia di Trasporto Pubblico Locale
ART. ___ “Misure in materia di Trasporto Pubblico Locale”
1. Per l’anno 2020 e 2021 l’entità del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato
agli oneri del trasporto pubblico locale viene incrementato di XXX milioni di euro al fine di
consentire alle Regioni e di conseguenza agli Enti affidanti di poter riequilibrare i contratti di
servizio con i gestori a fronte della riduzione degli introiti tariffari causata dall’emergenza
epidemiologica da COVID-19 sulla base degli standard di servizio assicurati nel 2019.
2. La definizione delle modalità di riparto dell’aumento del Fondo nazionale per il concorso
finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale per l’anno 2020 dovrà avvenire entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento tramite intesa con la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 27, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 e s.m.i..

L’articolo in questione prevede l’incremento di XXX milioni di euro l’entità del Fondo
nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale al fine di consentire alle Regioni e di conseguenza agli Enti affidanti di poter riequilibrare i contratti di servizio con i gestori a fronte della riduzione degli introiti tariffari causata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.
E’ infatti necessario garantire ai soggetti gestori dei servizi di trasporto pubblico locale i
mancati ricavi tariffari derivanti dal calo generalizzato dell’utenza anche alla luce delle
previsioni del DPCM dell’11 marzo 2020 e successivi provvedimenti di proroga delle
restrizioni, che prevedono, in ogni caso, il mantenimento di detti servizi sulla base delle
ordinanze dei Presidenti delle Regioni. Detta previsione consente, quindi, di garantire il
regolare svolgimento dei servizi che altrimenti potrebbero essere compromessi dal
disequilibrio economico e finanziario dei contratti derivante dal rilevante calo degli introiti
tariffari. Tali aspetti assumo ulteriore rilievo in previsione di una ripresa che imponga
comunque il rispetto di misure minime di distanziamento anche in considerazione della
necessità di garantire i trasporti in ambiti non facilmente raggiungibili con mezzi diversi
rispetto al trasporto pubblico locale.
16. Esonero da responsabilità degli amministratori per crisi d’impresa di società a
partecipazione pubblica derivante dalla situazione di emergenza da Covid-19
Art.__”Sospensione dell’efficacia delle previsioni dell’art. 14 comma 2 del Decreto Legislativo 19
agosto 2016, n. 175”
1. Per gli esercizi 2020, 2021 e 2022 è sospesa l’efficacia delle previsioni dell’art. 14 comma 2 del
decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 qualora la crisi d’impresa sia stata causata dalla
situazione emergenziale per il Covid-19.
L’articolo in questione consente di sollevare da responsabilità gli amministratori delle società a partecipazione pubblica per grave irregolarità se la situazione di crisi si è creata a causa della situazione emergenziale.
17. Sospensione quota capitale mutui enti locali

Art___ “Utilizzo risparmio derivante dalla sospensione delle quote capitale dei mutui”
1. Il pagamento delle quote capitale, in scadenza nell’anno 2020 dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a. e dagli altri Istituti bancari agli enti locali, è differito all’anno
immediatamente successivo alla data di scadenza del piano di ammortamento contrattuale,
sulla base della periodicità di pagamento prevista nei provvedimenti e nei contratti regolanti i mutui stessi.
2. Il risparmio di spesa di cui al comma 1 è utilizzato per il finanziamento di interventi utili a far fronte all’emergenza COVID-19 e per garantire gli equilibri di bilancio.

L’articolo in questione consente di prorogare la scadenza del pagamento delle quote capitali di tutti i mutui contratti dagli enti locali di un anno prorogandone conseguentemente la scadenza dei piani di ammortamento per il medesimo periodo.
I risparmi potranno essere utilizzati sia per far fronte a spese derivanti dall’emergenza che per il mantenimento degli equilibri di bilancio.

18. Autorizzazione a contrarre indebitamento per ripristinare gli equilibri di bilancio
e per effettuare investimenti ART. ___ “Autorizzazione a contrarre indebitamento per ripristinare gli equilibri di bilancio” 1. Il disavanzo di competenza di parte corrente derivante dalle minori entrate e/o maggiori spese causato dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, per l’anno 2020, potrà essere coperto eccezionalmente da nuovo indebitamento in deroga ai principi contabili ed in deroga all’art 119
della Costituzione per un periodo di ammortamento pari a dieci anni. Gli interessi passivi relativi a tale indebitamento sono a carico dello Stato.

L’articolo in questione, in deroga art. 119 della Costituzione, eccezionalmente consente di
coprire con un mutuo decennale l’eventuale disavanzo di competenza di parte corrente
generato principalmente dalle minori entrate e/o maggiori spese causate dall’emergenza nel caso in cui sia impossibile razionalizzare la spesa in diminuzione e non ci siano risorse derivanti dai trasferimenti statali sufficienti per mantenere gli equilibri di bilancio.
ART. _____ Modifica all’articolo 9 della Legge n. 243 del 24/12/2012 “Equilibrio dei bilanci delle regioni e degli enti locali”
1. In relazione alla grave crisi economica conseguente all’emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19, al fine di permettere agli Enti di sostenere l’economia con interventi per spese investimento ricorrendo al finanziamento delle stesse anche con ricorso all’indebitamento, per gli anni dal 2020 al 2025, tra le entrate finali di cui all’articolo 1-bis della Legge n. 243 del 24/12/2012, ai fini dell’applicazione del comma 1 dell’articolo 9 della predetta Legge n 243 del 24/12/2012, viene anche ricompreso il Titolo 6^ di cui allo schema di bilancio previsto dal decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118.

L’articolo 9 della Legge n. 243 del 24/12/2012 “Equilibri dei bilanci delle regioni e degli enti
locali” determina dei vincoli per il ricorso all’indebitamento in quanto viene previsto che, per essere considerati in equilibrio, i bilanci delle regioni, dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle province autonome di Trento e di Bolzano, sia nella fase di previsione che di rendiconto, devono conseguire un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, come eventualmente modificato ai sensi dell’articolo 10 della predetta Legge.
Tra le entrate finali, il Comma 1 Bis del predetto articolo 9 della Legge n. 243/2012 comprende esclusivamente i Titoli 1, 2, 3, 4 e 5 dello schema di bilancio previsto dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, mentre, tra le spese finali, il predetto comma prevede quelle ascrivibili ai titoli 1, 2 e 3 del medesimo schema di bilancio.
Inserendo tra le spese finali il Titolo 2^ Spese in conto capitale” e non inserendo tra le entrate finali il Titolo 6^ “Accensione di prestiti”, entrata molto utile al fine del finanziamento degli investimenti, si crea un notevole vincolo allo sviluppo degli investimenti.
Con la modifica proposta si intende, almeno per un periodo transitorio conseguente
all’emergenza determinata dal diffondersi del COVID-19, togliere il predetto vincolo
consentendo agli Enti una maggiore possibilità di ricorrere all’indebitamento per il
finanziamento degli investimenti.
19. Opere di prioritario interesse locale di Pertinenza delle Città Metropolitane,
delle Province e dei Comuni capoluogo di Provincia. Competenza dei Sindaci
1. Al fine di migliorare la rapidità d’intervento dei Comuni nel campo delle opere pubbliche, i Sindaci possono essere individuati quali Commissari straordinari per l’esecuzione di opere di prioritario interesse locale di pertinenza delle Città Metropolitane, delle Province e dei Comuni capoluogo di Provincia, tra quelle di valore unitario previsto non inferiore a un milione di euro individuate da apposito decreto.
20.Calcolo dell’anticipazione sul prezzo contrattuale con riferimento ai contratti
relativi all’acquisizione di beni e servizi
1. Con riferimento ai contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi a prestazione continuativa, l’anticipazione del prezzo contrattuale di cui all’art. 35 comma 18 del decreto legislativo n. 50 del 2016 e ss.mm.ii. è calcolata sull’annualità di riferimento.
Al fine di garantire gli equilibri di bilancio e la corretta applicazione del principio di continuità e costanza ai bilanci degli enti locali, si rende necessario prevedere che le anticipazioni del prezzo per contratti di beni e servizi, introdotte con il decreto Sblocca cantieri, siano effettuate sulla base non del valore complessivo del contratto, ma della quota parte relativa all’anno di riferimento. La proposta emendativa mira a coniugare le finalità di sostegno alle imprese con le legittime istanze di verifica degli equilibri contabili per gli enti territoriali.

Jacopo Massaro, Sindaco di Belluno
Sergio Giordani, Sindaco di Padova
Edoardo Gaffeo, Sindaco di Rovigo
Mario Conte, Sindaco di Treviso
Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia
Federico Sboarina, Sindaco di Verona
Francesco Rucco, Sindaco di Vicenza

 

 

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