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La Torre Trieste del cortometraggio di Manrico Dell’Agnola al Trento Film Festival

Trento, 27 aprile – 5 maggio: la Torre Trieste del massiccio della Civetta approda per la prima volta al Trento Film Festival.
La selezione è stata, come ogni anno, attenta e severa, come si addice ad uno tra i più importanti festival di cinematografia di montagna al mondo, ma Donnafugata ce l’ha fatta.

Manrico Dell’Agnola

Il cortometraggio (21 minuti), scritto e diretto da Manrico Dell’Agnola e girato sulla maestosa Torre Trieste nel gruppo della Civetta, è entrato a far parte delle 28 opere di alpinismo selezionate per la 67^ edizione del prestigioso e
storico Trento Film Festival, che si svolgerà dal 27 aprile al 5 maggio.
Il Trento Film Festival (già Film Festival Internazionale di Montagna ed Esplorazione Città di Trento) è uno dei più antichi festival cinematografici italiani ancora in attività. Ha inaugurato la sua prima edizione nel 1952 per iniziativa del Club Alpino Italiano e del Comune di Trento e da allora si occupa, attraverso il cinema, di tematiche di montagna, esplorazione, alpinismo, cultura montana e ambiente.
Donnafugata ha come protagonista la spettacolare Torre Trieste, una delle strutture rocciose più belle al mondo, la sua storia e la storia di una tra le più mitiche vie moderne aperte in Dolomiti, che dà il nome al film, rivissuta
attraverso la difficile arrampicata in libera di Sara Avoscan e Omar Genuin.
Questo grido di pietra è raccontato dal fotografo-alpinista Manrico Dell’Agnola, che in veste di narratore, per parole ed immagini, ripercorre gli eventi salienti di novant’anni di storia della solare e strapiombante parete sud,
una muraglia gialla che non può non impressionare chi, dalla Capanna Trieste, salga la Mussaia verso il Rifugio Vazzoler.
Per Manrico sono le montagne di casa, gli ambienti che più ama e conosce.
Questi luoghi sono stati teatro di alcune delle sue avventure alpinistiche più importanti e qui ha mosso i suoi primi e timidi passi sulla roccia; sono seguite poi le free-solo, le vie nuove, i concatenamenti e decine di salite su questi
enormi pilastri di calcare, che ricordarono ai primi salitori il golfo tra Venezia e Trieste.
Ma questa volta Manrico si trova dall’altra parte della cinepresa, il suo ruolo è quello di dare voce ad una montagna ed ai suoi eccellenti protagonisti.
La narrazione saliente del film si concentra infatti su Donnafugata, una via aperta con concezione moderna dal campione altoatesino Christoph Hainz nel 2004; una salita molto difficile, che se fatta in libera arriva fino all’8a, un
8a complicato, poco intuitivo e che si affronta dopo una serie di tiri, in parte friabili, molto impegnativi e su una parete alpina di 750 metri.
I giovani atleti, che sotto le telecamere percorrono la via, sono due fuoriclasse dell’arrampicata bellunese e non solo: Sara Avoscan e Omar

Genuin, una coppia di Falcade, compagni di vita e non solo nelle scalate. Lei 8c, lui 8c+; due personaggi timidi e riservati, ma fortissimi e determinati sulle difficili vie dolomitiche; una delle poche cordate capaci di trasferire anche in montagna i livelli raggiunti in falesia o sulla plastica. Nel loro palmarès compaiono vie fra le più impegnative delle Dolomiti e per Sara anche notevolissimi risultati nelle gare di arrampicata sportiva.
Il film propone due giorni intensi di parete, dove la coppia si alterna al comando di una serie di tiri impressionanti, mentre Hainz esprime fuoricampo le sue considerazioni sulla via.
Un bivacco in parete, anche se Sara e Omar sarebbero potuti uscire in giornata, che in realtà, per esigenze filmiche, sono diventati tre sotto le stelle della Civetta. Momenti di duro lavoro appesi sugli strapiombi, ma anche di
grande umanità e bellezza, hanno accompagnato le riprese; niente drammi o sofferenze però, ma solamente gioia per la scalata e per l’ambiente stupendo che li circondava.
Donnafugata, un film prodotto da Karpos, è frutto di passione e sudore; un inno alla bellezza delle Dolomiti Bellunesi ed alla bravura e semplicità dei suoi protagonisti; una dolce dichiarazione d’amore scritta in una sequenza di immagini che tradiscono la natura di fotografo del regista, Manrico Dell’Agnola, che ha potuto avvalersi anche delle immagini girate da Riccardo Selvatico, Diego Riva, Patrik Comiotto e Marco Recalchi. L’editing è opera di
Ikona film, del noto regista Marco Recalchi, mentre le musiche, tutte originali, sono frutto della bravura del giovane compositore Marco Crivellaro, che per l’occasione ha scritto la colonna sonora seguendo passo per passo le
immagini il tutto coordinato dalla maestria di Simone Castellan, regista del suono.
Il film sarà proiettato martedì 30 aprile alle 11 alla Multisala Modena, Sala 3 e sabato 4 maggio alle 19 al Supercinema Vittoria.

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