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Centraline idroelettriche. Primo Torresin: “Fiumi aridi da Alano al Comelico. Le nostre risorse anche per le generazioni future”

Primo TorresinA Belluno i sopralluoghi per la costruzione di nuove centraline elettriche con prelievo di acqua dai nostri fiumi sono diventati oggetto di discussione nel vertice sull’ordine e la sicurezza in Prefettura. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto chi ha responsabilità politiche e amministrative necessarie per dare il consenso a tali iniziative, decisamente troppe in provincia (a Belluno tre nell’arco di dieci chilometri).

E soprattutto comprendere il perché di tali proteste, che non vanno liquidate paragonandole ai NO TAV. La montagna, la nostra montagna, che già in passato ha pagato prezzi altissimi per l’ingordigia umana, non coglie assolutamente la necessità di tali nuove opere, senza, tra l’altro, alcun beneficio diretto se non quello di un ulteriore impoverimento e inaridimento del territorio. Le Amministrazioni e la politica, a mio avviso, avrebbero il dovere di incoraggiare l’innovazione per le energie rinnovabili, che dovrebbe essere oggi l’unico obiettivo coraggioso per un progetto che necessariamente sarà lungo e probabilmente anche costoso, ma certamente attento a indebolire le norme sull’inquinamento.

A chiunque attraversi la nostra provincia, da Alano a Comelico Superiore, si presentano con evidenza fiumi aridi, senz’acqua e tra l’altro mal conservati. Mentre entrando in Alto Adige e poi proseguendo nella vicina Austria si trova di fronte ad una natura completamente diversa e certamente più accogliente.

Nessun bellunese avverte la necessità di costruire nuove centraline finalizzate, tra l’altro, al solo profitto privato, che non va assolutamente demonizzato ma che dovrebbe però coniugarsi anche con il bene comune. Nel mondo, si calcola che circa 1,1 miliardi di persone non abbiano accesso alla corrente elettrica e che moltissimi di questi, però, suppliscono con l’energia solare. E al nostro Paese non manca certamente il sole, e non manca neanche il vento. La politica, attraverso apposite leggi, dovrebbe impegnarsi affinché i prezzi dell’energia solare ed eolica diventino concorrenziali, aiutando e promuovendo l’energia offshore. Eventualmente, da essa politica, ci aspetteremmo una maggior determinazione per modificare i disciplinari di captazione, oltre che per una completa attuazione di uno statuto regionale che consenta al nostro territorio la decisione sull’utilizzo delle risorse idriche. Dobbiamo sfruttare al massimo non i fiumi, ma il solare e l’eolico, riservando l’utilizzo dell’acqua, qualora ce ne fosse bisogno, per far funzionare le turbine e i pannelli. Mi auguro che il prossimo il 12 novembre, ovviamente, prevalga il buon senso, da parte di tutti. I tecnici devono poter spiegare le loro proposte e i cittadini devono poter eventualmente esprimere il loro dissenso, come conviene a un paese civile.

Ma poi ci aspettiamo per davvero determinazioni utili – come ha dichiarato Stephanie Linnartz, Vice direttore generale di Marriott International – a tutelare l’ambiente del pianeta che ci ospita, cosa importante per garantire che le nostre risorse arrivino alle generazioni future.

Feltre, 6 novembre 2015

Primo Torresin

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