Siamo in un periodo di cosiddetta emergenza, benché l’esodo verso le nostre coste sia ormai un fatto oggettivamente strutturale. Leggo continuamente notizie e commenti, ma la mia tolleranza è arrivata al limite. Mi dissocio da subito con la politica di questo governo, che non ho votato (e chi lo ha votato e con quale legge?), ma mi dissocio ancor più con la “politica” leghista della regione cui appartengo, il Veneto. Ieri mi stupivo nel leggere che sindaci tanto della Lega, quanto del PD (che vorrebbe ergersi ad alternativa) rifiutano ulteriori migranti da accogliere, anche dopo l’ennesima tragedia del mare (circa 900 morti, non è solo un numero, si tratta di Persone che fuggono da guerre, fame, violenze e morte sicura…di cui il nostro caro occidente con il suo “benessere non negoziabile” è in qualche modo responsabile). Ma mi rallegravo nell’apprendere che almeno il sindaco della mia città, Belluno, era l’unico presente al vertice di Venezia per affrontare il tema dell’accoglienza.Già oggi, nei quotidiani locali il mio ottimismo viene amaramente sconfessato: il primo cittadino Massaro afferma che la nostra città ha già dato oltre il limite e che il bando della Prefettura è andato deserto (ma le associazioni che si sono rese disponibili che fine hanno fatto?!). Alla notizia del bando chiuso, già ieri mi viene in mente di proporre l’accoglienza casa per casa (sollecitata dalle frequenti provocazioni di chi mi accusa di buonismo e chiede “perché non te li prendi a casa tua?”) ispirandomi ad un progetto già avviato (http://www.programmaintegra.it/wp/2015/03/parma-al-via-il-progetto-di-accoglienza-rifugiati-in-famiglia/ ), iniziando ad offrire almeno un posto in casa mia.
Né prefettura né comune mi hanno ancora risposto, ma attendo fiduciosa poiché ritengo che accogliere in casa un rifugiato sia un’opportunità assolutamente formativa per me, ma ancor più per mio figlio di 9 anni che respira intorno a sé un clima di odio e di ipocrisia. So che certe azioni andrebbero compiute nell’anonimato e il mio intento non è mettermi in mostra, ma dimostrare che in Veneto non siamo tutti xenofobi e intolleranti, quindi auspico un effetto domino, una sensibilizzazione (soprattutto in chi ostenta il crocifisso nei luoghi pubblici e non applica nei quotidiano i principi cristiani, nonché meramente umani) e la creazione di una rete di persone che può sopperire alle carenze delle istituzioni, alimentando nel tessuto sociale un’esperienza di solidarietà e comprensione dell’altro.
Cristina Muratore
