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Da Carve di Mel al Cern di Ginevra. Visita al più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle accompagnati da Sante Comel e da Terzo Boreatti protagonisti dell’era pioneristica del centro

CernIl noto centro di fisica nucleare di Ginevra CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire), il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, ha visto protagonista nella sua costruzione anche uno zumellese: l’ingegner Sante Comel.

Su stimolo di Comel, che d’estate ritorna a Carve di Mel dove possiede ancora la casa di famiglia, e grazie all’organizzazione di Fiorenzo Da Canal, è stata organizzata una visita guidata al noto Centro scientifico.
Figlio di un emigrante che si trasferì a Liegi, Sante Comel si laureò in ingegneria e fu assunto in un’acciaieria molto importante della siderurgia poiché producevano delle leghe speciali richieste da vari Paesi del mondo.
Nei primi del novecento, e in seguito dopo la seconda guerra mondiale, molti emigranti italiani e bellunesi emigrarono e furono assunti come minatori nelle miniere di carbone. Per i nostri emigranti furono anni di occupazione ma che pagarono a caro prezzo giacché i sistemi di sicurezza nelle miniere erano quasi inesistenti e l’estrazione del carbone avveniva con poche precauzioni per le polveri che dettero poi origine alla silicosi, la “posiera” che colpì, di fatto, tutti gli operai.
L’industria che aveva assunto Sante Comel era molto grande e affermata, tant’è che in quel periodo aveva oltre 30.000 dipendenti occupati in vari stabilimenti. L’acciaieria dove lavorava Comel, era specializzata in quanto riceveva la prima lavorazione da altre fabbriche del gruppo industriale e lo elaborava producendo un prodotto di alta qualità. Ciò permise alla sua industria di vincere il bando di gara per la fornitura dell’acciaio speciale per la costruzione dell’anello dell’accelerazione delle particelle.
L’idea della creazione del CERN nacque fra il 1948 e il 1950, quando cominciò a diffondersi negli ambienti scientifici di vari paesi europei l’idea di creare un laboratorio comune per le ricerche nucleari, dotandolo di attrezzature delle quali nessuno dei paesi interessati avrebbe potuto, da solo, affrontare la realizzazione.  Tale idea fu sposata anche da altri Paesi, fra i quali l’Italia e gli Stati Uniti, e nel 1954 si dette avvio alla realizzazione del Centro sorto al confine tra Svizzera e Francia alla periferia ovest della città di Ginevra nel comune di Meyrin. Una svolta molto importante del Centro fu compiuta con la realizzazione dell’acceleratore di particelle circolare.
Ricorda Sante Comel: ”Furono anni entusiasmanti in quanto allora c’erano alcuni acceleratori lineari e circolari, ma erano piccoli. Costruirne uno grande e potente nel 1975 non fu facile. I problemi che dovemmo affrontare furono diversi, e quelli specifici per il settore che seguii nella sua realizzazione, erano dovuti alle masse notevoli delle lastre di acciaio, alla loro lavorazione e alla curvatura delle stesse. Inoltre l’acciaio doveva essere magnetico e avere caratteristiche particolari e per raggiungere la qualità richiesta dovemmo effettuare varie prove e sperimentazioni. Per la produzione, controllo, sagomatura, etc. ci si servì anche del supporto d’industrie da altri Paesi europei. L’acceleratore dal 1990 al 2000 ha subì un ampliamento e miglioramento e anche per questi lavori collaborammo nella fornitura degli acciai speciali. L’anello è posto a 150 metri sottoterra, sviluppa una circonferenza di 27 chilometri, e permette di produrre collisioni alle più alte energie mai raggiunte in un laboratorio.”
Grazie alla visita guidata del Centro, organizzata anche grazie all’ing. Francesco Bertinelli, la comitiva zumellese accompagnata da alcuni tecnici italiani che lavorano al CERN, ha potuto vedere l’interno dei laboratori, delle sale prova, etc. e ciò ha permesso di capire come la ricerca in questo luogo straordinario non abbia né orari né barriere politiche, linguistiche o di razza. Più di 3.000 ricercatori provenienti dall’Europa e da altri continenti lavorano al CERN in gruppi multinazionali conducendo esperimenti ai quali collaborano anche numerosi laboratori nazionali. Nel corso di un anno frequentano il Centro oltre 10.000 scienziati e studiosi di tutto il mondo che apportano un continuo scambio d’informazioni e notizie scientifiche disponibili poi a tutti i ricercatori del mondo.
Faceva parte del gruppo anche il friulano Terzo Boreatti, che lavorò per parecchi anni nel Centro. Il racconto della sua esperienza diretta come operatore tecnico nella struttura ha permesso di capire l’evoluzione intervenuta nelle tecnologie e nelle modalità di ricerca. Con alcune macchine e strumentazioni esposte ora nei giardini del Centro, Boreatti vi lavorò per alcuni anni anche a fianco e a supporto di scienziati di fama internazionale.
Interessante l’incontro con il tecnico feltrino Alessandro Gaz, che lavora al Cern grazie alla sua collaborazione con l’Università del Colorado, il quale ha illustrato le nuove frontiere della ricerca, le aspettative sorte dalla scoperta del bosone di Higgs , teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN. Gaz ha poi annunciato che il Centro sta progettando un nuovo acceleratore di particelle circolare sette volte più potente dell’attuale con un anello che avrà una circonferenza impressionante fra gli 80 e 100 chilometri.
Pensando al Cern, naturale l’orgoglio degli zumellesi che vedono nell’italiana Fabiola Gianotti, nominata recentemente direttrice generale del Cern di Ginevra, l’emblema di quell’italianità di livello scientifico, umano e culturale che tutti noi vorremmo sempre vedere. La Gianotti è stata, come noto, fra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs.
Come naturale l’orgoglio di annoverare fra i compaesani delle personalità che sono stati protagonisti della creazione del Centro e dei tanti emigranti, come ha rilevato Mario Daurù dell’Associazione Emigranti Bellunesi, che ha saputo manifestare laboriosità, ingegno, correttezza, etc. tanto da integrarsi armoniosamente nei Paesi nei quali si sono recati facendo ora parte attiva e stimata di quelle collettività.
Per tutti è stata una grande esperienza ricca di emozioni e la presa di coscienza di quanto sia limitata la nostra capacità di capire e di spiegare sia la grandezza dell’universo, come l’infinitamente piccolo e che la scienza cerca ogni giorno di allargare i confini della conoscenza su queste e altre dimensioni.

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