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martedì, Giugno 18, 2024
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Uffici postali: Presentato al Consiglio Veneto un emendamento al Bilancio regionale. Toscani: «200mila euro per tre anni affinché diventino polifunzionali a tutto vantaggio dei cittadini»

Matteo Toscani«La protesta contro le Poste? Purtroppo, è già tutto deciso. Per questo, un mio emendamento al Bilancio regionale prevede il sostegno alla trasformazione degli uffici in sedi polifunzionali per i servizi alla cittadinanza». Così Matteo Toscani, vice-presidente del Consiglio regionale del Veneto, che presenta un documento contenuto nella sua manovra emendativa alla programmazione di Palazzo Ferro-Fini.
 Spiega Toscani: «La protesta di domani, se fatta per rimarcare l’utilità dei servizi postali, può avere un significato. Se – invece – come dicono gli organizzatori – è finalizzata solamente ad evitare la chiusura degli uffici del territorio, purtroppo è poco utile, in quanto si tratta di decisioni irrevocabili già assunte di concerto fra l’Ente Poste Italiane ed il Governo di Roma».
«Continuo a sostenere la necessità di un accordo che sappia essere lungimirante, che soddisfi tutte le parti coinvolte, evitando il rischio concreto di ulteriori future chiusure di uffici nel nostro territorio – ha continuato il vice-presidente – . Questo accordo deve essere fatto da Poste Italiane con la Regione Veneto, entro i prossimi sei mesi, con il coinvolgimento delle Amministrazioni comunali interessate».
«E’ proprio con questo intento che ho presentato un emendamento – sostenuto anche dagli altri consiglieri bellunesi – dove si prevede un nuovo punto nel Bilancio regionale che va a finanziare (200mila euro all’anno per tre anni) la trasformazione degli uffici postali dei piccoli comuni montani in luoghi di erogazione di più servizi – ha detto ancora Toscani – . In questo modo potremo ottenere un duplice effetto positivo: il primo, dare maggiori opportunità ai cittadini, con una offerta più ricca di servizi (come il ritiro dei referti medici) per le persone, per le piccole imprese, per i Comuni; il secondo, far crescere l’utenza negli stessi uffici postali che risulteranno quindi attivi, necessari e proficui per le stesse Poste Italiane, che potrebbero quindi non procedere alla loro chiusura»

 

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