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Tagli agli enti locali. “Siamo di fronte ad una inversione delle politiche fiscali/istituzionali che anziché decentrare, accentrano” * intervento di Renato Bressan

Renato Bressan
Renato Bressan

Il 15 novembre scorso organizzammo un convegno dal titolo “Tagli agli enti locali”. Parteciparono i parlamentari bellunesi alcuni Sindaci, il Presidente della Camera di Commercio oltre al vice-presidente della Provincia che ospitò l’incontro. Denunciammo l’ennesimo scempio che si stava perpetrando ai danni delle casse comunali a causa dei tagli disposti dal decreto legge 66 del 2014 che, convertito in Legge a fine giugno, dispose all’art. 47 un taglio di 375,6 milioni per il 2014 e di 563,4 milioni per gli anni 2015/16/17.

Tali tagli servirono e serviranno a coprire il bonus irpef dei famosi, ed ormai inflazionati, 80 euro. A settembre 2014 il MEF pubblicò la misura esatta del contributo che ogni Comune italiano doveva versare, attraverso una riduzione del trasferimento legato al fondo di Solidarietà, per coprire il bonus degli 80 euro. Da quest’anno e per i prossimi 3 anni quel taglio aumenterà del 50%. A questo si somma però il taglio previsto dalla legge di stabilità del 2015 nella misura di 1,2 miliardi.

I Comuni, quindi si troveranno a dover sopportare un duplice taglio uno più pesante dell’altro. Qualcuno ha avuto l’ardire di affermare, mentendo sapendo di mentire, che con l’introduzione dei fabbisogni standard, indicatori che dovrebbero misurare le necessità finanziarie di un ente rispetto alle sue caratteristiche territoriali e socio/demografiche, che i Comuni bellunesi avrebbero potuto godere di maggiori trasferimenti essendo i nostri enti locali in linea di massima Comuni virtuosi.

Oggi ci si accorge che non è esattamente così.

Infatti, abbiamo già avuto modo di spiegare che la ripartizione del Fondo di solidarietà avverrà solo per il 20% con il criterio dei fabbisogni standard, mentre l’altro 80% continuerà ad essere ripartito attraverso la cosiddetta spesa storica ed in ogni caso la ripartizione avviene dentro ad un fondo che negli ultimi anni è stato fortemente ridotto. Dai 55 milioni del 2009 si è passati a circa 19 milioni nel 2014 e il prossimo anno saranno altri 6 milioni circa il contributo che i Comuni bellunesi dovranno versare alle casse statali in termini di minori trasferimenti. Conseguentemente i Comuni negli anni precedenti hanno aumentato la pressione fiscale, irpef comunale, imu, tasi, tari ecc per sopperire ai tagli nel tentativo di mantenere un accettabile grado di erogazione di servizi sociali ai propri cittadini.

Oggi, però, per molti Comuni lo spazio di inasprimento della pressione tributaria è praticamente esaurito e pertanto non resta che tagliare la spesa sociale rischiando il default. Detto ciò, mi permetto di sottolineare come le attuali politiche economiche stiano svuotando completamente l’architettura fiscale/istituzionale che la l. 42/2009 disponeva mettendo al centro il federalismo fiscale, la valorizzazione delle autonomie locali, una maggiore responsabilità dei dirigenti locali e non per ultimo la riduzione delle inefficienze con una conseguente riduzione degli sprechi legati alla pubblica amministrazione. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una vera e propria inversione delle politiche fiscali/istituzionali che anziché decentrare, accentrano, anziché valorizzare le autonomie locali le sviliscono, anziché responsabilizzare le classi dirigenti le eliminano.

Non si pone, quindi, solo un problema di finanza locale, ma questa associata ad una nuova architettura istituzionale disegnata dalla Legge Delrio e non per ultimo dall’Italicum in discussione in Parlamento deve interrogarci sulla qualità stessa della Democrazia nel nostro Paese.
Renato Bressan – Segretario generale Spi Cgil della Provincia di Belluno

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