La lettera che la Direttrice Artistica del Tib Teatro Daniela Nicosia ha inviato il 17 ottobre agli abbonati non è che una chiosa alla lunga, lunghissima vicenda di giochi e scontri attorno al teatro bellunese. È una storia già vista: ognuno, lavandosi le mani, rinfaccia la sua parte di verità e innocenza – ma intanto i non pochi bellunesi appassionati di teatro ed esterni sia ai giochi di potere sia alle prese di posizione ideologiche quest’anno dovranno limitarsi a sospirare rileggendo i programmi delle passate stagioni, al cui confronto il programma di quest’anno fa immalinconire.
Perché le commedie da pienone e i cabaret, che pure hanno il loro ruolo all’interno del cartellone d’un teatro, non fanno da soli una stagione. Il tutto in un ambiente che naturalmente non aiuta: la nostra provincia, in quanto montana, ha pochi centri d’aggregazione; tagliando il teatro e i festival l’offerta culturale di tutta la provincia, non solo della città, si impoverisce non poco, contribuendo al declino di questa parte d’Italia.
Non solo. Anche trascurando l’alto valore culturale di un’offerta teatrale completa, si pensi al ritorno economico di questa attività. È chiara l’assenza di un progetto di ampio respiro: i grandi numeri non si ottengono con qualche spettacolo en passant, bensì con un programma ampio e variegato, che genera un flusso di spettatori tale da assicurare introiti a numerose attività collaterali quali ristoranti, bar, ecc.
Quando si sa che a Belluno arriverà gente del calibro di Franco Branciaroli o Gabriele Lavia ci si muove anche da lontano, come d’altronde testimoniavano i pullman che negli anni passati riempivano piazza V. Emanuele II in occasione dei grandi spettacoli di prosa allora offerti. In molti centri (Vicenza, Venezia, Treviso, ecc.) il teatro è anche consapevolmente turismo, oltre che servizio e valore collettivo.
Infine, il teatro a Belluno deve essere considerato anche un punto d’incontro per i giovani. Chiediamoci perché l’unico luogo di ritrovo dei ragazzi il sabato sera sia il bar. Nella pochezza dell’offerta ricreativa bellunese, gli spettacoli che grazie alle convenzioni con le scuole negli anni passati attiravano molti giovani erano sicuramente un modo diverso e forse più sano di trascorrere una serata.
Trento, che conosce questo e gli altri argomenti, ha una stagione teatrale degna di un capoluogo di provincia e capace di competere con centri anche maggiori. Da noi invece, chi vorrà assistere a un teatro non solamente leggero dovrà recarsi lontano, a Feltre e fuori provincia, oppure aspettare le iniziative di associazioni private.
In definitiva, la vicenda che ha portato alla vistosa riduzione della stagione teatrale al Teatro comunale di Belluno è come al solito figlia della mancanza di una vista d’insieme e di un progetto a lungo termine da parte dell’amministrazione comunale. Alla fine hanno vinto i giochi di potere e le ideologie sui bisogni e le aspettative della cittadinanza.
Per il Direttivo del Circolo Oltrardo del Partito Democratico
Mario Svaluto Moreolo
Segretario P.D. – Circolo OLTRARDO
