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Le imprese boschive del Veneto chiedono alla Regione un utilizzo più virtuoso delle risorse economiche dei Psr e dei Por, una burocrazia più snella e la costituzione di un Albo

legnaLegnaro (Padova), 3 giugno – Grazie al confronto continuo con le imprese che operano lungo la filiera legno-energia svolto da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) è nata una stretta sinergia con il CIFORT, Consorzio Imprenditori Forestali del Triveneto, dalla quale è emersa forte l’esigenza di analizzare i principali elementi di criticità del settore forestale, al fine di costituire proposte concrete che incrementino il livello di competitività delle imprese.

Queste proposte sono state sottoposte al Consiglio della Regione Veneto, attualmente al lavoro per la revisione di alcuni strumenti fondamentali per la governance del settore: le nuove Misure del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, i Programmi Operativi Regionali (POR) e il progetto di legge n. 30 «Legge forestale regionale», in modifica della Legge Forestale Regionale 52/78.

I limiti di sviluppo del settore sono legati a una serie di problematiche riscontrate a vari livelli, in primis la difficoltà di accesso agli investimenti co-finanziati dal PSR per due motivi: la mancanza di copertura finanziaria da parte degli istituti di credito per la parte rimanente dell’investimento e l’impossibilità di accedere al contributo comunitario attraverso la formula del leasing (ad esempio per l’acquisto di macchinari). La proposta di AIEL e CIFORT è quella di istituire da parte della Regione Veneto un fondo di garanzia a favore delle imprese valutate idonee ad accedere alle graduatoria di approvazione creata per lo scopo, nonché di permettere l’accesso ai contributi PSR anche alle imprese che preventivamente scelgono il leasing, che dovrà essere caratterizzato da tempistiche più contenute.

È necessario favorire e incrementare la mobilizzazione delle risorse legnose favorendo gli investimenti strategici e prioritari, favoriti da criteri di selezione premianti per l’acquisto di gru a cavo e processori su escavatori per l’esbosco a pianta intera (full tree system) e l’allestimento a bordo strada, la realizzazione di strutture logistiche per la produzione e commercializzazione di biomasse legnose,  investimenti realizzati da parte di di gruppi di imprese e gruppi di filiera, investimenti di aziende che intendono aderire a sistemi di certificazione dei processi produttivi.

Accanto agli aspetti finanziari, l’altra questione importante che rende difficile il lavoro delle imprese forestali è la burocrazia, la cui semplificazione è da sempre un tema chiave che difficilmente trova soluzione.

Le competenze spesso frammentate tra i diversi enti regionali sono un freno all’accesso agli strumenti incentivanti e allo sviluppo del settore, per questo AIEL e CIFORT caldeggiano la creazione per i successivi periodi programmatici di un unico sportello tecnico competente, responsabile di raccogliere le domande di contributo e di relazionarsi con gli altri uffici pubblici. A questo si aggiunge la necessità di snellire le pratiche burocratiche per l’accesso agli investimenti che riguardano l’installazione di impianti a fonti rinnovabili (biomasse in primis) di piccola-media taglia, con i quali è consentita anche la vendita di energia.

L’ultimo passo verso una concreta qualificazione delle imprese forestali è la proposta di sostituire il registro delle imprese boschive regionali, che attualmente racchiude tutte le imprese in possesso del semplice patentino di idoneità forestale, con un nuovo albo delle imprese boschive, in recepimento di quanto previsto dalla Legge Forestale Regionale 52/78, art. 23-bis. Si propone quindi che le modalità di accesso, i requisiti formativi e le caratteristiche delle diverse categorie ammissibili siano stabiliti e gestiti a livello regionale, con la consultazione dei rappresentanti delle imprese boschive. Tale strumento dovrà creare le condizioni di selezione per l’affidamento in gestione del patrimonio forestale pubblicoe di premialità per l’accesso a contributi regionali.

Queste richieste provengono da un settore sempre più animato che in Veneto interessa più di 320 imprese e che sta all’inizio di una filiera, quella del legno-energia, con ricadute su numerosi comparti: produzione di legname di qualità destinato all’industria del legno, produzione di legna da ardere e recupero dei cascami destinati all’uso energetico. Non vanno tralasciati inoltre i benefici ritraibili dalla gestione attiva del bosco per l’ottenimento dei prodotto legnosi: protezione dal rischio idrogeologico, assorbimento di CO2, miglioramento delle caratteristiche paesaggistiche e turistico-ricreative del territorio.

 

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