
Credo sia opportuno motivare le ragioni che mi hanno portato ad esprimere, unico componente della maggioranza consiliare, voto contrario all’approvazione del Piano Casa ter per forti riserve e preoccupazioni pur nella convinzione della sua utilità.
Negli accordi intercorsi nei momenti precedenti la votazione, ho fortemente voluto e ottenuto l’inserimento di un emendamento, successivamente approvato, per una maggiore e sostanziale tutela delle zone agricole.
Non sarà quindi possibile, come previsto nel testo iniziale, spostare volumi in qualsiasi terreno agricolo. Saranno infatti preclusi quei terreni che i comuni hanno considerato di particolare pregio ambientale. Per sintetizzare posso affermare che è stato posto un buon argine a potenziali scempi urbanistici.
A farmi però assumere la grande responsabilità di un voto finale contrario (unico in una maggioranza che contava ben 10 assenti) è stata l’ostinazione generale dei miei colleghi di Lega Nord, PDL, Forza Italia e altri gruppi minori, nel voler esautorare i comuni da qualsiasi possibilità di intervento con deliberazioni del consiglio comunale.
Il nuovo Piano Casa ter viene imposto dalla Regione ai 581 comuni veneti d’imperio, senza alcuna possibilità di aggiustamenti a livello locale.
In un comune come Cortina d’Ampezzo varranno le stesse regole urbanistiche (si abbia almeno l’onestà intellettuale di ammettere che di norme urbanistiche si tratta e non di norme finanziarie) della più degradata delle periferie di una qualsiasi altra località veneta.
Zone preservate nei secoli con passione e lungimiranza potranno essere gestite con la stessa sensibilità che ha creato zone urbanisticamente degradate e marginali.
Con questa legge regionale gli strumenti urbanistici comunali saranno, di fatto, superati e calpestati. Le amministrazioni comunali avranno buttato alle ortiche milioni di euro di risorse utilizzate per redigere i vari PRG, PAT e PI.
Da ora in poi si potrà edificare quasi ovunque cancellando decenni di pianificazione urbanistica in capo alle amministrazioni comunali.
Tutto questo viene motivato e giustificato come misura per tamponare la crisi, omettendo di dire che si poteva essere efficaci nello stesso modo con minore invasività e maggiore sensibilità verso enti locali e ambiente.
Non si ha peraltro l’onestà intellettuale di riconoscere come buona parte degli interventi nasca da benefici fiscali ancor più e prima che non dal piano casa.
Con questo provvedimento si è voluta forzare la mano cambiando regole che avevano dimostrato, nel tempo, efficacia ed utilità. Saranno consentiti interventi che in alcuni casi diventeranno devastanti oppure creeranno infiniti contenziosi con enti ubblici e soggetti privati.
Devo anche dire che con questo provvedimento si è scritta una brutta pagina di storia nel rapporto tra la Regione e le autonomie locali, l’ennesimo esempio (non bastassero quelli statali) di prevaricazione dell’ente “più forte su quello più debole”. In questo caso il centralismo veneziano si è aggiunto a quello romano!
Unica grande consolazione la possibilità, ancora per qualche anno, di creare opportunità di miglioramento degli edifici e delle condizioni abitative dei veneti e occasioni di lavoro per le imprese del settore.
In conclusione ribadisco il mio pensiero: si poteva e doveva creare uno strumento legislativo meno impositivo e costrittivo e più adattabile e confacente alle molteplici esigenze del territorio.
Matteo Toscani
