
«L’ok delle banche al finanziamento della nuova società che dovrebbe portare al rilancio dell’Acc è un primo importante passo in avanti che fa ben sperare. Adesso, però, attendiamo di conoscere gli sviluppi di questa operazione, che resta comunque complicata». Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, è cauto nel commentare le notizie, «anche se positive», che riguardano l’ex Zanussi di Mel, perché «purtroppo non mancano le incognite nel percorso che ancora resta da compiere, prima di poter pensare all’attuazione del piano industriale predisposto dal commissario Maurizio Castro o ad altre ipotesi che consentano alla storica fabbrica zumellese di proseguire l’attività». «Confidiamo che si trovi presto un accordo definitivo – aggiunge Gian Domenico Cappellaro – perché, come abbiamo ribadito in più occasioni, la perdita dello stabilimento di Mel avrebbe conseguenze economiche e sociali pesantissime per la nostra provincia».

Ma il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti invita a prestare attenzione alla situazione complessiva. «In un raggio di cento chilometri – afferma – abbiamo tre emergenze che destano forti preoccupazioni: l’Acc, l’Electrolux a Susegana, l’Ideal Standard a Orcenigo. In quest’ultimo caso, siamo sicuramente felici che l’impianto di Trichiana sia salvo, ma non possiamo brindare sapendo che ne chiude un altro poco distante. Anzi, faremmo bene ad interrogarci sul perché le multinazionali abbandonano il nostro paese. Non è solo a causa del costo del lavoro. Il punto è che gli investitori stranieri non credono a un paese che non sa riformarsi, che non riesce a ridimensionare un apparato pubblico che crea burocrazia e un’eccessiva spesa pubblica, che ha un sistema giudiziario con tempi indefiniti e che dimostra di non avere una politica industriale degna di questo nome».
«Purtroppo – sottolinea Gian Domenico Cappellaro – c’è effettivamente una “strisciante apatia”, come l’ha giustamente definita Valerio Castronovo. Vale a dire un atteggiamento fra l’insensibilità e la rassegnazione di fronte alla prospettiva di una crescente deindustrializzazione. Ciò che come imprenditori chiediamo è una reazione d’orgoglio, un’assunzione di responsabilità che deve portare a scelte politiche tanto coraggiose quanto indispensabili e non più rinviabili». «Purtroppo – conclude il presidente degli industriali bellunesi – le cose sembrano andare diversamente. Non vorrei che anche la legge di stabilità, anzi di immobilità, licenziata dal governo fosse l’ennesima occasione sprecata: ciò che serve, non mi stancherò mai di ripeterlo, è un taglio importante alla spesa pubblica finalizzato a liberare risorse da destinare a misure in favore della crescita».
