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I moderni viandanti in cammino da Erto a Venezia. 150 chilometri a piedi, nel cinquantenario del disastro del Vajont, per promuovere la cultura della lentezza, della sobrietà e dell’accoglienza

rolling clapsUn lungo cammino di 150 chilometri, da Erto a Venezia, seguendo i corsi dei fiumi Piave e Livenza, costeggiando argini e attraversando periferie, per festeggiare il 25 aprile e il 1 maggio sulla strada, e ricordare la tragedia della diga del Vajont. E’ l’iniziativa promossa da The rolling claps, un gruppo di viandanti provenienti da diversi regioni d’Italia e dall’estero, di ogni età e professione, che non è nuovo a questo genere di proposte.

Clap in friulano significa sasso. Clapa in triestino significa compagnia. Loro si definiscono sassi rotolanti o, ancora meglio, una compagnia di sassi rotolanti.

“In inglese clap significa applauso, ma a noi gli applausi non interessano – spiega Luigi Nacci, veterano del gruppo, insieme a Furio Pillan –. Camminiamo, niente di così speciale da meritare un applauso. I nostri cammini sono spartani, solidali, amichevoli, laici”.

The rolling claps è un gruppo di viandanti nato il 25 aprile del 2010. Quel giorno la compagnia è partita dall’antico Ospitale di San Giovanni di Gerusalemme, a San Tomaso di Majano, distante pochi km da San Daniele del Friuli, e seguendo le orme dei pellegrini di secoli fa è arrivata a Venezia. Da lì non si sono più fermati, hanno iniziato a studiare le mappe, a documentarsi sugli antichi itinerari di viandanza nelle terre del Nordest, terre in cui la maggior parte di loro vive.

La passione è contagiosa, così via via sono cresciuti di numero. Nel 2011 sono partiti da Trieste, nel 2012 da Cividale, il prossimo 25 aprile partiranno da Erto: perché da quelle parti passavano i pellegrini provenienti dal Nord, un tempo, seguendo una variante della cosiddetta Via Romea Germanica, ma anche per ricordare ciò che è successo nel Vajont cinquant’anni fa. “I nostri piedi, sebbene piccoli – dicono – hanno la memoria lunga”.

Passeranno per Longarone, Ponte nelle Alpi, Farra d’Alpago, l’Altipiano del Cansiglio, Sacile, Oderzo, Ponte di Piave, San Donà di Piave, attraverseranno la Laguna Veneta per giungere a Punta Sabbioni, dove si imbarcheranno. 150 km di sentieri, strade bianche, asfalto, con tutto ciò che serve nello zaino.

“Nell’opulento, o ex-opulento Nordest – racconta ancora Nacci – si cammina troppo poco, si erigono troppe siepi, si alzano cancelli troppo alti, si ha troppa paura. Il viandante è visto come un pericolo pubblico. Proprio per questo insistiamo, camminando dove non cammina più nessuno, soprattutto in pianura, passando per zone urbanizzate, rurali, saltando canali, segnalando brutture e privatizzazioni selvagge, e chiedendo ospitalità alle amministrazioni comunali, alle associazioni, alle parrocchie e alle famiglie. Sono state terre ospitali per molto tempo, vorremmo che tornassero ad esserlo”.

Vanno a Venezia, ma Venezia non è la meta. La meta – sottolineano – è il cammino. E citano Robert Louis Stevenson: “il massimo che possiamo aspettarci dal nostro viaggio è di trovare un amico sincero. Davvero fortunato è il viaggiatore che ne trova più di uno”.

 

 

 

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