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Ddl diffamazione. La controparte sono i politici, non gli editori. Cancelliamo i loro nomi per una settimana * di Michele Partipilo consigliere dell’Ordine nazionale dei Giornalisti

Il ddl sulla diffamazione sembra porti con sé un’oscura maledizione. Chiunque vi abbia a che fare resta confuso, come in una moderna babele. Il Senato, per tentare di salvare Alessandro Sallusti dal carcere, ha approvato una norma tra le più singolari che mai siano passate da un’aula parlamentare. Avendo già detto sì a un anno di carcere per i giornalisti che commettono diffamazione a mezzo stampa (nell’ambito di una riforma tesa proprio a cancellare il carcere) è stata creata la solita deroga. I direttori e i vicedirettori pagano una multa (fino a 50mila euro), ma non vanno in prigione.

A voler prendere per buona questa norma, e senza tener conto delle altre amenità introdotte ieri, si potrebbe avere il curioso effetto che dopo la sua entrata in vigore non vengano più pubblicati articoli firmati, in modo che le eventuali responsabilità ricadano sempre sul direttore. Ma siamo nel campo della fantasia più sfrenata, perché è evidente che un pasticcio come quello nato nel Senato non potrà mai diventare legge.

Piuttosto sorprende la reazione del sindacato dei giornalisti che ha proclamato uno sciopero per lunedì. D’accordo che non si può far passare questa porcheria sotto silenzio, ma perché uno sciopero?

La controparte dei giornalisti in questo caso sono i politici e non gli editori, dunque è contro di loro che va realizzata la protesta. In tempi di crisi come questi non è neppure salutare rinunciare a una giornata di lavoro. Senza contare che, a causa del mancato preavviso alla Rai, il sindacato dovrà accollarsi l’onere di una multa per interruzione di pubblico servizio (50mila euro?) e i colleghi della Rai che aderissero allo sciopero sono passibili di procedimento disciplinare da parte dell’azienda.

Per una maggiore efficacia della protesta, per evitare ogni problema e soprattutto per non ledere il diritto dei cittadini a essere informati, forse si potrebbe ovviare con un’altra forma di protesta. Niente sciopero, ma lunedì – o a questo punto anche per tutta la settimana – far scomparire da tutti gli organi d’informazione i nomi e i volti dei politici. Il titolo «Alfano convoca le primarie», sarà sostituito con «Il segretario del pdl convoca le primarie». E se non c’è una qualifica, si dirà semplicemente un deputato o un senatore del tale partito. In fondo se si vogliono mettere a tacere i giornalisti con un anno di carcere, perché non si può mettere per qualche ora il silenziatore al presenzialismo di tanti parlamentari?

Michele Partipilo  * consigliere dell’Ordine nazionale dei Giornalisti

(fonte www.francoabruzzo.it)

 

 

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