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Il nemico non è Venezia, è Roma! * di Paolo Bampo

Paolo Bampo

Mai con Treviso. Il motto é sbandierato con disprezzo, quasi la scellerata decisione assunta a Roma di accorpare Belluno a Treviso fosse colpa di Treviso. Riecheggia però questa eco, con insistenza, da ogni lato. Ad alimentarla, guarda caso, sono anche noti esponenti della destra e della sinistra. Guarda ancora il caso, proprio gente degli stessi partiti che a Roma sostengono quel Governo che sta togliendoci la Provincia. Perché non chiedersi perché? Perché tale insistenza nel fomentare gli animi contro i nostri vicini, da parte di chi qui dice una cosa e a Roma ne afferma un’altra? Mai con Treviso. Manna dal cielo per chi vorrebbe darci un biglietto di sola andata per Trento, Bolzano o Udine, ma i cui interessi politici, guarda di nuovo il caso, corrispondono ad un italico patriottismo antivenetista! È vero. Montagna e pianura veneta sono diverse. Hanno struttura sociale e necessità oggettive dissimili, ma medesime origini. Sono anche complementari tra loro e, se i trevigiani hanno difetti che noi di montagna condanniamo, neppure noi forse siamo indenni da qualche malanno. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, sembra dicesse un illustre del passato. Divide et impera è invece un insegnamento giunto a noi indenne nei secoli. Troppo bene i partiti romani ed i loro infiltrati tra di noi lo hanno imparato. Cercano ora di applicarlo a nostre spese per salvaguardare il loro sistema dalle folate del vento indipendentista che sta soffiando in tutto il Veneto. Venezia è matrigna ci dicono. È vero. Ma è questa Venezia ad esserci matrigna, la Venezia non libera. Questa non è la Venezia dei Veneti. È la Venezia dello straniero. È colonizzata da loro, dai partiti romani che ora ululano preoccupati. È Roma che attraverso di essi ci parla da Venezia e su Venezia. Non facciamoci abbindolare dai luoghi comuni ripetuti cantilenando dai figli della lupa. Quando la nostra integrità di montagna sarà dissolta, quando non esisterà più un sentimento di unità tra le nostre valli e quando forse (ma forse!) qualche comune sarà riuscito a trovare una collocazione subordinata ad un’altra regione (guarda caso sempre italiana) anche tutto il Veneto, senza la propria identità di montagna, sarà più debole. Chi sarà ad averci guadagnato? Forse solo lupi e sciacalli di palazzo e quei loro parenti veneti, poveracci, che hanno sangue di licantropo, dall’ aspetto umano, ma dall’ animo molto romano. Ululano i figli della lupa! Nulla però potranno contro la forza della nostra montagna. Né contro l’unità che crea quella forza. Né contro il collante che origina quell’unità e che si chiama Regione Dolomiti figlia, questa sì, di un orgoglio veneto, non alto atesino e non carnico. Veneto e non italiano. Via da Roma: è questo l’imperativo che darà alla nostra montagna la dignità di una regione finalmente autonoma all’interno di uno stato libero del Veneto. E ciò si sta già avviando a compimento con il benestare annunciato dell’Europa, che attende la presentazione del referendum per la nostra indipendenza che il consiglio regionale del Veneto, a meno di tradimenti sui quali veglieremo, sarà obbligato a giorni a concedere.

Paolo Bampo – PAB

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