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Finanziamento ai comuni di confine. Ciambetti: “Rischio deadlock. Il governo eviti una situazione kafkiana”

Roberto Ciambetti

“Bisogna evitare situazioni kafkiane per cui con una mano lo Stato concede importanti contributi ai Comuni di confine del Veneto, con l’altra lo stesso Stato impedisce agli stessi Comuni di spendere queste somme, imponendo il vincolo del patto di stabilità”. L’assessore regionale al bilancio ed enti locali del Veneto, Roberto Ciambetti, ha denunciato il pericolo che emerge nella assegnazione dei cosiddetti Fondi Letta e Fondi Odi, destinati ai territori veneti confinanti con le Regioni autonome trentina e friulana.

C’è la possibilità reale, per quanto paradossale visti i tempi, che questi soldi non possano essere spesi; perciò l’assessore ha scritto ai ministri Grilli e Gnudi, competenti per materia, segnalando il caso e chiedendo il loro immediato intervento. “C’è il rischio di un “deadlock” – ha spiegato Ciambetti – come nei computer quando due azioni si bloccano a vicenda, l’una in attesa dell’altra, fermando l’operatività della macchina. Trattandosi di un governo non estraneo al mondo bancario, mi auguro che i ministri pensino proprio all’algoritmo dei banchieri, che è nella realtà quotidiana quello utilizzato per evitare proprio i “deadlock” nell’allocazione delle risorse”.

Ai due ministri lì assessore veneto ha scritto che questi “finanziamenti sono di vitale importanza ai fini della perequazione territoriale, la coesione e la crescita dei territori veneti in gran parte montani, a confine con le Regioni a statuto speciale”. Nella lettera inviata ai titolari dell’Economia e degli Affari regionali, Ciambetti sottolinea che “è indispensabile che tali risorse, veicolate attraverso gli Enti locali siano spese in modo rapido ed efficace”. Senza perifrasi Ciambetti dice che bisogna fare tutto ciò che è possibile “affinché i Comuni beneficiari dei finanziamenti siano messi nelle condizioni di attivare subito le opere finanziabili con queste risorse senza trovare ostacoli o burocratate varie: bisogna far sì che le spese sostenute attraverso questi fondi vengano escluse dal calcolo del patto di stabilità, come avviene del resto con i finanziamenti europei”.

L’occasione per mettere le cose è posto è la Legge di stabilità 2013 nella quale, scrive l’assessore veneto ai due ministri, con un emendamento alle legge 183/2011 si “preveda l’esclusione dal computo del saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno delle entrate provenienti dai fondi citati e delle relative spese in conto capitale”.

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