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Dolomiti contemporanee inaugura il “Blocco di Taibon”. Gianluca D’Incà Levis: “ La Provincia ha deciso di non aiutare DC. Il suo supporto è stato inesistente. E dunque non esiste alcuna possibilità di accettarne il vuoto patrocinio”

Il “Blocco di Taibon”, così Dolomiti Contemporanee ha rinominato l’ex fabbrica di occhiali Visibilia, situata nella zona artigianale di Taibon Agordino (Bl), chiusa da anni, ora è riaperta e viva.

Gianluca d’Incà Levis

La fabbrica di Taibon, aperta sabato scorso, in realtà era abitata già da diverse settimane. “Artisti e curatori la esplorano da mesi – spiega Gianluca D’Incà Levis responsabile di DC Dolomiti Contemporanee – Diversi di loro vi hanno già completato un’esperienza di Residenza artistica, attraverso la quale sono state realizzate molte delle opere presentate sabato nelle mostre. In particolare, la mostra A Poem about a chance meeting, è stata integralmente realizzata attraverso la Residenza, e con i materiali che gli artisti hanno ottenuto da alcuni degli sponsor di DC (in particolare: Cason Marmi, Fratelli Garavana, Tecnoisolamenti, Diab, Falegnameria Hermann, Massimo Campedel, Tabacco, Vetreria Bonifaci, Alessio Arte, Colle Spa, Bellitalia, Impresa Tullio Garavana, Tipografia Castaldi).

Sabato dunque si è presentato questo secondo capitolo di Dolomiti Contemporanee, DC NEXT. Dopo Sass Muss, e dopo l’inverno 2011, nel quale DC è andato in giro per l’Italia, presentando diversi progetti, e dimostrando di non essere affatto concepito come un progetto stanziale, o locale, ecco che una nuova fabbrica, chiusa da anni, viene riaperta attraverso l’arte contemporanea, a Taibon, e diviene uno spazio sperimentale, nel quale si costruiscono nuove immagini e si instaurano rapporti produttivi (nuova produttività artistica).

Nei discorsi inaugurali di sabato – precisa D’Incà Levis – si è insistito molto su questo punto. Su come la cultura, e l’arte, non siano affatto un surplus, un comparto inutile, un elemento accessorio, distante dalla realtà dei fatti, estraneo alle logiche di qualificazione, o riqualificazione, di spazi e luoghi e territorio, trascurabile o addirittura inopportuno nei momenti di crisi. Questo lo credono solo le persone povere, o deboli, di idee, che non sanno concepire progetti alternativi. Al contrario, è significativo il fatto che un progetto come DC, che tiene al centro una riflessione aperta sulle specificità territoriali, sia in grado di proiettare ed estendere la propria azione ad un network nazionale ed internazionale. Ciò avviene grazie alla qualità dell’iniziativa artistica, al coinvolgimento di soggetti titolati e di partner importanti, ad un’azione di comunicazione estesa ed efficace. Questo meccanismo si è dimostrato, e si dimostra, capace di generare input positivi non soltanto per se stesso, ma anche per il territorio su cui agisce, e per i siti che vengono scelti per avviarvi i cantieri principali. La concretezza di questo progetto, e la sua condivisione, ha ad esempio portato l’Amministrazione di Erto e Casso ad affidare a DC il progetto di rilancio del Nuovo Spazio di Casso, che verrà inaugurato il prossimo 15 settembre. Anche la collaborazione con il Museo Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo, che sabato prossimo 11 agosto porterà all’inaugurazione della mostra Giocando con le Regole, presso il Museo delle Regole di Cortina, dimostra come DC non sia un’esperienza autoreferenziale, ma un processo estroverso che cresce ed integra, legandosi con altri soggetti propositivi e vitali all’interno del territorio dolomitico (e fuori da esso), e rifiutando le logiche passive e inerziali.

Blocco di Taibon

Sabato, all’apertura del Blocco di Taibon, nell’arco della giornata sono passate almeno 5-600 persone: questa fabbrica chiusa e abbandonata da anni, era finalmente viva. Questo brulichio inaspettato ai pieni dell’austero Agner ha sorpreso molti dei presenti. Artisti, curatori, galleristi, giornalisti, persone venute da lontano, molti abitanti della vallata agordina, si sono incontrati, trovando in questo punto un’area di contatto, gravida di spunti. C’erano persone, cervelli, idee, artisti, amministratori, politici, imprenditori, e cittadini.

C’erano anche molti degli oltre 100 soggetti che sostengono attivamente il progetto. Soggetti pubblici e privati, che insieme vanno a costituire quella Rete integrata di soggetti partecipativi e motivati su cui si impernia la struttura di DC, e senza i quali esso sarebbe impossibile. Numerosi di questi soggetti hanno lavorato direttamente con gli artisti. Non vi sono due comparti separati: gli artisti e gli sponsor lavorano insieme.

DC – prosegue il suo fondatore Gianluca D’Incà levis – è forse prima di tutto un sistema di collegamento e attivazione, di spazi, risorse inutilizzate e trascurate, soggetti diversi, realtà produttive, persone, modalità, idee. Un vettore che opera sugli strati, definiti e abitualmente segregati, creando tra di essi uno spazio di dialogo ed azione, mettendoli in comunicazione, e in tal modo propagando un’onda trasversale che muove e insinua la possibilità di rapporti nuovi. Se gli artisti lavorano insieme ai produttori di materie e materiali, se le mostre vengono fatte mettendo in rete la capacità ideativa dell’artista e quella fabbricativa dell’industria, ecco che si realizza un sistema di lavoro integrato che chiamiamo produttivo culturale, e che intendiamo seriamente come un’opzione di rilancio culturale per un territorio che langue, che si muove poco, che ha bisogno di svegliarsi, di avviare processi aperti, ad ogni livello, così da evitare che le montagne, e le cime, siano muro, barriera, limite, diga. DC crea uno spazio culturale d’azione in cui la montagna è il luogo, teorico e fisico, dell’attivazione, dell’ospitalità, dell’apertura, del superamento, dello sconfinamento, dell’incentivazione, in senso lato”.

Le sei mostre aperte da sabato 4, e visitabili fino al 9 settembre (info su www.dolomiticontemporanee.net), nel nuovo Blocco di Taibon, sono uno degli epicentri di questo progetto mobile, che nel corso dell’estate proporrà molti altri momenti d’attivazione.

Le mostre sono visitabili dal martedì alla domenica, 10.00-12.30, 15.00-19.30.

All’inaugurazione hanno presenziato diverse autorità ed amministratori patrocinatori di DC, eccoli: per la Regione del Veneto, primo sostenitore del progetto, e della partnership con Forte Marghera/Parco del Contemporaneo, c’era la dottoressa Aurora di Mauro, responsabile dell’Ufficio Musei, in rappresentanza della dott.ssa Bressani. Presenti anche il consigliere regionale Sergio Reolon e l’onorevole Franco Gidoni. Per la autorità locali, il sindaco e l’assessore Cultura di Taibon, Loretta Ben e Michele Fusina, il sindaco di Rivamonte, Valter Todesco, il presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Benedetto Fiori, il Presidente del Parco Naturale Dolomiti Friulane, sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, Franco Frison, Segretario del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, una rappresentante della Fondazione Architettura Belluno Dolomiti, Luca Lucchetta, presidente della Comunità Montana Agordina, Simone De Poli, Direttore di Attiva spa, società proprietaria del sito di Taibon (e del complesso di Sass Muss). “Non c’erano rappresentanti della Provincia di Belluno – tiene a precisare Gianluca D’Incà levis – della quale DC, che è un progetto serio, ha volentieri rifiutato lo sterile patrocinio. La Provincia ha deciso di non aiutare DC in alcun modo, quindi, dato che il suo supporto pratico e la sua volontà collaborativa sono stati inesistenti, per coerenza non esiste alcuna possibilità di accettarne il vuoto Patrocinio”!

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