Sulla vicenda della messa in vendita delle quote della Dolomitibus, di proprietà del Comune di Belluno, interviene il sindaco Jacopo Massaro per alcune precisazioni.

“Rispetto alla vicenda Dolomitibus, troppo spesso sento argomentazioni non corrette e vedo fare valutazioni sul mio operato basate su presupposti sbagliati. Ritengo perciò necessario fare chiarezza sull’argomento, chiarendo alcuni punti fondamentali:
1. Non è vero che il socio privato Ratp Dev Italia S.r.l. ha presentato una mera manifestazione di interesse. In data 8 maggio 2012 la società ha inoltrato una vera e propria offerta, versando una cauzione di 1 milione di euro.
2. Non è vero che noi abbiamo venduto le nostre quote di Dolomitibus. La vendita è stata deliberata dalla precedente amministrazione nel 2011 (delibera di Consiglio comunale n. 41 del 29.11.2011) e l’entrata che ipotizzavano di ottenere da tale vendita (2.200.000 euro) è stata iscritta al bilancio pluriennale 2012.
3. Noi abbiamo tempo fino al 26 dicembre 2012 per accettare o rifiutare le offerte che sono pervenute. Quindi c’è ancora tempo prima di una scelta definitiva.
4. I 2.200.000 euro previsti in entrata dalla precedente amministrazione, derivati dalla vendita delle quote del Comune di Belluno (10,6%), non solo sono stati iscritti al bilancio 2012, ma sono stati inseriti nel piano dei pagamenti, come colonna del rispetto del patto di stabilità. Questo vuol dire che il bilancio di quest’anno trova il suo equilibrio anche grazie a questi 2.200.000 euro, previsti come entrata liquida che consente una uguale uscita, ci permette cioè di spendere altrettanto denaro. Ne consegue che noi potremmo rifiutare l’offerta di acquisto del socio privato di Dolomitibus solo a patto di trovare, entro il 31.12.2012, altri 2.200.000 euro liquidi in entrata, pena il disequilibrio di bilancio.
5. Stiamo perseguendo l’opzione di vendere la nostra quota alla Provincia di Belluno con un doppio obiettivo:
mantenere la società a maggioranza pubblica e fare in modo che il pacchetto della Provincia non diventi minoritario e di conseguenza svalutato.
Con la nostra vendita al socio privato, il pur corposissimo 49,90% della Provincia non varrebbe quasi nulla, perché il socio privato diverrebbe maggioritario con il 50,1%.
6. Rimane il fatto che il Comune di Belluno è obbligato a vendere. La legge impone ai comuni sotto un ceto numero di abitanti di mantenere una sola società partecipata, mentre la Provincia, con un maggiore bacino di abitanti, non ha questo vincolo. Ecco che l’ipotesi di vendere a Palazzo Piloni acquista ancora maggiore significato.
7. Il bando della precedente amministrazione prevede l’alienazione dell’intero pacchetto non divisibile e a questo siamo vincolati. Comunque, vendere solo parte del pacchetto, non porterebbe a nulla, perché svaluterebbe l’intera quota, in quanto il rimanente non sarebbe più essenziale alla maggioranza. Aggiungiamo che la perdita di valore del pacchetto comporterebbe danno erariale.
8. L’approvazione del bilancio di domani nulla ha a che fare con la questione, in quanto l’entrata prevista è già stata iscritta al bilancio 2011 e 2012.
Ho ritenuto opportuno chiarire, mi auguro una volta per tutte, questi punti, perché sono essenziali per inquadrare correttamente della questione e perché di Dolomitibus si parla molto e quasi sempre a sproposito. La situazione è delicata e so benissimo che i lavoratori stanno vivendo momenti poco sereni, come so benissimo che in democrazia esprimere la propria opinione è un diritto di tutti, però è anche giusto e necessario parlare avendo chiari tutti gli elementi: la critica a oltranza e senza le corrette premesse, non porta da nessuna parte”.
