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Duello leale sulla 7 tra Paniz e Travaglio per la prescrizione breve. Ma nel sondaggio il 53,1% degli italiani sta con la magistratura e solo il 18,3% con Berlusconi

E’ stato un duello tra gentiluomini quello di questa sera alla trasmissione “In onda” sulla 7condotta da Luisella Costamagna e Luca Talese. Da una parte l’onorevole Maurizio Paniz (Pdl), noto avvocato bellunese, chiamato a difendere la norma da egli stesso voluta che taglia la prescrizione per gli imputati incensurati. E dall’altra l’altrettanto noto giornalista e scrittore, vicedirettore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio con la tesi opposta e cioè quella secondo cui la norma è stata confezionata anche questa volta ad personam, per il premier Berlusconi. Diciamo subito che nel sondaggio mandato in onda, il 53,1% degli italiani intervistati si è schierato a favore della magistratura e solo il 18,3% con il presidente Berlusconi. Tendenza confermata nel successivo sondaggio che vede l’81,4% gradire l’operato del capo dello Stato Napolitano, il 62% apprezza la magistratura, mentre l’indice di gradimento del Parlamento scende al 34,9% e del Governo al 33% probabilmente a causa dello spettacolo dato negli ultimi giorni. Per quanto riguarda le posizioni dei duellanti, Paniz ha ribadito, come aveva fatto in altre interviste, che accorciare la prescrizione agli imputati incesurati nei processi di I° grado non incide sullo svolgimento del processo Mills dove Berlusconi (imputato incensurato) è accusato di corruzione. Perché – sostiene Paniz – la prescrizione sarebbe scattata a gennaio 2012 e dunque non si sarebbero comunque potuti celebrare  tre gradi di giudizio nell’arco di 10 mesi. Sarcastico Travaglio, che replica «come dire, tanto mio nonno prima o poi muore ammazziamolo subito»! Elencando poi minuziosamente i vari interventi del legislatore “ad personam”, dalla legge ex Cirielli del 2005 che ha portato la prescrizione da 15 a 10 anni e oggi la “prescrizione breve” di Paniz che riduce ulteriormente la prescrizione per gli incensurati portandola a 9 anni e due mesi facendo quindi morire il 6 aprile il processo Mills. «Che senso ha – ha detto Travaglio –  stabilire che il giudice ha meno tempo per processare un incensurato che ha truffato un milione di euro, rispetto ad un imputato che ha truffato mille euro, ma ha precedenti penali? Il motivo è che non si vuole arrivare a sentenza nei processi. Perché se è stato condannato Mills in Cassazione per aver ricevuto i soldi, è evidente che sarebbe condannato anche Berlusconi se si riuscisse a celebrare il processo».

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