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martedì, Febbraio 7, 2023
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Una grossa Scuola pubblica spa centralizzata, altro che federalismo!

Hanno provato con la protezione civile, ma è andata male. Ora ci riprovano con la scuola. Il grido d’allarme è stato lanciato da Adriana Bizzarri , coordinatrice nazionale della Scuola di cittadinanza attiva, al link:
http://www.cittadinanzattiva.it/il-punto-archivio-comunicazione/4448-scuola-pubblica-vendesi.html
che ha osservato come l’ipotesi di una costituenda “Scuola Spa” sia apparsa su alcuni quotidiani nei giorni. «Pur non essendo seguita ad essa alcuna dichiarazioni ufficiale da parte dei ministeri competenti (Economia, Infrastrutture ed Istruzione). Una circostanza singolare – fa notare Bizzarri –  alla luce di episodi precedenti, ovvero le 12.000 scuole a rischio sicurezza, e le 2.400 scuole rischio amianto. Cos’è la scuola Spa? Un soggetto misto, pubblico–privato, nazionale, che si occupa della gestione dell’edilizia scolastica, ma anche della gestione di mense, corsi di formazione e aggiornamento. Per far questo i tre Ministeri starebbero lavorando ad un piano operativo e, forse, ad un testo legislativo che, entro la fine di ottobre, dovrebbe dare vita ad una Spa rilevando tutte le competenze, oggi proprie degli enti locali, riguardanti la proprietà, la costruzione, la manutenzione, la messa in sicurezza degli edifici scolastici. I fondi inizialmente a disposizione della Spa sarebbero quelli dell’ultimo stralcio dei fondi CIPE destinati all’edilizia scolastica, di circa 400 milioni di euro. Tra le righe si parla anche del grave stato in cui versa l’edilizia scolastica al punto che sembrerebbe che 10.000 edifici scolastici sarebbero da demolire. Alcuni elementi dell’operazione destano molta preoccupazione, osserva la coordinatrice di Cittadinanza attiva. Perché non è ammissibile scoprire per caso, da un articolo di giornale, che 10.000 dei 42.000 edifici scolastici pubblici dovrebbero essere demoliti, quando da anni aspettiamo di sapere quale sia la reale situazione e dimensione del problema, attraverso i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, di cui sembra che solo pochi abbiano il privilegio di conoscere i risultati. In secondo luogo, non capiamo la necessità di ricorrere a strumenti “straordinari” e non avviare piuttosto, come avviene in tutti gli altri paesi europei, programmi decennali di edilizia scolastica, compartecipata, senza interruzioni e senza tentennamenti al di là del succedersi dei governi. In terzo luogo, ci chiediamo come si possa conciliare l’avvento del federalismo nell’istruzione (ancora in gestazione) con atti che non solo centralizzano ma privatizzano beni pubblici preziosi e vitali come le scuole, togliendo di fatto a regioni ed enti locali i poteri di cui sono competenti per legge in materia di edilizia scolastica. E sicuramente gli stessi sarebbero ulteriormente penalizzati: con questa operazione dissennata, gli enti locali si troverebbero più poveri di quanto già non siano per aver perso un patrimonio inestimabile prima (gli edifici scolastici) e per dover pagare poi gli affitti degli immobili di cui attualmente sono proprietari. Sarebbe meno paradossale e più semplice lavorare sulla revisione dei limiti imposti dal Patto di stabilità, consentendo ai Comuni virtuosi di spendere quanto a loro disposizione e a quelli inadempienti di essere colpiti con sanzioni e azioni di surroga da parte del Governo centrale. Che dire poi dell’oggetto dell’operazione – conclude Adriana Bizzarri – Nnon si possono mettere sullo stesso piano edilizia scolastica e gestione delle mense, gestione del personale ATA e corsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti. Ma non sarà che, in fondo, si considerano i bambini che mangiano, il personale docente che si aggiorna, il personale ATA che si professionalizza, al pari delle suppellettili e delle strutture scolastiche da aggiustare e rimodernare? Per tutto questo la Spa non ci sembra la soluzione al problema. Ci sembra piuttosto la strada più breve e rapida per distruggere il bene pubblico “scuola” ed accelerarne la sua totale privatizzazione, accampando motivazioni legate all’urgenza e alla gravità della situazione».

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