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lunedì, Settembre 28, 2020
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La terza missione in Afghanistan del 7mo Alpini

Per gli Speciali di Bellunopress, pubblichiamo il servizio di Federica Fant sulla partenza del 7mo Reggimento Alpini. Senza dimenticare che i contingenti militari americani nel 2010 sono presenti in 75 stati al mondo, che l’economia dell’Afghanistan in questo momento è per lo più sorretta dal narcotraffico, e che per contrastare lo sconforto dell’opinione pubblica e anche dei comandi Usa/Nato è stata fatta girare la falsa notizia di fantomatiche ricchezze nel sottosuolo afghano (litio, rame, oro). E il dossier pubblicato da Wikileaks sulla guerra afgana   http://www.wikileaks.org/wiki/Wikileaks 

Il 7mo Alpini va in Afghanistan: domani parte il comandante con la Bandiera di guerra 
 
Il Settimo torna in Afghanistan. Per la terza volta in quattro anni. Partono domani mattina il comandante e la Bandiera di guerra del 7° Reggimento Alpini. I circa 400 militari della caserma Salsa hanno cominciato a lasciare l’Italia già dai primi di luglio, gli ultimi arriveranno a Bakwa, nella provincia di Farah, situata nella zona occidentale dell’Afghanistan, entro la metà di agosto. 

Col. Paolo Sfarra
Col. Paolo Sfarra

Nell’area del Regional Command West, gli alpini saranno impegnati fino a febbraio 2011 nell’ambito della missione Isaf, «in attività di supporto alle autorità afghane nell’incremento delle condizioni di sicurezza», ha spiegato il colonnello Paolo Sfarra. Con gli uomini e le donne del Settimo, che saranno circa la metà del reggimento, ci saranno una compagnia del 2º Reggimento genio di Trento e una compagnia del 7º Reggimento trasmissioni di Sacile. «Andremo a costituire una quarta task force e presidieremo due distretti: quello di Bakwa e del Gulistan». Un’area circa di 150 chilometri per 80, pari alle province di Padova e Rovigo insieme, per intenderci.

Scopo della missione
«La missione Isaf si interessa del processo di estensione dei sistemi di sicurezza. Le attività di Isaf sono tutte in collaborazione con le forze armate e la polizia afghana», specifica il comandante Paolo Sfarra. Oltre all’impegno operativo dello missione «anche noi contribuiremo all’attività Cimic, in cooperazione con le autorità locali – precisa il comandante Sfarra – abbiamo dei fondi di Isaf e altri che provengono da associazioni del Triveneto. In particolare nel Bellunese abbiamo le tre sezioni Ana di Belluno, Feltre e del Cadore, che ci hanno contattato per mettere a disposizione un loro contributo, così come le sezioni di Vicenza e di Valdobbiadene». L’Ana infatti ha già avviato una raccolta fondi per finanziare interventi a favore della popolazione locale. Fra i progetti che potrebbero essere attivati, vi è anche «la costruzione di pozzi per l’acqua». Il colonnello Sfarra ha parlato dell’Afghanistan «che è un ambiente molto complesso, e decideremo insieme alla popolazione come attivarci in progetti che possano essere sostenibili dalla popolazione senza il supporto del contingente». Molto l’addestramento che in questi mesi è stato fatto al Settimo.

L’addestramento
Un’attività preparatoria che ha spaziato da esercitazioni a fuoco, in particolare quella svolta a Monte Romano (Viterbo) dove sono stati simulati check point, esplosioni di Ied, pattugliamenti. «Non è mancata la preparazione su gli usi e i costumi afghani, tenuti da una professoressa afghana; un team di psicologi ha tenuto corsi di stress managment dove sono stati dati degli strumenti utili a gestire lo stress; il Genio ha fatto conoscere come prevenire le minacce di ordigni esplosivi; del personale medico ha introdotto temi di profilassi, nonché tanta preparazione fisica», ha aggiunto il comandante Sfarra.

I compiti del 7mo alpini
Quali i compiti del Settimo in Afghanistan? Dopo una prima «fase di ambientamento, resa necessaria dalle condizioni climatiche e dalle peculiarità del territorio, gli alpini si occuperanno prevalentemente di garantire supporto alle forze di sicurezza afghane, in coordinamento con le forze della coalizione» spiega il comandante.  In particolare, oltre a svolgere attività congiunte con l’esercito e la polizia afghani, «ci occuperemo di pattugliamento e controllo del territorio, protezione e sorveglianza.  Saranno inoltre impegnati in attività Cimic-cooperazione civile e militare, con la ricostruzione di infrastrutture, l’assistenza sanitaria e veterinaria e il sostegno a progetti di assistenza umanitaria». Federica Fant

Chi c’è dietro a un militare?
L’umanità dei nostri soldati. La partenza del comandante

Andare in Afganistan oggi non è certo una passeggiata. Non lo è per i militari, che comunque lo fanno con orgoglio e passione, e non lo è soprattutto per le loro famiglie. Mamme, mogli e fidanzate, padri mariti e fidanzati rimangono a casa aspettando di veder tornare i propri cari. Ma qual è il morale di chi sta partendo in questi giorni? «É alto», dice Sfarra senza esitazioni «il personale è preparato e sereno, le famiglie un po’ meno, e vivono il momento con particolare apprensione». Il colonnello Sfarra è alla sua sesta missione, ha moglie e due figli, una bimba di «4 anni compiuti a maggio e un bimbo di 21 mesi, vorrei tornare per il suo compleanno il 1° novembre». «Sono nato il 3 agosto 1966, sono stato un Boyscout Agesci e la considero una grande esperienza formativa, poi nell’85 sono entrato in accademia militare». Sei le missioni che lo hanno impegnato negli ultimi 17 anni: Mozambico (1993-94); Kosovo (2000); Iraq (2003) «c’ero quando abbiamo aperto il comando italiano, ero tra i primi ad arrivare a Nassirjia». Mostar (2005) in Bosnia Erzegovina e l’ultima missione è stata quella a Sarajevo. É tornato ad aprile e oggi riparte per l’Afghanistan. «Mia moglie non è particolarmente contenta, ma mi supporta come ha sempre fatto». Federica Conti, infatti, racconta la partenza del marito, il colonnello Sfarra, con emozioni tutte femminili. «Parlo da donna, soprattutto da moglie e madre – racconta -. Dal mio punto di vista non è semplice. La preoccupazione c’era 17 anni fa con la prima missione e c’è ora, indipendentemente dal grado che riveste Paolo». Il problema principale «oltre alla mancanza è spiegare ai bambini che papà è via. Bisogna far vedere che il papà c’è attraverso il telefono o Skipe, e contenere il disagio e le regressioni del più piccolo quando mio marito rientrerà», aggiunge Federica Conti. «Non potremo andarlo a trovare, come è successo a Sarajevo, ma mi ha assicurato che ci sentiremo quotidianamente. Non ci si abitua mai a queste partenze, soprattutto se la meta è l’Afghanistan».

Elena Miolo
Elena Miolo

Gabriele Mirandola
Gabriele Mirandola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La partenza dei reparti
Lo stesso vale anche per i ragazzi del Reggimento che stanno per partire. Fieri di portare il tricolore al braccio sinistro e lo stemma del Settimo al destro. Ma dalla divisa quello che traspare forte e chiaro è un gruppo di ragazzi di neanche trentanni che, come ideale, ha la voglia e l’opportunità «di chi è meno fortunato di noi. Ai miei fratellino di otto anni ho detto che andiamo ad aiutare altri bambini che non hanno da mangiare», racconta una di loro, Samantha. Ragazzi normali, come il caporal maggiore Pierpaolo Carmosino, il caporale Marco Spedo, il 1° caporalmaggiore Elena Miolo, il caporale Samantha Miani e il caporalmaggiore Gabriele Mirandola, ce n’è tanti in Italia. Tra loro anche due donne. Elena Miolo è alla prima missione all’estero e racconta cosi la sua partenza: «la vivo come un’esperienza nuova, dove so che come militare avrò sicuramente il compito di rapportarmi con le altre donne del posto».Il riferimento è chiaro: in una realtà in cui essere donna non è sempre facile, il saper interagire diventa quasi una sfida con se stessi. «Ma durante l’addestramento ci hanno insegnato come essere all’altezza della situazione – aggiunge Samantha Miani che ha soli 23 anni è già stata anche in Kosovo -. Nella prima missione del 2008 son stata abituata nella base a essere trattata un militare e basta, il bello dell’Afghanistan sarà mettere a frutto ciò che ci ha insegnato la professoressa afghana e avere rapporti anche con donne del posto». I ragazzi annuiscono: «mettersi la mano al cuore e salutare le persone in modo rispettoso è sicuramente un consiglio prezioso che metteremo a frutto». Per qualcuno è stata dura spiegare alla ragazza che doveva partire per un teatro così lontano e così pericoloso: «Siamo fidanzati da più di tre anni, all’inizio non era affatto propensa alla mia partenza, ma quando ne abbiamo parlato ha capito che questo è il mio lavoro, che siamo preparati e addestrati per farlo al meglio», dice Gabriele Mirandola. Parla molisano, ma vive a Belluno da tre anni, Pierpaolo Carmosino è già stato in Kosovo e in Afghanistan e ribadisce il concetto: «abbiamo un bagaglio addestrativo valido, certo che la famiglia si preoccupa e sta in ansia. A noi per primi ci manca quando siamo fuori area». Marco Spedo è alla prima esperienza e la sua «fidanzata è molto preoccupata, ma sono certo che mi supporterà giorno dopo giorno». Sorridono i ragazzi quando gli dai l’ «in bocca al lupo»: nei loro occhi c’è l’Italia.  Federica Fant

Samantha Miani
Samantha MianiMarco Spedo

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