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lunedì, Ottobre 3, 2022
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Ospedali, scuole, fabbriche, per far vivere la montagna. Reolon: “Tagliare una scuola, depauperarne il servizio, vuol dire perdere metà paese”

“Paesi, non dormitori. Qualità della vita quotidiana. Garanzia per i servizi di base. Riconversione e diversificazione dell’economia: anche a partire dalla formazione”. Così Sergio Reolon ribadisce la necessità di una attenzione diversa per chi vive in montagna. Anche alla luce della crisi che, in questi giorni, inizia a mostrarsi attraverso cifre precise: “Si parla di oltre mille addetti in meno nel settore dell’occhialeria; si discute sul trasferimento della Marcolin. Eppure, credo, questa non è una partita che riguarda solo il Cadore, bensì l’intera provincia. Oggi è l’occhiale, ma segnali di fragilità arrivano anche da altri settori: ora più che mai è necessario pensare al nostro territorio come al patrimonio che ci permetterà di avere un futuro”. Ma le condizioni necessarie, secondo Sergio Reolon, passano attraverso strumenti precisi: “Avere un governo forte del proprio territorio significa anche poter salvare quelli che sono i presìdi del suo popolamento. Ospedali, scuole, fabbriche, non rappresentano solo posti di lavoro: ma garanzie per la qualità della vita di chi la montagna la abita, la vive, e, dunque, la rende viva. Quando i tagli, o gli spostamenti, o i traslochi, o gli accorpamenti avvengono sulla carta, raramente ci si rende conto di cosa significhi, questo, nella vita quotidiana delle persone. Partire dalla vita quotidiana delle persone significa invece rendersi conto dei sacrifici che ogni giorno vengono fatti: ci sono studenti che ogni mattina si svegliano all’alba per poter andare a frequentare una scuola; ci sono bambini; ci sono famiglie intere che si spostano. Chiudere una scuola, tagliare una classe significa anche questo: imporre sacrificio su sacrificio. Non si può ignorare che, in questo momento, lo Stato considera la scuola come una spesa, una pesante voce in bilancio. La montagna ha invece bisogno di questa risorsa: tagliare una scuola, depauperarne il servizio, vuol dire perdere metà paese”. Ma la ricaduta è anche, a lungo raggio, strettamente economica: lì dove la scuola incontra il mondo adulto. Continua infatti Sergio Reolon: “La possibilità di riconvertire l’economia del nostro territorio si lega proprio alla formazione delle persone: alla possibilità, o meno, che viene fornita a tutti di acquisire competenze diverse lungo tutto l’arco della vita. Oggi la formazione degli adulti, in provincia, è affidata ai tre Centri Territoriali Permanenti di Belluno, Pieve di Cadore e Quero, e a pochissimi istituti superiori che propongono, con sforzi enormi e molte difficoltà, un percorso serale per acquisire il diploma superiore. L’esperienza di queste scuole ha permesso a moltissime persone di conquistare titoli, di accedere a posti di lavoro diversi, di cambiare il proprio profilo lavorativo. Questa è una chance che non va sottovalutata, ma potenziata: non è un peso, ma un investimento per il nostro territorio. Il Ministero, in prospettiva, per i prossimi due anni prevede invece su tutto il territorio nazionale tagli cospicui: oltre 2.500 posti di lavoro in meno tra Ctp e superiori serali.  Anche se i tagli, nella migliore delle ipotesi, non riguarderanno direttamente il Bellunese, questa impostazione avrà comunque un’ottica di contenimento. Questo, in un momento in cui potenziare, aprire questo settore nel nostro territorio sarebbe invece prezioso. Basti pensare alle zone di Agordo, o all’Alto Cadore: che, quanto a insegnamento agli adulti, ora sono completamente sguarnite”.

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