Belluno, 21 aprile 2026 – A Palazzo Rosso non è ancora tempo di bilanci definitivi, ma è già tempo di sentenze. L’affondo del Patto per Belluno contro il sindaco Oscar De Pellegrin affinché non si ricandidi, non è solo una bordata di fuoco amico in una maggioranza che appare sempre più sfilacciata, ma è il segnale che il rito del bruciare i nomi potrebbe essere cambiato.
Nella Prima e nella Seconda Repubblica, far uscire il nome di un candidato un anno prima era una condanna a morte politica: il sacrificio serviva generalmente a coprire il vero cavallo di razza su cui puntare per la corsa finale. Oggi, però, la strategia sembra mutata. Far circolare i nomi dei candidati sindaco non è necessariamente un modo per bruciarli, ma potrebbe essere un test di stress sull’opinione pubblica e, soprattutto, un segnale agli alleati.
Il Patto per Belluno ha scelto la via del pragmatismo brutale: citare sondaggi social e appeal in calo per chiedere a De Pellegrin un passo indietro. È una mossa che trasforma i prossimi dodici mesi in una lunghissima anatra zoppa per l’attuale amministrazione, ma che serve a preparare il terreno per una candidatura politica forte, capace di blindare la città in vista del post-Olimpiadi.
Perché fare i nomi oggi?
Il termometro del consenso: in un’epoca di politica fluida, i partiti usano i media come laboratori. Se i nomi di politici noti raccolgono l’entusiasmo dell’elettorato, la strada è spianata; se invece scatena veti incrociati, c’è ancora tutto il tempo per cambiare rotta.
Tuttavia, il rischio resta.
Trasformare l’ultimo anno di mandato – le elezioni amministrative a Belluno si terranno nel maggio 2027 salvo accorpamenti o variazioni legislative – in una rissa interna sulla successione è un regalo inaspettato alle opposizioni. Se il centrodestra bellunese, o almeno una parte di esso, pensa che per vincere basti “cambiare il pilota” senza risolvere le criticità (Nevegal, ex Agip Baldenich, progetto via Feltre), potrebbe essere sbugiardato dall’elettorato che, stanco dei tatticismi, potrebbe scegliere di cambiare scuderia.
Belluno non è solo un capoluogo, è un laboratorio politico di montagna. E quest’anno, la neve si sta sciogliendo molto prima del previsto, lasciando intravedere le insidie di un terreno quanto mai scivoloso.
(rdn)
