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Made in Italy, stoppata l’abrogazione: le organizzazioni artigiane hanno costretto il governo a una pausa di riflessione. Per il momento la legge 99 resta operativa. Spaccata Confindustria

Era entrata in vigore da 15 giorni e rischiava di essere congelata dal Consiglio dei Ministri. Stiamo parlando della nuova disciplina del “Made in” che ha introdotto novità importanti e, soprattutto, ha ricompreso nella c.d. “fallace indicazione” anche l’utilizzo del solo “uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originarie dell’Italia se non sarà presente anche l’indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera”. “Il governo avrebbe compiuto un atto gravissimo – dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – mascherando con la scusa di una ipotetica competenza europea quello che, di fatto era un dietro-front imposto da quella parte di Confindustria che ha tutto l’interesse a continuare ad ingannare i consumatori.”Anticipata nei giorni scorsi dalle dichiarazioni del vice ministro Adolfo Urso, la decisione del governo di sospendere la nuova legge sul “Made in”, rinviandone l’applicazione “sine die”, era stata subito contestata dalle Organizzazioni dell’artigianato e da quelle dei consumatori.  “Tutto il settore moda – dice Capraro – sarebbe stato colpito pesantemente dal congelamento, perché una decisione come questa avrebbe azzerato un percorso che tutti, salvo i grandi marchi, considerano un passo avanti in materia di tracciabilità e trasparenza. E come noi la pensano anche molti imprenditori industriali, lontanissimi dalle posizioni ufficiali di Confindustria.”La questione del “Made in”, però, è di vitale importanza non solo per il comparto moda, ma anche per i settori del legno, del mobile, della meccanica e dell’occhialeria, tutti interessati a veder salvaguardato il lavoro e l’occupazione locali. “L’idea anticipata nei giorni scorsi dal vice ministro Urso di sospendere la legge 99 – conclude Capraro – avrebbe mostrato a tutti che il governo intendeva far prevalere gli interessi peggiori, quelli di chi usa il potere politico ed economico non per il bene comune, ma per salvaguardare un modo di fare impresa rispetto al quale le aziende artigiane, i lavoratori e i consumatori devono solo essere usati. La settimana di riflessione che il governo ha deciso di prendersi spero serva a emarginare le posizioni come quelle del vice Ministro. Una cosa è certa: accetteremo aggiustamenti solo se davvero migliorativi per le nostre imprese e per i consumatori.”

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