Monday, 22 July 2019 - 04:06

La storia di Giobbe Giopp, l’ingegnere antifascista di Lamon, nell’ultimo libro “Morte al tiranno” di Toni Sirena

Lug 20th, 2013 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Le avventure straordinarie di quattro uomini bellunesi uniti da un unico obiettivo, uccidere il tiranno. Carlo Rudio, un irriducibile mazziniano che nel 1858 tenta di uccidere a Parigi Napoleone III. Angelo Sbardellotto, l’anarchico di Mel che nel 1932 si accinge a tirare due bombe contro Mussolini a Roma. , un fervente repubblicano di Lamon che a cavallo tra gli anni Venti e Trenta organizza complotti per ammazzare il Duce. E un gruppo di azionisti che nel 1943 complottano per uccidere Hitler e Mussolini nell’incontro di Villa Gaggia. Le loro storie sono raccontate nell’ultimo libro di Toni Sirena: “Morte al tiranno”, Cierre editore, 176 pagine, 12 euro.

morte al tirannoL’ingegner Giobbe Giopp, l’esperto di esplosivi e ordigni a orologeria, nato a Lamon il 28 gennaio 1902 e morto in Messico nel 1983 a 81 anni. Protagonista di primo piano dei tentativi di uccidere Mussolini messi in atto tra gli anni ’20 e ’30 e accusato di essere uno dei responsabili del fallito attentato al Re dell’aprile del 1928 alla Fiera di Milano. Doppiamente perseguitato, dall’Ovra la polizia segreta del Duce e dai suoi stessi compagni che ad un certo punto lo ritengono – a torto – una spia fascista. Figlio di Lucia Melchioretto, che sposa in seconde nozze il finanziere Efisio Melis, Giobbe studia a Verona e si laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano. Come in un film d’azione, la sua vita è caratterizzata dall’attività di resistenza contro un regime, intrecciata alla storia d’amore. Quest’ultima ha inizio quando Giobbe ancora adolescente s’innamora di Fanny Susin, la figlia del farmacista di Lamon, divenuta poi maestra, che ricambia il sentimento, fino a raggiungerlo negli anni ’70 in Messico. Un amore che tiene per decenni, inattaccabile dalle aggressioni esterne. Anche quando, ad esempio, il capo dell’Ovra (la polizia segreta fascista dal 1930 al 1943) Michelangelo Di Stefano, nel periodi di confino di Giobbe nell’Isola di Ponza, fa contattare Fanny a Lamon perché le venisse riferito che Giobbe si era fidanzato con un’altra. E suscitare in lei sentimenti di vendetta per farla parlare sull’attività di cospirazione di Giobbe Giopp. Ma la maestra di Lamon non cade nel tranello, e rimane fedele a Giobbe. Fallisce anche l’altro tentativo di Di Stefano, quando con false lettere si spaccia per l’amante abbandonata da Giopp, sempre nell’intento di far parlare Fanny. L’episodio avviene nel periodo di permanenza a Parigi di Giobbe, dopo la fuga rocambolesca da Milano nel 1930, quando era in permesso per un esame universitario dal confino di Ponza. Nella lettera della falsa amante, il funzionario di polizia aveva scritto che Giopp chiamava Fanny sgualdrina in pubblico e la derideva tra le braccia dell’amante. Ma nemmeno allora Fanny cade nella trappola. Perché mai il primo amore avrebbe dovuto fare questo? L’attività politica dell’antifascista Giopp inizia nel 1926, quando organizza la fuga dei dirigenti repubblicani con le loro famiglie. Nel marzo del 1927 ha l’incarico di consegnare una bomba incendiaria a chi si fosse presentato da lui a Milano con l’altra metà di un biglietto da visita ricevuto a Lugano, dov’era la centrale antifascista di Randolfo Pacciardi. Ma è una trappola, la polizia conosce il piano e non fa altro che ficcarlo dentro. Tre settimane dopo scoppia la bomba alla Fiera di Milano con 20 morti. L’obiettivo, secondo la polizia, era Re Vittorio Emanuele, che sfugge all’attentato per pochi minuti. Tra il maggio 1927 e dicembre 1928 si verificano una serie di attentati: al monumento di Napoleone III, la ferrovia Milano-Rogoredo, la linea Milano-Bologna, l’Opera cardinal Ferrari e l’arcivescovado di Milano. Azioni riconducibili – secondo la polizia – alla mano dell’ingegner Giopp, che aveva dimestichezza con la chimica e gli esplosivi. Durante la detenzione Giopp non fa i nomi dei suoi compagni cospiratori, se non quelli già noti alla polizia. Il futuro capo dela polizia politica Leto, lo descrive come “soggetto intelligentissimo dai riflessi fulminei, più che impassibile gelido, tetragono ad ogni insidia dialettica. Che non si abbandonò assolutamente a confessioni”. Giopp viene confinato a Ponza, e nel luglio del 1930 chiede e ottiene un permesso per sostenere i suoi esami universitari a Milano e con un trucco fugge verso Tarvisio e poi in Francia. Da dove confeziona la bomba thermos utilizata da Belloni e Delfini per il primo fallito attentato al Duce. Dalla Francia simpatizza con gli anarchici. Poi nel 1936 è in Spagna, dove progetta ordigni per affondare le navi. Nel 1938 è in Messico ad occuparsi di miniere di mercurio, legname e coltivazioni di cotone. In tutti questi anni rimane sempre in contatto con Fanny. Che quando va in pensione lo raggiunge e lo riporta a casa a Lamon per vivere finalmente insieme. Ma qualcosa non funziona. Giobbe, l’uomo atteso per una vita non era più quello di un tempo. Malato di Alzheimer se ne ritorna in Messico dove muore nel 1983 a 81 anni. Fanny morirà dopo di lui a 92 anni.

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