La Storia ha la pelle spessa, con il maggiore inconveniente di essere ripetitiva a scapito delle stesse vittime. Questa volta si tratta dello stupro di bambini africani da parte dei caschi blu dell’Onu incaricati di proteggerli dalle violenze. Il paradosso farebbe ridere se non fosse cosi sordido.
Vengono stuprati in cambio di biscotti, caramelle, cioccolatini per i più piccoli, mentre per i più grandi, la moneta di scambio si fa in soldi. Tariffa : 5000 fcfa, circa 9 euro, secondo le informazioni date da une delle ragazzine stuprate.
Tutto ciò succede in Africa, nel 21mo secolo, nella Repubblica Centrafricana, in Congo, in Sierra Leone. Nel buco del culo del mondo, ecco perché molto spesso i pedofili responsabili di queste atrocità rimangano impuniti.
Tutto comincia sempre nel segreto delle basi militari installate negli sfortunati paesi in guerra civile, quando, dopo cena, alcuni soldati, sazi di cibo ma affamati di sesso, se ne vanno per le strade delle città buie e sotto coprifuoco con le tasche piene di caramelle, in cerca di ragazzi famelici, allettati dagli odori dolci.
Nell’aprile del 2015, lo svedese Anders Kompass, allora direttore delle operazioni di terra dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, scopre tutto e informa le autorità francesi. Verrà sospeso dalle sue funzioni per insubordinazione. Al giornale inglese The Guardian, disse in un’intervista di aver contattato la Francia perché i suoi superiori non si decidevano a procedere contro i responsabili, nonostante tutte le prove fornite. Parlava di ragazzi e ragazzine usati come oggetti sessuali da mostri venuti da paesi cosiddetti civilizzati, con i loro complici locali, una volta “rispettabili fratelli maggiori”, ora diventati criminali contro l’innocenza.
Questi fatti riguardano i soldati francesi della missione “Sangaris”, non parte dell’Onu, arrivati nel 2013 in Repubblica Centrafricana dopo il golpe di stato. Associati a loro nel vizio, dei caschi blu di 21 paesi sono puntati col dito. Si tratta della Repubblica democratica del Congo con 7 casi, Marocco e Sudafrica, 4 casi, Camerun, Congo-Brazzaville, Ruanda e Tanzania, 3 casi ciascuno, Benin, Burkina-Faso, Burundi, Canada, Gabon, 2 casi ciascuno, molti altri paesi sono ancora sotto esame.
L’Onu ha finalmente deciso di prendere il toro per le corna, esigendo delle sanzioni esemplari dai paesi di origine nei confronti dei soldati responsabili di queste azioni. Nel suo ultimo rapporto dove la “tolleranza zero” è molte volte espressa, si raccomanda e si invita i paesi fornitori di soldati a punire severamente i colpevoli. Si suggerisce la creazione di corti marziali in situ, promettendo di avviare in giugno prossimo un corso on-line obbligatorio per tutti i partecipanti alle missione, un corso basato sulle inchieste a carattere sessuale. Si incarica di difendere personalmente al tribunale le donne abusate. Si promuove, infine, e si richiede la collaborazione dei paesi per il controllo degli antecedenti dei partecipanti alle missione.
Alcuni di questi progetti sono ancora allo studio.
Per quanto riguarda la parte francese, dopo “l’Onore della Francia è in gioco” declamato da François Hollande di fronte alle telecamera di tutto il mondo all’annuncio dell’ennesima accusa di stupro da parte dei suoi soldati in Africa, la vicenda del processo è caduto nel segreto. Non si fiuta niente, non si sa nulla.
Nella attesa che un Dio miracoloso venga nel loro aiuto, la saggezza dovrebbe raccomandare ai piccoli africani di tenersi lontano dalle basi militare di “pace”, che siano dell’ONU o della Francia.
Régine Dang *
*scrittrice camerunese
