HomeLavoro, Economia, TurismoA chi giova lo sciopero generale? * di Primo Torresin

A chi giova lo sciopero generale? * di Primo Torresin

Primo Torresin
Primo Torresin

Lo scontro in atto tra il Sindacato Confederale e il Governo, in particolar modo con il suo Presidente, Matteo Renzi, induce ad alcune riflessioni, supportate da una condizione generale economica ed occupazionale del tutto negativa, che non riguarda solo l’Italia, ma che in Italia pare essere più pesante e più difficile da superare. Con l’aggiunta di una politica che sembra affrontare i problemi in modo più attenta al proprio tornaconto che non a quello generale. Il Presidente del Consiglio, consapevole anche di una traballante unità dei Sindacati, conduce una sua personale battaglia, condivisa dalla maggior parte della gente (checché se ne dica), di rinnovamento anche culturale sia della politica che dell’azione Sindacale. E se l’idea di uno sciopero generale, che sembra ormai certo, si concretizzerà, il maggior beneficiario di questa rituale azione, sarà proprio lui.

Prima riflessione : sono lontani i tempi nei quali un’azione di sciopero generale costringeva il Governo alle dimissioni. Sono passati molti decenni ormai e da allora in poi l’azione dell’astensione dal lavoro è stata sempre meno incisiva in termini di risultati diretti. E’ stata sì il mezzo più efficace a disposizione dei lavoratori di esprimere il porprio dissenso nei confronti del Governo o del proprio datore di lavoro, ma in quanto a risultati diretti questi non sono mai stati né immediati, né efficienti. Nel tempo ha giovato molto più la concertazione della protesta.

Seconda riflessione : da tempo, ormai, al di là della guerra sui numeri, la partecipazione dei lavoratori a questa azione è davvero sempre stata in calo. Oggi lo sarà ancor di più, stante la disoccupazione e la paura di diminuire ulteriormente il già proprio scarso reddito.

Terza riflessione : per come ha preso gambe lo viluppo di quest’idea di sciopero, lo stesso sarà più utile al Presidente del Consiglio, in quanto l’idea generalizzata (vista anche la probabile non partecipazione di CISL UIL) sembra più ricompattare una sinistra extra Partito Democratico con qualche dissidente PD, che non i lavoratori nel loro insieme. E questo porterà inevitabilmente più consenso a Renzi.

Dopo anni di discussioni inefficaci, che non hanno fermato un’azione di impoverimento del Paese, pensare che senza cambiare niente possa migliorare qualcosa dimostra l’incapacità culturale e politica di affrontare diversamente il futuro.

Dopo un ventennio equamente diviso tra Governo di centro destra e di centro sinistra, incapace di essere produttivo e di essere determinante nelle scelte europee, la prospettiva di un’ azione nuova e diversa, che contenga in sé anche il rinnovamento delle persone, rimane uno degli ultimi baluardi che molti sperano non vada disatteso.

Primo Torresin

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