L’analisi di Vamonos Vacanze: l’effetto dei conflitti in Medio Oriente pesa sulle prenotazioni. A rischio 120 milioni di euro per l’estate, mentre i viaggiatori virano su Italia, Spagna e Caraibi.
Roma, 16/03/2026– Il vento di guerra che soffia sul Medio Oriente gela le vacanze degli italiani. L’instabilità geopolitica nell’area del Golfo sta provocando un’ondata di incertezza che colpisce direttamente il settore del turismo organizzato. A lanciare l’allarme è Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi di gruppo, che in un recente monitoraggio evidenzia come il “clima di tensione” stia già svuotando i voli verso destinazioni storicamente amatissime come gli Emirati Arabi Uniti.
I segnali di crisi sono immediati. Per il periodo pasquale, che solitamente rappresenta il 13% dei flussi annuali verso il Golfo, erano previste circa 72mila partenze dall’Italia, per un giro d’affari di 120 milioni di euro. Tuttavia, i dati reali raccontano una storia diversa: si registrano già 15mila cancellazioni e oltre 25mila prenotazioni rimaste “congelate” in attesa di conferma. Un rallentamento che mette a rischio circa 50 milioni di euro solo nelle prossime settimane.
Se la primavera preoccupa, l’estate rischia di diventare un caso critico. Tra giugno e settembre, il mercato dei viaggi verso il Golfo vale oltre 400 milioni di euro. “Se l’instabilità dovesse proseguire — avvertono gli analisti di Vamonos-Vacanze.it — la domanda potrebbe crollare del 30%, con una perdita potenziale che supererebbe i 120 milioni di euro”.
Di fronte a questo scenario, la sicurezza diventa la priorità assoluta. Vamonos Vacanze ha già deciso, in via precauzionale, di sospendere tutti i viaggi verso il Golfo fino al primo maggio, con particolare attenzione agli scali negli hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha. “Una nostra unità interna monitora la situazione giorno per giorno — spiegano dal tour operator — e in molti casi stiamo riprogrammando i voli con compagnie alternative per garantire la massima tutela ai viaggiatori, facendoci carico dei costi extra”.
L’incertezza non ferma però la voglia di viaggiare, ma ne cambia la direzione. Si assiste infatti a una redistribuzione dei flussi verso mete percepite come più sicure e stabili. Cresce la domanda per il turismo di prossimità e per il Mediterraneo, con Italia, Spagna e Grecia in cima alle preferenze. Per chi non rinuncia al lungo raggio, le rotte si spostano verso Capo Verde, i Caraibi e l’Africa.
Un altro effetto collaterale della crisi riguarda il portafoglio: il timore di un’impennata dei costi del carburante aereo sta spingendo molti turisti ad anticipare le prenotazioni. L’obiettivo è bloccare il prezzo dei voli prima che i rincari legati alla crisi energetica e alle deviazioni delle rotte aeree rendano il preventivo proibitivo.
