
Venezia, 27 giugno 2025 – Dopo quindici anni di governo Zaia, il Veneto si prepara a un possibile cambio di rotta. Mentre il centrodestra si arena in una “lacerante discussione interna” sul terzo o addirittura quarto mandato del Presidente, definita una “misera lotta per il potere” lontana dalle esigenze dei cittadini, il centrosinistra affila le armi e definisce la sua proposta per un’alternativa. Nelle scorse ore, la figura di Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso e avvocato, ha raccolto il consenso di Alleanza Verdi Sinistra, proponendosi come nome unitario per guidare la coalizione.
Manildo, il candidato unitario per “voltare pagina”
La scelta di Manildo, sottolinea una nota congiunta firmata da Enrico Bruttomesso (Co-Portavoce regionale Europa Verde) e Marco De Pasquale (Segretario regionale Sinistra Italiana), rappresenta una “proposta unitaria, in grado di tenere assieme l’asse portante del centrosinistra e soprattutto di affrontare con grande serietà i problemi che in Veneto diventano sempre più pressanti”. L’obiettivo è chiaro: liberare la regione da una gestione percepita come autoreferenziale e rimettere al centro le “priorità collettive”.
Emergenza clima e pace: le sfide di un Veneto “soffocato”
Il programma dell’alternativa si concentra su temi urgenti, a partire dall’emergenza climatica. “Stiamo vivendo un’estate già caldissima: la vivibilità delle nostre città, spesso soffocate dal cemento, mette a repentaglio la salute collettiva”, scrivono Bruttomesso e De Pasquale. Il nuovo Veneto, dunque, dovrà “liberarsi dai veleni dell’aria, del suolo, dell’acqua”, imparando anche dalla sentenza Miteni, e “imboccare con grande decisione la strada delle energie rinnovabili e della bonifica dei territori”. L’obiettivo? La “neutralità climatica come cardine di ogni politica pubblica”, perché “non esiste un Pianeta B, e non esiste nemmeno un Veneto B”.
Altro fronte caldo, quello della guerra. Il centrosinistra critica duramente il “folle piano per portare la spesa per il riarmo al 5% del Pil”, che “impatterà pesantemente anche sulla capacità pubblica di erogare servizi, dalla sanità all’istruzione all’assistenza sociale”. Viene respinta con fermezza la “svolta securitaria e militare” imposta dal centrodestra, ammonendo sulle conseguenze che i territori potrebbero pagare a caro prezzo. Con le basi di Ghedi e Aviano, il Veneto si trova “stretto tra l’escalation” e non può assistere inerme ai programmi di “conversione dell’industria civile ad usi bellici”. Il messaggio è forte: “Il Veneto è una terra di pace e di lavoro: le due cose vanno sempre di pari passo.”
Sicurezza sul lavoro e sanità: le piaghe di una “strage quotidiana”
La nota non risparmia critiche anche su altri fronti sociali cruciali. Sul fronte della sicurezza sul lavoro, il quadro dipinto è drammatico: “Il Veneto, con un’incidenza di decessi sul lavoro superiore alla media nazionale, è entrato in zona arancione”, a cui si aggiungono “infortuni e malattie professionali”. Non si parla più di emergenza, ma di un “fenomeno purtroppo strutturale e drammatico”. La priorità assoluta è “fermare questa inaccettabile spirale”, con misure concrete, risorse, strumenti preventivi, personale per i controlli e un “cambio radicale nel modello economico, che non metta più al primo posto il profitto rispetto alla vita e alla salute di lavoratori e lavoratrici”.
Infine, la sanità. Il testo denuncia un peggioramento dei problemi: il comparto pubblico è in difficoltà, con un numero crescente di cittadini che si rivolgono al privato e chi non può permetterselo che rinuncia alle cure. Medici e infermieri sono “costretti a turni insostenibili, con carenze di personale nel pubblico e stress da lavoro crescente”. Un sistema, si legge, “vicino al punto di esplosione”.
Tutto ciò, concludono Bruttomesso e De Pasquale, “richiede discontinuità, un progetto politico serio, fatto di azioni e non di parole”. Alleanza Verdi Sinistra si dice pronta a mettere tutte le energie per “voltare, finalmente, pagina nella nostra Regione”.
