“La Salute Mentale che racchiude tante situazioni di malessere: dall’ansia e la depressione a disordini mentali importanti. Accanto a noi ci sono gruppi e associazioni che da tempo cercano di parlarne e di attivarsi per dare aiuto alle famiglie e ai pazienti a cui serve una occupazione, un sentirsi utilie soprattutto“persone agli occhi di molti che volgono lo sgurado altrove come se l’argomento non lo potesse riguardare mai”.
Lo sostiene il Comitato feltrino per il diritto alla salute, che segnala alcune situazioni critiche sul tema della salute mentale.
“Da parte nostra – si legge nella nota del Comitato – iniziamo il nuovo anno con un incontro con i Referenti della ULSS1 Dott. Gatto Dirigente del dipartimento salute Mentale , Dott Favaretto – Consulente nominato per la salute Mentale – e la dott.ssa Paludetti – Direttrice Socio Sanitaria da poco nominata. L’incontro era stato chiesto per capire lo “stato di fatto” e porre le criticità legate a questo ramo della Sanità Salute Mentale e della gestione pubblica in ULSS1.
In attesa di avere i dati completi nella prossima riunione del Consiglio di Dipartimento di Salute Mentale, è stata fotografata la situazione dei Ricoveri in SPDC a Belluno: unico in provincia con 16 posti funzionanti (dovrebbero essere 20) e in quei Reparti di Ospedali vicini con cui esistono Convenzioni (ULSS2 Montebelluna, Castelfranco e Vittorio Veneto) o accordi (Bassano del grappa). Ha fatto specie come vi siano stati dei ricoveri anche di minori (il 3%) , a significare il disagio crescente di adolescenti ma anche la necessità di avere, oltre ai reparti di Pediatria, centri meglio attrezzati per l’accoglienza di minori (differenziando peraltro bambini da adolescenti! E non certo ricoverati in un SPDC di adulti!) e di neuro psichiatri dedicati a questa età”.
“Particolare attenzione va posta poi anche per gli anziani e alla depressione! – prosegue la nota – Abbiamo sempre più anziani che vivono in zone di totale solitudine ! (Agordino e Cadore … ma non solo! Dove c’è il bar per gli uomini e dove non esiste nulla o poco per le donne).
Sono state analizzate le situazioni di visite psichiatriche nei 4 ospedali, soprattutto la mancanza di medici o meglio ancora della loro stabilizzazione: fondamentale per l’approccio con i pazienti e la cura continua sia farmacologica che non. Se da una parte vengono assicurate le presenze di psicologi, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali (anche sul territorio), dall’altra la mancanza di psichiatri allarma. Chi rimane non può certo sobbarcarsi la mole di lavoro spalmato peraltro in una vasta zona di montagna! L’equipe e un Nuovo Sistema di approccio al malato mentale è in atto, ma siamo ancora in una fase di rodaggio e comunque al medico psichiatra va dato il ruolo che assume in tutti gli altri presidi ospedalieri. Dobbiamo evitare che i nostri ospedali e i Centri di salute Mentale non siano apprezzati e per questo dobbiamo sforzarci in comune di attivarsi per nuovi modelli condivisi di approccio, cura e riabilitazione dalla malattia”.
Noi del Comitato – prosegue la nota – stiamo sempre dalla parte dell’utente che deve poter accedere alle cure quanto più possibile vicino a casa, in un sistema pubblico che non li penalizzi ulteriormente nelle spese (peraltro che affrontano già nei trasporti o stando adirittura fuori casa in assistenza) e con la migliore efficacia possibile.
Le convenzioni con gettonisti o liberi professionisti che stanno in qualche modo “tamponando la falla” e la mancanza di medici devono essere considerati eccezionali: essi non possono infatti garantire la presa in carico costante, benché la presenza dei medici in pensione che sono rientrati al lavoro sia molto importante per il trasferimento del know-how.
Altro tasto dolente toccato nell’incontro – conclude la nota del Comitato feltrino per il diritto alla salute – è il Trattamento sanitario Obbligatorio (TSO) che come l’ASO (accertamento sanitario obbligatorio) sono in contrasto con il Patto sociale proposto nella Legge 180 laddove stabilisce che di norma gli accertamenti e i trattamenti sanitari siano volontari.
Preso atto che purtroppo non sempre è così, abbiamo convenuto che anche in provincia la situazione va ripresa in mano e vanno formati gli attori che lo possono attuare affinchè i TSO definiti “impropri” vengano ridotti o meglio ancora annullati.
