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Oltre la Memoria – Siamo noi il futuro del pianeta. L’eredità del Vajont raccontata ai ragazzi provenienti da tutta Italia e dall’estero

Il Vajont negli occhi e nella voce dei giovani. Per fare trasmissione di memoria e legare disastro e rinascita a disastri e rinascite di altri luoghi, perché non succeda più.

Diga del Vajont – Longarone

Longarone, 26 aprile 2024 – È cominciata stamattina la fase finale del progetto “Il Vajont Oltre la Memoria – Siamo noi il futuro del pianeta”, progetto che intende mettere in circolo il ricordo di quanto accaduto, per evitare che accada di nuovo. E che in qualche modo chiude con un messaggio di speranza e di futuro le celebrazioni del 60° anniversario della tragedia.
Questa mattina una trentina di giovani – provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, dato che ci sono una ragazza di Hong Kong e un ragazzo di Istanbul – sono stati ricevuti in municipio per un messaggio dell’Amministrazione comunale, prima di visitare i luoghi del disastro, dalla diga al cimitero monumentale di Fortogna, insieme all’Associazione Rete Iter, che coordina il progetto, con la collaborazione della Pro Loco di Longarone, l’Associazione Vajont – Il futuro della memoria e altre associazioni del terriotrio, che ha come mission quella di sviluppare le politiche per la gioventù quale chiave per lo sviluppo dei territori e del Paese.

Il progetto ha ricevuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è partito mesi fa, strutturato in modo da creare un percorso di avvicinamento alla visita a Longarone. Con un obiettivo preciso: consegnare alle generazioni future il compito di riuscire a trovare un equilibrio tra il progresso industriale e il rispetto per la natura, compenetrando in modo armonico le esigenze dell’uomo e la conservazione degli ecosistemi.

«Il progetto ha come finalità quella di affidare a giovani protagonisti di azioni di difesa della montagna e dell’ambiente raccomandazioni e proposte che il disastro del Vajont, ancora oggi, stimola» spiega la consigliera comunale con delega alla Cultura, che ha curato il progetto. «Fa incontrare giovani delle Dolomiti Bellunesi che raccontano il Vajont, con giovani di tutta Italia che raccontano ciò che già fanno e ciò che si può ancora fare per non ripetere il Vajont. Nei mesi scorsi, tra gennaio e febbraio, ci sono state le fasi di preparazione, e adesso per tre giorni abbiamo qui una trentina di ragazzi e ragazze che toccheranno con mano cosa ha significato il Vajont, ma anche cosa è stata la rinascita».

Domani, dopo le visite di oggi, i ragazzi daranno vita ad un laboratorio in cui confronteranno le loro esperienze e con il sociologo Diego Cason affronteranno la riflessione sull’eredità del Vajont. Domenica, giornata conclusiva, è prevista una discussione collettiva, con scambio di idee su nuove occasioni, strumenti e modi per valorizzare il contributo che le culture giovanili offrono alla innovazione del modo di tradurre “l’eredità del Vajont” in cambiamento dei modelli di sviluppo e degli stili di vita. Inoltre, verrà raccontato il percorso che ha portato tra l’altro alla creazione di un portale web interattivo in cui è delineato ciò che portò al disastro del Vajont e il successivo percorso di ricostruzione del territorio e della memoria. Elaborato a partire da un laboratorio di visual storytelling il portale sarà alimentato da contenuti elaborati da giovani di molti diversi territori.

«Siamo entusiasti di avere a Longarone questi ragazzi» le parole del sindaco. «Questo progetto non è solo l’appendice del 60° del Vajont, ma una vera e propria consegna ai giovani della memoria. La sfida è quella di alimentare la cultura dello sviluppo sostenibile e fare così in modo che tragedie come quella del 9 ottobre 1963 non si ripetano più».
Longarone, 26 aprile 2024

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