Ma non sarebbe stato tutto più semplice e lineare rendere obbligatorio il vaccino anti covid, senza doversi inventare di giorno in giorno nuovi sbarramenti per chi non se lo vuol fare. Stiamo assistendo a liti furibonde nei social tra pro-vax e no-vax e davanti a noi c’è un bivio: da una parte un’autostrada senza pedaggio con tutte le uscite desiderate per le varie destinazioni. E dall’altra una stradaccia con buche e interruzioni e qualche catastrofe. Faccio un esempio. L’obbligo non c’è tranne che per chi lavora nella sanità. Nella scuola ci stiamo arrivando. Poi toccherà ad altre categorie. Oggi c’è il green pass che crea una divisione. Noi e loro, loro e noi, vaccinati e non vaccinati. Buoni e cattivi. Se fosse stato stabilito per legge il vaccino anti covid saremmo tutti vaccinati, come ci siamo vaccinati a suo tempo sotto naja rimanendo 3 giorni ko senza tante storie, e come abbiamo fatto da piccoli tutti i vaccini stabiliti per legge fidandoci della scienza.
Ma allora perché tutto questo?
Qualche problemino questa volta effettivamente c’è. Per introdurre il vaccino alla popolazione, che sia sicuro ed efficace, infatti, la Commissione Europea ha dovuto fissare delle procedure e delle strategie descritte nella Comunicazione “EU Strategy for COVID-19 vaccines” del 17 giugno 2020. L’Italia a sua volta ha adottato provvedimenti per velocizzare le procedure autorizzative all’avvio di sperimentazioni cliniche riguardanti il Covid-19. Vi sono poi vari soggetti preposti per valutare e decidere, dalla Commissione Tecnico Scientifica (CTS) dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Autorità competente AIFA (Ufficio sperimentazione clinica) e il Comitato etico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”. La Commissione Europea, nel decidere i criteri su quali produttori del vaccino sperimentale da sostenere, parla di rapidità e di capacità di fornire dosi in quantità sufficienti per il 2021. Oltre che di solidità dell’approccio scientifico e della tecnologia utilizzata. Quindi parliamo di un vaccino sperimentale all’interno di una sperimentazione. Questo è il punto, è un vaccino sperimentale.
E dunque non sarebbe stato facile per il governo e anche per il Parlamento, approvare una legge che obblighi a vaccinarsi con un vaccino sperimentale. In giurisprudenza esiste già un precedente autorevole che illumina l’intera questione. Infatti, la Corte Costituzionale venne chiamata a pronunciarsi trent’anni fa sull’obbligo della vaccinazione antipoliomelitica. E con pronuncia n. 307 del 14 giugno 1990 dichiarò incostituzionale la legge del 4 febbraio 1966, n. 51 (Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica) nella parte in cui non prevede, a carico dello Stato, un’equa indennità per il caso di danno derivante, al di fuori dell’ipotesi di cui all’art. 2043 c.c., da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo.
E parliamo di un vaccino che aveva superato tutto l’iter normale di approvazione non già quello semplificato adottato oggi a causa dell’urgenza determinata dalla pandemia in atto.
Ebbene, è evidente che se la Consulta bocciò un vaccino “non sperimentale” nella parte in cui non prevede l’indennizzo per conseguenze da reazioni avverse, è facile intuire che mai sarebbe sopravvissuta una legge che obblighi ad un vaccino sperimentale senza prevedere un equo indennizzo nel caso qualcosa vada storto. E sappiamo che qualcosa può andare storto. A dircelo è il maggior produttore di vaccini per l’Occidente, la Pfizer, che nel documento integrale scrive che non è possibile prevedere gli effetti del vaccino a lunga distanza, poiché non si sono potute rispettare le procedure previste (solo 12 mesi di sperimentazione a fronte degli anni che sono serviti per quello delle normali influenze).
Ecco dunque il perché della scelta della non obbligatorietà del vaccino. Che con varie forzature diventa quasi un obbligo, però attraverso il consenso informato, dove chi decide di farsi inoculare il vaccino si dichiara informato (lo sarà davvero informato?). Assistiamo quindi a dei continui sbarramenti ed ostacoli imposti per convincere la gente a vaccinarsi, non potendo percorre la strada dell’obbligo di legge che determinerebbe precise responsabilità nel risarcimento di eventuali danni da vaccino. Eppoi diciamocelo chiaramente, un popolo uno contro l’altro, “dividi et impera”, è più facile da tenere a bada.
Ora qualcosa si sta muovendo. C’è la direttiva del Consiglio d’Europa n. 2361 del gennaio 2021 che ha invitato gli stati ad accantonare i fondi per i risarcimenti, l’Assemblea infatti, esorta i governi a «mettere in atto programmi indipendenti di compensazione vaccinale per garantire il risarcimento per danni indebiti e danni derivanti dalla vaccinazione». Ma è solo una direttiva. Per ora non si muove foglia in questo versante.
Roberto De Nart
