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Il Parlamento europeo dà il via libera a 37 miliardi contro la crisi del Coronavirus

Herbert Dorfmann, europarlamentare

Il Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria a Bruxelles, ha approvato questa mattina la “Risposta coordinata europea all’epidemia di COVID-19”; una seduta inusuale, a procedura rapida, che ha visto la presenza in aula dei soli eurodeputati chiamati ad intervenire (gli altri hanno potuto seguire l’evento in streaming): 687 i partecipanti complessivi al voto, sui 705 totali.
Tra la trentina di europarlamentari presenti alla discussione – aperta dalle dichiarazioni della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen – anche Herbert Dorfmann: «Il mio Paese, l’Italia, è uno dei più colpiti dal Coronavirus e stiamo tutti lavorando per gestire al meglio l’emergenza. Bene che finalmente si parli di provvedimenti europei a questa crisi: serve una risposta continentale, ma i cittadini ad oggi hanno visto troppo poco una risposta corale. Penso ad esempio, alla gestione dei migranti nel passato e oggi ai fabbisogni nazionali di dispositivi di protezione: invece di offrire solidarietà, in questi giorni molti Stati membri hanno alzato muri, come se questi potessero contenere il virus. Questa pandemia sta purtroppo colpendo gli Stati che hanno sofferto in maniera più dura la crisi economica, senza avvertire l’aiuto dell’Europa: se non viviamo un’Europa solidale, il rischio è che questi cittadini in futuro voltino le spalle all’Unione Europea, e questo sarebbe un errore gravissimo. Questa crisi è una questione sanitaria, economica, ma anche politica: serve una Commissione che agisca, senza aspettare oltre. Penso ad esempio al Green Deal (il progetto europeo che punta ad arrivare nel 2050 ad un Europa a impatto zero con un fondo da 7,5 miliardi di euro), che può essere rinviato all’autunno: ora servono interventi urgenti e risposte specifiche a questa emergenza».
Approvata quindi la proposta della Commissione di destinare 37 miliardi di euro della politica di coesione alla lotta contro la crisi del Coronavirus, rinunciando per quest’anno all’obbligo di chiedere la restituzione dei prefinanziamenti già erogati per i fondi strutturali (circa 8 miliardi di euro che gli Stati membri potranno utilizzare così da integrare i 29 miliardi di euro di fondi strutturali disponibili per tutta l’Unione).
Allentati anche i vincoli sugli aiuti di stato – con la possibilità di concedere sovvenzioni dirette o agevolazioni fiscali fino a 800.000 euro – e, per la prima volta nella storia, la sospensione del patto di stabilità.
Un’altra buona notizia arriva dalle risposte giunte al bando per la fornitura di dispositivi di protezione individuale: la offerte giunte per la gara di appalto, stipulata congiuntamente da 25 Stati membri – tra i quali anche l’Italia – , soddisfano e in alcuni casi addirittura superano le richieste. L’aggiudicazione congiunta riguarda mascherine di tipo 2 e 3, guanti, occhiali, schermi facciali, mascherine chirurgiche e tute. La gara era stata indetta lo scorso 17 marzo; nei prossimi giorni si procederà alla firma dei contratti da parte dei singoli Stati membri e nel giro di pochi giorni i dispositivi dovrebbero essere a disposizione.
«Questo dimostra l’importanza dell’Unione Europea, che ha anche finanziato al 90% l’acquisto di questo materiale: – commenta Dorfmann – la fornitura di DPI è sempre più scarsa sul mercato globale, ma l’opportunità data dall’UE di presentarsi sul mercato in maniera congiunta con una richiesta importante di materiali ci ha concesso di reperire importanti quantità di dispositivi in pochissimo tempo; questo non sarebbe mai potuto accadere se ogni singolo Stato si fosse mosso autonomamente».

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