La terribile tempesta che si è abbattuta sul finire dell’ottobre del 2018 in Triveneto è ancora indimenticata dall’Italia intera, con i suoi fotogrammi della devastazione dei boschi di cui ha parlato il mondo intero.
In quell’occasione la violenza inaudita dei venti della tempesta Vaia ha schiantato oltre 40.000 ettari di pregiati alberi secolari. Ciò nonostante i bellunesi si impegnano a riappropriarsi del loro amato territorio.
Dopo i primi momenti di sconforto e gli esperti al lavoro per il calcolo dei danni, il Veneto è pronto a far diventare energia per le abitazioni, le scuole e le imprese in Emilia Romagna gran parte del legno martoriato.
Il tutto parte dalla collaborazione fra le regioni Veneto ed Emilia Romagna partita dalla richiesta di aiuto della prima per le operazioni di pulizia dei boschi, al fine di evitare problemi di carattere sanitario dovuti al degrado del legname. Ancora oggi proseguono alacremente le operazioni di ripristino, in special modo nelle zone di Agordino e Rocca Pietore nel Bellunese.
I tecnici e gli organi politici coinvolti hanno fatto di quell’evento disastroso un’opportunità di implementazione di una sistemazione del territorio e ottimizzazione della sua gestione, anche fuori dal momento dell’emergenza. La provincia bellunese non si è fatta scappare l’opportunità di essere protagonista di eventi importanti, come il Giro d’Italia e la corsa Under 23, per non far cadere nel dimenticatoio la situazione ancora molto complessa; al tempo stesso continua con il ripristino e le operazioni di collocazione del legname recuperato, importantissimo per l’economia locale.
L’Agenzia regionale per la protezione ambientale dell’Emilia Romagna ha concesso il benestare all’uso di cippato prodotto con le scaglie del legname da smaltire, anche se proveniente da località più lontane dei 70 km di distanza previsti dalle norme vigenti, per alimentare le centrali termoelettriche di Russi (in provincia di Ravenna) e Finale Emilia (in provincia di Modena). Si tratta di 350.000 tonnellate di combustibile per un triennio di funzionamento della centrale di Russi e circa un terzo per quella di Finale Emilia: i rifornimenti dovrebbero cominciare già questo mese di novembre.
Esempi minori di utilizzo “alternativo” del legname a terra provengono dalla Val di Fiemme, con la fornitura dei taglieri “solidali” da far usare agli espositori durante il Cheese Festival nel cuneese per l’iniziativa promossa da PEFC Italia (organismo di certificazione della gestione sostenibile del patrimonio forestale e dei suoi prodotti) e Slow food, ma anche per gli arredi dello spazio gioco dedicato ai bambini allestito per l’evento.
Anche nel nostro territorio la presenza del pino, nelle sue varie specie, è stata seriamente colpita: albero il cui legno ha un colore che si accentua con il tempo e a causa dell’elevata nodosità, viene apprezzato per gli interni per conferire un carattere rustico. Debitamente impregnato viene spesso utilizzato nei parchi giochi, per strutture come capanni per gli attrezzi, passerelle o cucce per cani da esterno per la sua ricchezza di resina che lo rende particolarmente resistente alle intemperie.
