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Sito di stoccaggio Ponte Ronco. Bortoluzzi: “Le rassicurazioni di Trento non bastano”

Il Vanoi è una vena vitale per Belluno e per tutto il Veneto, saremo sentinelle attive

La sicurezza ambientale non può fermarsi ai confini amministrativi, specialmente quando in gioco c’è la salute dei cittadini e la qualità dell’acqua che nutre il Veneto. È questo il messaggio fermo del Consigliere delegato al Demanio Idrico della Provincia di Belluno, Massimo Bortoluzzi, a seguito del riscontro ricevuto dalla Provincia Autonoma di Trento in merito alla criticità del sito di stoccaggio “Ponte Ronco” a Canal San Bovo.
La Provincia di Trento, rispondendo ai quesiti posti da Bortoluzzi, ha confermato che la discarica opera in conformità alle norme (D.lgs 36/2003), protetta da una barriera di limi e progettata per resistere a piene con tempi di ritorno di 200 anni sulla base di studi del 2012.

“Prendiamo atto dei dati forniti e dello spirito di collaborazione dei dirigenti trentini,” commenta Bortoluzzi, “ma non possiamo limitarci a una lettura burocratica delle carte. Dal 2012 ad oggi il mondo è cambiato: abbiamo vissuto Vaia, siccità estreme e piene improvvise che hanno riscritto i parametri della sicurezza idraulica. Modelli statistici di quattordici anni fa non possono essere l’unico scudo contro il rischio di sversamenti di IPA e metalli pesanti in un alveo delicato come quello del Vanoi.”

Il cuore della battaglia di Bortoluzzi è la consapevolezza della portata devastante di un eventuale incidente ambientale. “Il torrente Vanoi non è un semplice corso d’acqua montano: è un’arteria vitale che si immette nel Cismon e poi nel Brenta. Un inquinamento a Ponte Ronco si trasformerebbe in poche ore in un disastro ecologico che colpirebbe non solo il nostro bellunese, ma l’intero cuore produttivo e agricolo della pianura veneta. Stiamo parlando delle acque che irrigano le nostre eccellenze agroalimentari e che raggiungono migliaia di cittadini. La tutela della montagna è, di fatto, la tutela della sopravvivenza stessa della pianura.”

Proprio per questo, la Provincia di Belluno ha deciso di non restare alla finestra. Nonostante Trento abbia fornito analisi rassicuranti effettuate da APPA nel dicembre 2025, Bortoluzzi conferma la linea del rigore.

“La fiducia si costruisce sulla verifica,” incalza il Consigliere. “Ho già dato indicazione agli uffici di proseguire le interlocuzioni con ARPAV per valutare di attivare stazioni di campionamento indipendenti in territorio bellunese. Vogliamo quello che tecnicamente chiamiamo un ‘punto bianco’: una fotografia certa e costante della qualità dell’acqua che entra nei nostri confini. Se c’è una contaminazione, vogliamo essere i primi a saperlo, non gli ultimi a subirla. La salute pubblica e l’integrità ambientale sono priorità non negoziabili.”
“Non accetteremo mai che logiche di gestione dei rifiuti o calcoli tecnici sottovalutino il rischio per le nostre comunità,” conclude Bortoluzzi. “Rimarremo vigili, pronti a intervenire in ogni sede se i monitoraggi dovessero mostrare la minima anomalia. La Provincia di Belluno c’è, fa sentire la sua voce e si pone come baluardo a difesa di un patrimonio idrico che appartiene a tutti i veneti. La guardia resta altissima.”

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