Crescono le denunce nei primi mesi del 2026. Sotto accusa le cadute dall’alto e la formazione “fittizia”. Il sindacato: «Non è un costo, ma un diritto: servono controlli serrati e stop alla precarietà».
Belluno, 03/04/2026 – Non è un bollettino di guerra, ma i numeri iniziano a somigliargli terribilmente. La provincia di Belluno si scopre vulnerabile e ferita dai continui incidenti nei cantieri edili. L’ultimo grido d’allarme arriva congiuntamente da Fillea e Cgil Belluno, che denunciano una situazione ormai insostenibile: una scia di infortuni che, nelle ultime settimane, ha visto come tragico denominatore comune la caduta dall’alto.
I numeri della crisi
I dati INAIL scattano una fotografia nitida e preoccupante del territorio. Se il 2025 si era chiuso con un bilancio pesante di 2.881 infortuni denunciati in provincia, l’inizio del 2026 segna un’accelerazione preoccupante:
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Gennaio 2025: 216 denunce
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Gennaio 2026: 242 denunce
Un incremento che dimostra come, nonostante la tecnologia e le normative, il rischio per chi lavora sui tetti o sui ponteggi del bellunese sia in costante aumento.
Oltre la “fatalità”: il peso dei subappalti
Per il sindacato, parlare di sfortuna è un errore concettuale e morale. «Non si tratta di fatalità», chiariscono i rappresentanti dei lavoratori. «La maggior parte di questi incidenti è prevedibile e prevenibile».
Il dito è puntato contro un sistema che spesso sacrifica la vita umana sull’altare della produttività. Tra le cause identificate figurano:
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Ritmi serrati: La fretta di chiudere i cantieri, spesso legata a scadenze burocratiche o incentivi.
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Catena dei subappalti: Una frammentazione che rende difficili i controlli e diluisce le responsabilità.
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Controlli insufficienti: La carenza di ispezioni sul campo che permette il persistere di situazioni irregolari.
La proposta: formazione “reale” contro la burocrazia
La ricetta proposta da Fillea e Cgil per invertire la rotta non si limita alla richiesta di maggiori sanzioni. Il fulcro della prevenzione deve essere la formazione, ma a una condizione: che non sia un mero adempimento burocratico.
«La formazione dei lavoratori non può ridursi a poche ore formali. È necessario che i percorsi siano affidati a enti qualificati del settore, come le scuole edili e gli enti bilaterali», si legge nella nota sindacale.
L’obiettivo è passare da una sicurezza “sulla carta” a una vera cultura del cantiere, dove ogni operaio sia realmente preparato ad affrontare i rischi specifici del territorio montano e delle strutture in costruzione.
Un appello alla dignità
Mentre la provincia vive una fase di crescita edilizia e moltiplicazione dei cantieri, il sindacato lancia un monito definitivo: la sicurezza non può essere considerata un costo da tagliare. «Ogni caduta dall’alto è un fallimento del sistema di prevenzione», concludono Fillea e Cgil. Il lavoro deve garantire dignità, non diventare un azzardo per la propria vita.
