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Macroregione Veneto e Friuli. La proposta della Liga di Morosin che piace al Bard. Lo scenario e l’analisi dei rischi

Venezia, 01/04/2026 – Non più “briciole” da Roma, ma un nuovo peso specifico nel cuore dell’Europa. La proposta di Alessio Morosin, capogruppo della Liga Veneta Repubblica, presentata a Palazzo Ferro Fini: convocare un Consiglio regionale congiunto tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia per discutere formalmente la fusione tra le due regioni. Un’ipotesi che trova terreno fertile a Belluno, dove il movimento BARD (Belluno Autonoma Regione Dolomiti) rivendica con orgoglio la paternità di una visione che oggi sembra contagiare anche la pianura.

L’intervento di Morosin in Aula è un attacco frontale all’attuale sistema di gestione delle risorse. Il dato politico è supportato da quello economico: il residuo fiscale.

«In queste due ore di Consiglio, dal Veneto sono già usciti circa 3 milioni di euro», ha denunciato Morosin. «È come andare al ristorante, consumare per 100 e pagarne 125 per chi non paga».

Secondo il consigliere, la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale ha ridotto al lumicino le speranze di un’autonomia differenziata ottenuta per via ordinaria. Da qui la scelta di percorrere la strada maestra tracciata dall’articolo 132 della Costituzione, che permette la fusione di Regioni esistenti. Il risultato sarebbe un gigante da oltre 6,5 milioni di abitanti, una realtà istituzionale capace di trattare alla pari con lo Stato e di invertire la rotta su una povertà che in Veneto tocca ormai 600.000 persone.

A Belluno la proposta non suona affatto nuova. Il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti accoglie con favore l’apertura veneziana, ricordando come la montagna sia stata pioniera in questa battaglia.

«Dopo anni di retorica, finalmente si parla di temi concreti», commentano dal movimento autonomista. Per il BARD, questa è la naturale evoluzione di un percorso iniziato 13 anni fa con il referendum di Pieve di Cadore e proseguito con il passaggio di Sappada al Friuli nel 2017.

«Il fatto che quello che per molti era un semplice “mal di pancia” della montagna abbia ora contagiato molti comuni della pianura significa che ci avevamo visto giusto», sottolineano dal BARD.

Il progetto punta a creare un soggetto politico ed economico con una forza d’urto senza precedenti nel panorama italiano. Per Morosin si tratta di un segnale “intelligente e a costo zero” da inviare a un governo centrale che sembra sordo alle richieste di autonomia.

L’obiettivo dichiarato è uscire dalla gestione ordinaria delle “briciole” di bilancio per diventare protagonisti del proprio destino. La palla passa ora alle istituzioni: il confronto con i colleghi friulani sarà il primo banco di prova per capire se la “Macroregione del Nord-Est” possa passare dai comunicati stampa alla realtà istituzionale.

Scenario, analisi dei rischi e delle dinamiche

1. Il vincolo del Patto di Stabilità e Crescita

L’Unione Europea non monitora solo il bilancio dello Stato centrale, ma quello delle Amministrazioni Pubbliche nel loro complesso (il cosiddetto “perimetro PA”).

  • Neutralità fiscale: se il Veneto e il Friuli si fondessero trattenendo più risorse sul territorio, per l’Europa il deficit complessivo dell’Italia non cambierebbe necessariamente, a patto che lo Stato centrale tagli le sue spese in misura corrispondente a quanto non riceve più da suddette regioni.

  • Il rischio “buco”: il problema sorge se il minor gettito verso Roma non fosse compensato da un trasferimento di funzioni e oneri (scuole, infrastrutture, sanità) dallo Stato alla nuova Macroregione. In quel caso, il bilancio dello Stato centrale andrebbe in sofferenza, rischiando di sforare i parametri del Patto di Stabilità rivisto nel 2024.

2. Lo spettro del 2011: Spread e mercati

Potrebbe verificarsi una crisi del governo simile a quella accaduta al governo Berlusconi del 2011 innescata dalla percezione di stabilità. Poiché Lo spread (il differenziale tra BTP italiani e Bund tedeschi) non aumenta solo per i numeri, ma anche per la fiducia.

  • Instabilità Istituzionale: i mercati temono l’incertezza. Una disputa costituzionale violenta tra Roma e una nuova entità territoriale forte potrebbe essere letta come un segnale di debolezza dello Stato centrale.

  • Sostenibilità del debito: se gli investitori percepiscono che lo Stato centrale ha meno entrate fiscali per ripagare il debito pubblico (che resta in capo a Roma), potrebbero pretendere tassi di interesse più alti (facendo salire lo spread) per compensare il rischio di insolvenza.

3. Il ruolo della Corte Costituzionale e della UE

La sentenza 192/2024 ha già messo dei paletti all’autonomia differenziata, proprio per garantire la coesione nazionale e la tenuta dei conti pubblici.

  • L’UE tende a preferire riforme che semplificano la burocrazia. Una fusione che riduca il numero di consiglieri e ottimizzi i costi potrebbe essere vista positivamente.

  • Tuttavia, se la fusione diventasse il paravento per una “secessione di fatto” delle risorse, la Commissione Europea potrebbe inviare avvertimenti (le cosiddette Warning Letters), influenzando indirettamente il sentiment dei mercati.

Confronto tra scenari

Fattore Scenario 2011 (Crisi Debito) Scenario Macroregione (Fusione)
Causa scatenante Mancanza di fiducia nella sostenibilità del debito sovrano. Timore di erosione della base fiscale dello Stato centrale.
Reazione UE Richiesta di riforme strutturali e austerity. Monitoraggio del rispetto dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e dei saldi di bilancio.
Effetto Spread Esplosivo (>500 punti base). Probabilmente moderato, legato alla stabilità politica del governo.

La Macroregione dunque non è di per sé un trigger per lo spread, ma lo diventa se la transizione appare caotica o se mina la capacità di Roma di onorare il debito pubblico. La sfida di Morosin e del BARD, insomma, non è solo politica, ma ingegneria finanziaria: dimostrare che una gestione locale è più efficiente non significa necessariamente un fallimento dello Stato centrale. Ma la maggioranza parlamentare consentirebbe questo?

Ipotesi di un effetto domino nel Nord Italia e costituzione di macro-aree europee. La nascita di una Macroregione del Nord-Ovest:

1. Un colosso economico da competizione globale

Una fusione tra Lombardia, Piemonte e Liguria creerebbe un’entità con circa 15 milioni di abitanti.

  • PIL e innovazione: metterebbe insieme il cuore finanziario e industriale (Milano e Torino) con il principale sbocco logistico e marittimo del Paese (Genova).

  • Potere contrattuale: una realtà del genere avrebbe un peso politico a Bruxelles superiore a quello di molti Stati membri dell’UE (come Belgio, Austria o Svezia), potendo gestire direttamente fondi strutturali e grandi reti di trasporto (TEN-T).

2. Il rischio di desertificazione fiscale per il Sud

Se le due grandi macroregioni del Nord (Nord-Est e Nord-Ovest) dovessero trattenere quote significative del proprio gettito fiscale, lo Stato centrale perderebbe la sua principale fonte di finanziamento per la perequazione nazionale.

  • Fondo di Solidarietà: il sistema attuale garantisce che le tasse pagate a Milano o Padova servano a finanziare ospedali e scuole in Calabria o Puglia.

  • Tensione sociale: senza questi trasferimenti, o con una loro drastica riduzione, il rischio di un default dei servizi pubblici nelle regioni meno ricche diventerebbe concreto, alimentando tensioni sociali e migrazioni interne verso le macroregioni del Nord.

3. La reazione dei mercati e dell’Europa

Timore sullo spread. Se l’Italia si frammentasse in macroregioni forti e uno Stato centrale debole potrebbero verificarsi due ipotesi:

  • Il rating del debito: Le agenzie di rating potrebbero declassare i titoli di Stato italiani se ritenessero che Roma non ha più il controllo sulle aree che producono la ricchezza necessaria a ripagare il debito.

  • La risposta della BCE: L’Europa potrebbe vedere con favore l’efficienza amministrativa delle macroregioni, ma temerebbe l’instabilità politica di un Paese fondatore dell’Eurozona che cambia assetto in modo così repentino.

Confronto tra le potenziali Macroregioni

Macroregione Popolazione (ca.) Asset Chiave Obiettivo Strategico
Nord-Est (VE+FVG) 6,5 Milioni Logistica verso Est, Turismo, Manifattura Autonomia spinta, gestione residuo fiscale.
Nord-Ovest (LO+PIE+LIG) 15 Milioni Finanza, Automotive, Portualità Competizione con i Land tedeschi e l’Île-de-France.

Il nodo costituzionale

Anche per il Nord-Ovest, la strada sarebbe l’Articolo 132. Tuttavia, mentre la fusione Veneto-Friuli è facilitata da una continuità culturale e dal fatto che il Friuli è già a statuto speciale, una fusione a tre nel Nord-Ovest richiederebbe una complessa armonizzazione di bilanci e apparati burocratici immensi.

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