Belluno, 16/03/2026 – Il coordinamento unitario dei sindacati bellunesi lancia un grido d’allarme che scuote le istituzioni locali: la figura della Consigliera di Parità provinciale, un baluardo per la tutela dei diritti e contro le discriminazioni sul lavoro, rischia di scomparire o di essere svuotata delle sue funzioni. Una prospettiva che Denise Casanova (Segretaria generale CGIL Belluno), Roberta Barbieri (Segretaria CISL Belluno Treviso) e Sonia Bridda (Segretaria UIL Veneto Belluno) definiscono “inaccettabile” e basata su interpretazioni distorte delle direttive europee.
“Il pretesto dell’Europa”: la denuncia di Denise Casanova (CGIL)
Denise Casanova è netta nel contestare le motivazioni dietro questa mossa: “La direttiva europea da cui il governo pensa di trarre le conclusioni per eliminare le consigliere di parità provinciali non dice affatto questo”. Secondo la segretaria della CGIL, il recepimento delle norme non deve mai essere peggiorativo rispetto alle tutele esistenti, e l’eliminazione di questa figura rappresenterebbe una palese procedura di infrazione. Casanova sottolinea il ruolo cruciale svolto dalla Consigliera di parità Flavia Monego come pubblico ufficiale, capace di convocare le aziende per discutere di discriminazioni e violenze, offrendo un aiuto effettivo e “neutro” rispetto ad aziende e sindacati. “Si sta erodendo piano piano tutta una serie di diritti conquistati che sul territorio facevano la differenza”, conclude con amarezza.
Il rischio centralizzazione: l’analisi di Sonia Bridda (UIL)
Per Sonia Bridda, la soppressione della figura provinciale in favore di un organismo nazionale centralizzato a Roma è una barriera insormontabile per i cittadini bellunesi. “Io mi immagino come una donna, un disabile, un uomo bellunese riesca a dire la sua andando a Roma”, afferma la sindacalista, evidenziando l’assurdità di un organismo composto da soli cinque membri per l’intera nazione. Bridda ricorda come a Belluno si lavori in rete con la Consigliera dal 1991, affrontando casi reali di discriminazione per uomini e donne. Il progetto delle “pillole sulle pari opportunità” è solo l’ultimo esempio di una collaborazione che oggi rischia di essere cancellata da una norma definita “non fattibile”.
“La tutela non è facoltativa”: l’allarme di Roberta Barbieri (CISL)
Roberta Barbieri mette in guardia sullo svuotamento di senso delle tutele: “La tutela non è un’opzione facoltativa”. Depotenziare un ufficio che funziona bene e con cui è stata costruita una rete di presenza culturale e protezione significa trasformare un diritto “esigibile” in uno “inesigibile”. Secondo Barbieri, la normativa lascia intravedere la facoltà di mantenere o meno le consiglieri di parità, ma la centralizzazione rischia di far rimanere le tutele solo sulla carta. “Dopo il lavoro fatto con la Regione e i progetti ‘Pari 1 e 2’, per noi questa è una cosa che deve assolutamente essere rivista”, esorta la segretaria CISL, sottolineando che non si può rinunciare a un presidio territoriale così fondamentale.
Una battaglia di civiltà
La posizione dei sindacati è unanime: la Consigliera di Parità non è solo una figura burocratica, ma un punto di riferimento fondamentale per chi subisce mobbing, discriminazioni di genere o rifiuti di part-time nelle aziende del territorio. CGIL, CISL e UIL promettono di “togliersi i guanti” per difendere un’istituzione che ha dimostrato negli anni di poter fare la differenza nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori bellunesi.
