Non possiamo permetterci un ulteriore shock energetico
Belluno, 4 marzo 2026 – “Il rischio di un nuovo shock energetico è altissimo. Ancora una volta le nostre aziende – particolarmente votate all’export – sono esposte. Oggi più che mai, la manifattura va messa in sicurezza con azioni mirate soprattutto a livello europeo e governativo. In tal senso va la richiesta al Governo – formulata nelle scorse ore da parte di Confindustria – di attivare una task-force di emergenza. Le aziende non possono permettersi nuovi rincari e allo stesso tempo attendono soluzioni strutturali per una problematica, quella dei costi dell’energia, diventata cronica e insostenibile. Nelle terre alte, dove i fabbisogni energetici sono mediamente più elevati, il nodo è ancora più critico sia per le famiglie che per le imprese”.
Ad affermarlo è Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, preoccupata per l’evoluzione della crisi in Medio Oriente e del conseguente aumento dei prezzi di gas e petrolio prezzo e dall’amara constatazione che non viene fatto a sufficienza per sostenere e sviluppare le energie rinnovabili, unico modo per allontanare dal paese gli effetti delle crisi geopolitiche ed unico antidoto ai danni provocati dal cambiamento climatico.
“Nelle scorse ore – nel corso delle audizioni sul decreto Bollette in discussione in X Commissione alla Camera – il delegato per l’Energia di Confindustria Aurelio Regina è stato chiaro chiedendo da un lato l’attivazione immediata di un tavolo emergenziale, dall’altro di accelerare con l’approvazione del decreto bollette. Siamo in attesa di risposte rapide”.
Secondo i dati elaborati dalla stessa Confindustria – relativi al periodo gennaio–ottobre 2025 – il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato di 116 €/MWh, contro gli 87 della Germania, i 65 della Spagna e i 61 della Francia.
Anche i costi di rete e dispacciamento restano significativamente più elevati. Un’impresa con consumi medi (3,7 GWh) sostiene in Italia un costo di circa 133.000 euro, contro i 78.000 della Francia (+70%).
“Dobbiamo disinnescare l’escalation: a rischio c’è la competitività del sistema, investimenti e produttività”, sottolinea Berton, che torna a rilanciare l’urgenza di un piano industriale europeo. “L’incertezza è totale e l’Europa deve tenere la barra dritta: preservare la manifattura è una questione di sicurezza”.
