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Belluno, il caveau dell’oro azzurro. Autonomia tradita: la sabbia vale più dell’acqua * di Enzo De Biasi

“Mentre i colossi dell’energia estraggono 250 milioni l’anno dalle vette bellunesi, il territorio resta ostaggio di proroghe tecniche e briciole regionali. Viaggio nel “bancomat idrico” dove la risorsa della montagna finanzia i servizi della costa e i debiti delle metropoli”.

Cronaca di un’autonomia tradita tra “Portatori d’acqua” e “Portatori d’interessi”

Dopo “Belluno Bancomat idrico del Veneto”, in questo articolo si approfondisce – in estrema sintesi – lo stato dell’arte e come i differenti livelli istituzionali si influenzino e s’intreccino reciprocamente nella vicenda concessioni idriche. Player strategici sono i grandi concessionari che sfruttano l’acqua per trarne -legittimamente- alti profitti. Nel quadro fin qui maturato, non di poco conto è ciò che è accaduto o meglio ciò che non è accaduto:

  • a) il quarto di secolo perso dal Centrodestra, Lega in particolare, per ottenere da Roma fin dal 2001 più potere e soldi;
  • b) la marginale e sporadica attuazione – per precisa volontà di Palazzo Balbi – della norma regionale “specifica” a favore della Provincia di Belluno possibile già dal 2014;
  • c) la diversità di trattamento nella re-distribuzione delle rendite di posizione derivanti dal demanio marittimo versus demanio idrico bellunese, avendo privilegiato i Comuni costieri e penalizzata la Provincia “speciale” in termini irragionevoli.

Nelle istituzioni pubbliche, come nella vita, la mancata decisione comporta responsabilità, si chiama “responsabilità politica” nell’agire pubblico mentre in quello privato “responsabilità personale”. In entrambe le situazioni l’inattività incide nel benessere (o mal stare ) del soggetto (ente) pubblico o -nel secondo caso- del singolo individuo.  

Lago del Mis

Belluno: “Castello delle Acque” del e per il Veneto

Prima di analizzare i bilanci, è necessario guardare la geografia con occhi nuovi. La Provincia di Belluno non è semplicemente una terra di montagne; è il “Castello delle Acque” della Regione, il serbatoio strategico da cui dipende la vita biologica ed economica dell’intera pianura veneta. Per capire l’entità del “sacrificio” bellunese, occorre analizzare tre pilastri fondamentali:

  1. Il Monopolio del Bacino Imbrifero: Belluno ospita quasi il 90% del bacino montano del Piave. Questo significa che oltre il 70% dell’acqua superficiale del Veneto nasce o transita tra le vette bellunesi. Non è una risorsa tra le tante: è l’arteria vitale che alimenta la pianura orientale.
  2. Il Polmone di Riserva del Veneto: Mentre i fiumi della pianura scorrono senza controllo, Belluno possiede la capacità di “stoccare il futuro”. Con oltre 400 milioni di metri cubi d’acqua accumulati nei suoi invasi artificiali, la provincia detiene l’80% della capacità di riserva idrica regionale. In tutta chiarezza e franchezza: se il Veneto non muore di sete durante le secche estive e se le campagne trevigiane o veneziane restano verdi, è solo perché Belluno funge da “polmone idrico”, rilasciando l’acqua quando serve e sopportando, sul proprio suolo, il peso e il rischio di dighe e gallerie.
  3. Il Sistema a Caduta Naturale: Grazie alla sua quota altimetrica, Belluno garantisce un vantaggio energetico unico: l’acqua scende verso il mare per gravità, generando energia pulita e garantendo pressione agli acquedotti senza costi di pompaggio. È un Sistema Idrico Integrato Naturale che serve milioni di cittadini, un’infrastruttura donata da Madre Natura che la politica ha deciso di trasformare in un’imposta regionale.

C’è chi “Porta-Acqua-Fonte di Vita ” e chi “Porta-Interessi-Soldi a sé stesso”

Qui il dato geografico si scontra con quello economico. Se il territorio bellunese è il generoso portatore d’acqua, i grandi concessionari – Enel Green Power, A2A, En&En- sono i veri portatori d’interessi. Questi colossi estraggono un valore immenso: una produzione stimata che, per i soli tre player principali, oscilla tra i 200 e i 250 milioni di euro l’anno.

Eppure, di questa montagna di ricchezza, al territorio restano le briciole dei canoni, mentre la componente variabile e gli utili volano verso i bilanci delle multi-utility a Roma o Milano. Bisogna avere il coraggio di dire che Belluno è una colonia energetica dello Stato e delle grandi città lombarde. Se Enel è controllata dal MEF, i profitti dell’acqua bellunese servono a rimpinguare le casse di Roma per abbattere il debito pubblico nazionale (lo Stato ha incassato oltre un miliardo di dividendi nel 2024). Se A2A è controllata dai comuni di Milano e Brescia, significa che le dighe alpine pagano i tram milanesi. Belluno contribuisce alla tenuta della Nazione e alla prosperità della Lombardia, mentre la Regione si comporta come un gabelliere piuttosto che come un garante dell’equità.

La “Babele dei Bandi” e il blocco degli investimenti

Queste grandi concessioni (Piave, Cordevole, Boite) sono scadute tra il 2020 e il 2024; le aziende operano in “proroga tecnica”, un limbo che permette di continuare l’estrazione di valore. Tuttavia, a causa del caos normativo dell’asse Bruxelles-Roma e Roma-singole regioni nel formulare correttamente bandi di gara rispettosi della direttiva UE “Bolkestein”, i concessionari uscenti (Enel in testa) stanno continuando a gestire gli impianti in regime di “proroga tecnica” o “prosecuzione dell’esercizio”. Questo significa che gestiscono le dighe pagando i canoni correnti, ma senza nuovi investimenti strutturali, non è irrilevante.  In prospettiva, le proiezioni indicano che entro il 2029 il gettito salirà a 40 milioni, ma per Belluno sarà l’ennesima vittoria di Pirro: 20 milioni per la Provincia a fronte di un valore estratto che supera i 250 milioni l’anno

Questa situazione di stallo, definita spesso come una vera e propria “Babele dei bandi”, non è solo un pasticcio burocratico; è una mannaia che pende direttamente sulle tasche dei bellunesi. Questa incertezza normativa produce due effetti devastanti:

L’Impossibilità di Programmare: Poiché i canoni sono legati a proroghe tecniche, la Provincia di Belluno non può contare su entrate certe e pluriennali. Senza certezze sui concessionari futuri, Palazzo Piloni non può pianificare grandi opere di manutenzione idrogeologica o accendere mutui per lo sviluppo. Si vive gestendo l’emergenza invece che il futuro.

Il Blocco delle “Opere di Compensazione: I nuovi bandi dovrebbero imporre massicci investimenti per il territorio (miglioramento ambientale e viabilità). Finché i bandi restano bloccati, i giganti dell’energia continuano a produrre ricchezza senza l’obbligo di reinvestire un solo euro extra nelle nostre valli. In sintesi, mentre Roma e Venezia discutono di cavilli  legislativi, Belluno subisce il danno doppio: riceve canoni calcolati su parametri vecchi e perde gli investimenti strutturali che i nuovi bandi dovrebbero garantire.

Lo scippo delle Piccole Derivazioni e il Paradosso Veneto: La Sabbia vale più dell’Acqua

Nel 2023, i canoni delle grandi derivazioni hanno generato 32 milioni di euro. La Legge Regionale del 24/2022 li divide così: 50% alla Provincia di Belluno (16 mln), 25% ai Comuni sede di impianto (8 mln) e 25% alla Regione (8 mln).

Questi 16 milioni sono solo la punta dell’iceberg. Per tutto il resto — idropotabile, irriguo, industriale e piccole derivazioni — la Regione trattiene il 100%. L’acqua che disseta il Veneto e irriga le vigne del Prosecco non lascia un centesimo sul territorio d’origine.

Qui emerge l’asimmetria politica che nessuno vuole ri-equilibrare.

  • Sulla Costa: i Comuni costieri agiscono da “proprietari”. Trattengono quasi tutto il canone demaniale marittimo (alla Regione va solo 1€ al mq). La Regione spende pure 20 milioni per proteggere la sabbia (ripascimenti). Inoltre, i comuni della Costa Adriatica (da Bibione a Rosolina) incassano circa 90 milioni di euro l’anno di sola imposta di soggiorno. Le società di gestione dell’arenile ricavano dal “turismo di passo” quanto basta per garantire servizi d’eccellenza. In montagna, un simile ricavo è impensabile: l’accesso o il bagno nel torrente, la fruizione è libera e non ci sono milioni di turisti né nelle strutture ricettive né tra i “giornalieri”.
  • In Montagna: la logica si ribalta: è la Regione ad agire come “proprietario”. Venezia incamera la rendita certa dell’acqua, mentre al territorio bellunese restano i rischi idrogeologici. Se è vero che la Regione interviene con la programmazione di medio periodo, questa sconta inevitabili ritardi, essendo subordinata alle effettive disponibilità di cassa. Il Bellunese deve mettersi in coda con le altre sei province, competendo per riavere una frazione della ricchezza che esso stesso ha prodotto.

Tabella Comparativa: Modello Balneare vs Modello Idroelettrico

Caratteristica Bando Demanio Marittimo (Costa) Bando Idroelettrico (Montagna – L.R. 24)
Obiettivo Politico Tutela della piccola impresa e del territorio. Massimizzazione del gettito regionale.
Destinazione Canone Quasi tutto al Comune. 25% Reg, 25% Com, 50% Prov (Solo Grandi).
Indennizzi Valore aziendale all’uscente. Indennizzo tecnico per le opere.
Servizi Gratuiti Nessuno. Energia Gratuita alla Regione (non solo a BL).
Controllo Il Comune è “padrone di casa”. La Regione è regista, la Prov è comprimaria.

 

In altre parole: il mare è considerato patrimonio dei residenti, l’acqua della montagna è trattata come una “tassa” utile per l’equilibrio del bilancio regionale.

Bilancio 2026: l’ultima chiamata per la “Provincia Speciale”

Il panorama politico veneto del 2026 è mutato. Con Alberto Stefani alla guida della Giunta e Luca Zaia alla Presidenza del Consiglio Regionale, la Lega deve dimostrare di saper ancora tutelare i territori. Ma la vera novità in Belluno è il “cappotto” di Fratelli d’Italia, con la consigliera Silvia Calligaro e l’Assessore Dario Bond (Agricoltura, Montagna, Foreste).

Bond, già gestore del Fondo Comuni Confinanti (Legge Brancher), ha garantito a Belluno oltre 200 milioni in un decennio ed ora ha deleghe pesanti. Con il Bilancio Regionale 2026 non ancora approvato e in fase di discussione, Bond e Calligaro devono dimostrare che il cambio di colore politico serve a qualcosa. Calderoli ha promesso raddoppi di fondi per i grandi eventi, Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e la montagna,  ma Belluno non può vivere di trasferimenti “una tantum” devoluti da Roma non si sa quando.

Dopo dieci anni, torna in Consiglio Alessandro Del Bianco (PD). Esiste oggi una possibile convergenza oggettiva  con il Centrodestra  ed anche tra il Centrosinistra e l’opposizione di destra (Szumski), obiettivo: dare alla Provincia “speciale” di Belluno ciò che attende da una dozzina d’anni. In particolare, sia il “campo Allargato” che “ Resistere Veneto”, possono (se vorranno) fare propria qualche indicazione programmatica qui succintamente delineata e proposta.

Il “Patto per l’Acqua”: Cosa può chiedere la Provincia di Belluno alla Regione del Veneto

  • Riscossione Diretta: La Provincia di Belluno deve uscire dal ruolo di “beneficiario passivo” dei trasferimenti veneziani. È necessario che l’ente provinciale incassi direttamente e alla fonte il 50% di ogni tipologia di canone non solo dalle grandi derivazioni, ma includendo le centinaia di piccole centrali, l’idropotabile e l’irriguo con una clausola di salvaguardia che ne preveda l’aggiornamento fino al 90%. La ricchezza prodotta dal territorio deve restare sul territorio senza transitare per i filtri del bilancio regionale.
  • Cogestione degli Investimenti: Belluno “speciale” deve rivendicare un ruolo di “regia tecnica” vincolante. Nessuna compensazione ambientale, opera di miglioramento idrogeologico o piano di investimento infrastrutturale previsto dai nuovi bandi (o dalle attuali proroghe) deve essere deciso o validato a Venezia senza il “nulla osta” vincolante degli uffici tecnici e dei sindaci di Belluno. Il territorio non deve più subire progetti calati dall’alto, ma deve governare le trasformazioni del proprio suolo.
  • Tariffa Montana: Se il territorio bellunese sopporta il peso ambientale, il rischio idrogeologico e la servitù di dighe e gallerie, deve riceverne un beneficio tangibile e immediato. Il “Patto” deve prevedere l’istituzione di una tariffa elettrica agevolata montana, che si traduca in uno sconto diretto e automatico in bolletta per tutti i residenti (escluse le seconde case e i cittadini A.I.R.E.) e le imprese della provincia. L’energia prodotta dalle vette alpine deve smettere di essere solo una voce di bilancio per le multi-utility e tornare a essere un vantaggio competitivo per chi vive e lavora in montagna.

Concludendo, il tempo delle attese cortesi è scaduto. L’amministrazione Padrin e i rappresentanti in Regione devono smetterla di ringraziare per le briciole che l’ente regione dà alla Provincia “speciale” modellata da Zaia 2014-2025. Ogni giorno di silenzio davanti a un bilancio regionale che protegge la sabbia e munge l’acqua non è diplomazia: è complicità nello svuotamento delle tasche dei cittadini bellunesi. Il Bilancio 2026 dirà chi sono i leoni e chi le comparse.

21 02 2026                                                                                                                  Enzo De Biasi

Seconda e ultima puntata del servizio “Belluno bancomat idrico

 

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