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Manifattura Veneta, la svolta del 2025: produzione in crescita e l’export sfida i dazi

I dati del quarto trimestre mostrano un’inversione di tendenza: +1,7% la produzione regionale. Recuperano gli ordini esteri (+3,9%), ma pesa l’incognita USA su occhialeria e legno-arredo. Unioncamere: «Serve una strategia europea su India e Mercosur».

Venezia, 20 febbraio 2026 – Il manifatturiero veneto chiude il 2025 con un segnale di resilienza che pochi avrebbero osato sperare solo sei mesi fa. Nonostante il ritorno dei dazi e l’instabilità dell’ordine globale, il quarto trimestre dell’anno certifica una “debole ma positiva” inversione di tendenza. I numeri elaborati da Unioncamere Veneto parlano chiaro: la produzione regionale segna un +1,7%, accompagnata da un aumento del fatturato (+2,1%) e, soprattutto, da un balzo degli ordinativi esteri, cresciuti del 3,9%.

La mappa del recupero: macchinari al top, soffre l’occhialeria

Il quadro regionale è però a tinte contrastanti. Se l’industria dei macchinari corre, trainata anche dalle politiche fiscali tedesche, altri comparti storici del Made in Italy veneto pagano il prezzo del protezionismo.

  • Treviso-Belluno: In quest’area la produzione cresce del 2,0%, ma il settore legno-arredo accusa il colpo: le vendite negli USA sono crollate del 10,4%.

  • Belluno e il “caso” occhiali: Il distretto bellunese torna a respirare dopo otto trimestri di calo, ma l’occhialeria resta il fronte più caldo. L’export verso gli Stati Uniti ha subito una contrazione record: -40%, pari a 277 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente. A compensare il dato è la “filiera del freddo” (metalmeccanica), con vendite di macchinari industriali in crescita del 14%.

L’incognita dazi e la spinta dell’IA

Secondo l’analisi condotta con le Università di Padova e Ca’ Foscari, l’impatto dei dazi è “eterogeneo”. Non colpisce solo chi esporta direttamente, ma anche le piccole imprese della subfornitura inserite nelle catene del valore globale.

La risposta delle imprese sembra però orientata al futuro: si registra una forte accelerazione negli investimenti digitali. Per oltre un terzo delle aziende venete, l’Intelligenza Artificiale è diventata una priorità per rendere i processi più flessibili e adattivi rispetto a scenari mondiali sempre più imprevedibili.

L’appello di Unioncamere: «Basta esitazioni su Mercosur e India»

Il Presidente di Unioncamere Veneto, Antonio Santocono, è netto: «Dopo una lunga serie di semestri negativi, confermiamo un cambio di passo. Ma per rispondere alla crisi dell’ordine globale servono iniziative politiche europee che favoriscano la diversificazione».

Sulla stessa linea Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, che invoca la ratifica degli accordi di libero scambio: «Condivido gli avvertimenti di Draghi: l’Europa deve decidere se scrivere la propria agenda o subire quella di altri. Gli accordi con Mercosur e India sono fondamentali: nel 2024 l’export veneto verso queste aree valeva già oltre 1,3 miliardi di euro. È tempo di cambiare scala nelle nostre decisioni».

Prospettive 2026

Il “sentiment” degli imprenditori per il primo trimestre del 2026 è in netto miglioramento rispetto alla scorsa estate. Sebbene prevalga un atteggiamento attendista, la fiducia sta tornando, sostenuta da un portafoglio ordini che ora garantisce mediamente 58 giorni di produzione (erano 52 a inizio anno). La sfida per il sistema camerale resta quella di accompagnare le PMI in una transizione che non è più solo tecnologica, ma geopolitica.

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