Arsié/Feltre, 15 febbraio 2026 – Due serate, due storie di cronaca nera riemerse dal passato e un unico filo conduttore: la partecipazione entusiasta di una comunità che vuole conoscere le proprie radici, anche quelle più oscure. Il mini-tour di presentazione delle ultime pubblicazioni di Roberto De Nart si è concluso con un bilancio estremamente positivo, segnando il “tutto esaurito” sia ad Arsié che a Feltre.
Arsié: un dialogo Intergenerazionale sulla violenza di genere
Giovedì sera, la Biblioteca Comunale di Arsié è diventata il centro di una profonda riflessione collettiva. La presentazione del libro “Uxoricidio a Mellame” ha dimostrato come la storia, se raccontata con rigore e passione, sappia parlare a tutti. Il dato più significativo della serata è stata la partecipazione trasversale: la sala ha ospitato un pubblico di ogni fascia d’età. Colpisce, in particolare, la massiccia presenza di giovani, segno che il tema della violenza di genere, analizzato attraverso la lente storica del caso di Maria Gasperin (1936), è sentito come drammaticamente attuale dalle nuove generazioni. Il dialogo tra l’autore, la vicesindaca Alison De Nando e i giovani della Consulta, ha saputo trasformare un tragico fatto di cronaca in uno strumento di consapevolezza civile.

Feltre: All’Unisono, tra eleganza e racconto informale
Il clima è cambiato, ma non l’interesse, per l’appuntamento di venerdì sera a Feltre. Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, la rassegna “Libri in Caffetteria” ha fatto tappa allo storico locale Unisono. L’ambiente, caratterizzato da un’eleganza ricercata e dai toni soffusi tipici di un jazz club d’altri tempi, ha offerto la scenografia perfetta per parlare de “La signora con due pistole”. Nonostante il prestigio del luogo, l’incontro ha mantenuto un approccio piacevolmente informale:
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L’atmosfera: Luci soffuse, il blu profondo del palco e la cornice dorata dei LED hanno creato un’intimità quasi confidenziale.
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Il format: il pubblico e i relatori, De Nart insieme all’avvocato Anna Polifroni, hanno condiviso lo spazio in modo diretto, quasi a ricreare i vecchi “filò” di una volta, dove la storia si fa racconto vivo e condiviso davanti a un caffè, una fetta di torta o a un calice di vino.
Una formula vincente
Il successo di queste due serate conferma che il territorio bellunese ha fame di cultura e di storie locali. Raccontare fatti realmente accaduti attraverso la ricerca d’archivio e la sua narrazione, unita a location d’eccezione e al coinvolgimento delle istituzioni e dei giovani, si è rivelata una formula vincente per mantenere viva la memoria storica della provincia.
La “Collana di sangue” prosegue le sue ricerche e continua a scavare negli archivi per restituire dignità alle vittime del passato e offrire spunti di riflessione per il presente.
