L’indagine della Procura di Venezia e della Guardia di Finanza ha smantellato un sistema criminale ideato da un ragioniere patavino. Coinvolte 23 società in tutta Italia e 19 indagati per truffa aggravata e riciclaggio.
Venezia, 11/02/2026 – Un castello di carta costruito su ristrutturazioni mai eseguite, società fantasma e accessi abusivi ai sistemi informatici dell’erario. È questo lo scenario emerso dalla vasta operazione condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica lagunare, che ha portato al sequestro d’urgenza di crediti d’imposta e beni per un valore complessivo di 76,9 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta, convalidata dal GIP di Venezia, figura un ragioniere padovano con studio professionale nel Trevigiano. Secondo gli inquirenti, sarebbe lui la mente di un sofisticato meccanismo fraudolento finalizzato all’indebito ottenimento dei vantaggi fiscali legati al cosiddetto “Bonus Facciate”, la misura introdotta dal Decreto Rilancio per riqualificare il patrimonio edilizio.
Il sistema era articolato: il professionista, attraverso l’accesso abusivo ai “cassetti fiscali” di ignari cittadini e l’uso di società “cartiere” intestate a prestanome, creava i presupposti per l’emissione di crediti d’imposta per lavori edilizi in realtà mai realizzati. Una volta generati, i crediti venivano ceduti a catena per essere monetizzati o ripuliti.
L’operazione ha interessato mezza Italia, con perquisizioni e sequestri che hanno toccato le province di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, Udine, Milano, Pavia, Mantova, Roma, Napoli, Caserta e Catania.
I numeri del provvedimento sono imponenti:
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19 indagati a vario titolo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e riciclaggio;
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23 società coinvolte sul territorio nazionale;
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33 persone fisiche che, in alcuni casi anche inconsapevolmente, hanno beneficiato dei flussi finanziari illeciti.
L’intervento dei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria ha permesso di bloccare una massa enorme di ricchezza prima che sparisse nei circuiti legali. Ad oggi, i sigilli sono scattati su:
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24 immobili di pregio;
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3,6 milioni di euro in liquidità trovata sui conti correnti;
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34,5 milioni di euro in crediti d’imposta ancora giacenti nei cassetti fiscali e pronti per essere utilizzati.
A queste cifre si aggiungono altri 5,8 milioni di euro già recuperati nel corso delle precedenti fasi dell’indagine.
La Procura di Venezia ha sottolineato come l’operazione testimoni l’impegno costante nel contrastare le frodi che drenano risorse vitali per lo Stato e la collettività. Risorse che, originariamente destinate alla ripresa economica e all’ammodernamento del Paese, finivano invece per alimentare circuiti criminali.
Resta ferma la presunzione di innocenza: le evidenze raccolte sono emerse nell’ambito delle indagini preliminari e dovranno ora passare al vaglio del confronto processuale tra accusa e difesa.
