Viaggio nel dissenso social: mentre i media celebrano il glamour a cinque cerchi, la gente comune racconta una realtà fatta di divieti, costi proibitivi e un territorio che si sente escluso dalla sua stessa festa.
Belluno, 11/02/2026 – Esiste un’Olimpiade raccontata dai comunicati stampa ufficiali, fatta di cerimoniali, riflettori e promesse di gloria. E poi esiste “l’altra Olimpiade”, quella che scorre sui monitor dei residenti, tra un post di sdegno e una foto di un prato cementificato. Se si scorrono i commenti del gruppo Facebook “Belluno, attualità e politica”, il sentimento prevalente non è l’entusiasmo, ma una gelida delusione.
Il deserto di Longarone e il “passero solitario” su gomma
Il simbolo di questo fallimento comunicativo e logistico sembra essere il maxi-parcheggio di Longarone. Pensato per accogliere l’immensa massa di turisti diretta verso Cortina, oggi appare come una distesa desolata di asfalto e ghiaia.
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Bus fantasma: Cinquanta corriere parcheggiate, molte delle quali arrivate da Roma o Terni, restano immobili. “Una versione su gomma del passero solitario”, scrive un’utente, descrivendo autisti che vagano nei bar vuoti della Fiera del Gelato.
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Bagni chimici inutilizzati: Le strutture predisposte per “fiumi di urina” guardano tristemente le sponde del Piave, mentre gli unici avventori del piazzale sembrano essere i cani della zona.
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Addio ai prati: Il sacrificio del suolo verde per un’opera che, al momento, serve solo a far correre i pochi addetti per scaldarsi nel vuoto pneumatico.
Terrorismo informativo: quando la logistica allontana il pubblico
Secondo molti residenti, la comunicazione è stata il vero “boomerang” di questo evento. Il messaggio passato ai media è stato chiaro: “Non venite se non avete un pass”.
“Hanno montato dei castelli che hanno terrorizzato il turismo. Ti dicono che le strade sono bloccate, che servono i pass, che i parcheggi non ci sono. Risultato? La gente scappa altrove.”
Mentre Cortina si blinda per i “vecchi babbioni con la pelliccia” (come li definisce un commentatore al vetriolo), le famiglie bellunesi hanno dirottato le loro domeniche sul Nevegàl. Lì, tra slitte e ciaspe, si è rivisto il turismo vero, quello “umano”, lontano dai costi proibitivi della Conca.
Un evento per chi ha un portafogli da sceicchi
Il nodo economico è forse il più dolente. Un utente ha fatto i conti in tasca alla famiglia media: per due biglietti a una gara, benzina, autostrada e un panino, il conto sfiora i 600 euro per mezza giornata.
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Prezzi escludenti: Biglietti a cifre folli che allontanano i giovani e la gente comune.
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Hospitality in crisi: Nonostante la neve fresca, molte strutture nel Cadore restano vuote. La paura del traffico e dei blocchi ha spinto i turisti abituali a scegliere altre mete, lasciando gli albergatori con “il cerino in mano”.
Un’occasione persa?
L’amarezza è palpabile. C’è chi accusa la politica locale di una pianificazione “degna dei peggiori bar di Caracas” e chi osserva che gli unici a sorridere sono le aziende coinvolte nelle infrastrutture.
L’Olimpiade, che doveva essere il volano per il 46% delle Dolomiti UNESCO in territorio bellunese, rischia di essere ricordata come un banchetto per pochi, dove i residenti sono rimasti a guardare fuori dalla porta, scoraggiati da prezzi, burocrazia e una diffidenza che, come scrive qualcuno, “ti fa sentire come se avessi la peste”.
