Cortina si racconta e lo fa attraverso le sue tradizioni
Cortina d’Ampezzo, 11 febbraio 2026 – Nella tarda mattinata di oggi l’Hotel de la Poste ha fatto da cornice a un evento unico finalizzato a far conoscere il volto più autentico della Regina delle Dolomiti.
L’incontro, un cocktail di benvenuto promosso dall’Associazione degli Albergatori di Cortina in collaborazione con Distilleria Castagner e rivolto alla stampa presente in questi giorni sul territorio, è stato infatti impreziosito dalla presenza di Flora Menardi in rappresentanza dell’Union de Anpezo, custode delle ricche ed evocative usanze ampezzane, che ha portato una selezione di vestiti e costumi tipici, e di Ingrid Siorpaes, tra le poche artigiane rimaste a praticare l’antica tecnica – di cui ha peraltro svelato i segreti – del Tar-kashi, arte dell’intaglio del legno di origine orientale introdotta a Cortina nel XIX secolo e diventata col tempo un simbolo della manifattura locale.
A rendere la sua testimonianza anche Nicoletta Gillarduzzi, titolare insieme alla sua famiglia dell’Hotel Villa Argentina, storico albergo della Conca che ha salutato ben due Olimpiadi, quella attuale e quella del 1956.
Saluti istituzionali affidati al Vice Sindaco Roberta Alverà: “Quando parliamo di Cortina siamo abituati a raccontarne diversi aspetti. C’è quello sportivo che è importantissimo, c’è la moda, il glamour, l’enogastronomia, e poi c’è la storia. Che è una storia radicata nel tempo ed estremamente particolare. Oggi qui ne abbiamo un esempio. Le nostre radici sono la nostra identità e noi siamo pronti a guardare al futuro, ma senza mai dimenticare da dove veniamo”.
“Il grande evento sportivo che stiamo vivendo in questi giorni sta regalando a Cortina una visibilità straordinaria e ci sta dando la possibilità di raccontarci a 360 gradi andando oltre il glamour e i luoghi comuni – ha detto Sandra Ruatti, Presidente dell’Associazione degli Albergatori di Cortina -, Oggi in particolare abbiamo avuto la preziosa occasione di far respirare lo spirito intimo e sincero della nostra ospitalità e della nostra cultura. Un tuffo nella tradizione ampezzana più antica fatta di valori, gesti, colori e simbologie che si perdono nella notte dei tempi. Accoglienza è anche e soprattutto questo: condivisione”.
