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Buona la prima: tra sfarzo globale e ombre locali, iniziano i Giochi di Milano-Cortina 2026

Il sipario si è alzato. Ieri, venerdì 6 febbraio 2026, l’Italia è tornata ufficialmente al centro del mondo sportivo con la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali. Un evento che, stando ai primi dati, ha centrato l’obiettivo del grande impatto mediatico, pur lasciando dietro di sé una scia di polemiche e disagi logistici che pesano sul territorio bellunese.

Un miliardo di sguardi su San Siro

Sotto il profilo dello spettacolo e della risonanza internazionale, la macchina organizzativa ha girato a pieno regime. Le dirette televisive hanno restituito un’immagine dell’Italia moderna e vibrante, con una stima impressionante di un miliardo di spettatori collegati da ogni angolo del pianeta. San Siro, trasformato in un palcoscenico tecnologico senza precedenti, ha saputo emozionare, confermando che il “brand Italia” gode ancora di un fascino magnetico.

Cortina: la perla tra i blocchi stradali

Se Milano ha festeggiato, a Cortina d’Ampezzo il clima è apparso più rarefatto. La “Regina delle Dolomiti” è stata protetta da un imponente sistema di sicurezza e sbarramenti: l’accesso è stato limitato da un rigido sistema di pass che ha, di fatto, penalizzato l’afflusso spontaneo di curiosi e turisti della domenica. Una Cortina blindata, magnifica nelle inquadrature aeree, ma difficile da raggiungere e vivere per chi non faceva parte della “bolla” olimpica.

A Belluno, cuore della provincia, l’atmosfera è stata più sobria. Un gruppetto di cittadini si è ritrovato davanti al maxischermo allestito in città per seguire la diretta, tra applausi e qualche commento scettico sulla gestione dei flussi e sull’eredità che i Giochi lasceranno al territorio.

La voce del dissenso: “Debiti pubblici e profitti privati”

Non tutto è stato però luci e fuochi d’artificio. Mentre le autorità celebravano l’inizio delle competizioni, si alzava forte la voce della protesta. Rifondazione Comunista, attraverso un comunicato della Segretaria della Federazione di Belluno, Moira Fiorot, ha espresso una posizione durissima, annunciando la partecipazione alla manifestazione del 7 febbraio a Feltre, indetta dal “Comitato Insostenibili Olimpiadi”.

“Denunciamo da sempre che il megaevento si accompagna a speculazione immobiliare, territori devastati e lavoro dequalificato,” si legge nella nota.

I punti critici sollevati dal PRC toccano nervi scoperti della gestione olimpica:

  • Sicurezza sul lavoro: Il ricordo del tragico incidente in cui ha perso la vita un operaio nei cantieri olimpici resta una ferita aperta.

  • Bilancio economico: L’accusa è che i debiti restino a carico della collettività, mentre i profitti vengano privatizzati.

  • Presenze controverse: Viene contestata la presenza della milizia USA dell’ICE, già oggetto di proteste a Milano nei giorni scorsi.

Uno spirito olimpico “tradito”?

Secondo i manifestanti, lo “spirito olimpico” sarebbe stato sacrificato sull’altare delle grandi opere, spesso rimaste incompiute sia in città che in quota. Le promesse fatte alle comunità locali sono viste come “tradite”, trasformando quella che dovrebbe essere una festa dello sport in un’operazione economica dai contorni incerti per chi la montagna la vive quotidianamente.

La sfida di Milano-Cortina 2026 inizia dunque così: con un successo d’ascolti globale, ma con un territorio che chiede risposte concrete su sostenibilità, costi e futuro.

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