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Dolomiti Ski Line: Nevegal, la sostenibilità economica nella gestione delle piste da sci

Belluno, 9 gennaio 2026 – Nel governo di una stazione sciistica, ancor più quando si opera in territori privi di posti letto e caratterizzati da un turismo quasi esclusivamente giornaliero come il Nevegal, esiste un solo parametro che, nel tempo, ha dimostrato di reggere alla prova dei fatti:
l’allineamento rigoroso tra flussi effettivi e costi operativi.

Ogni volta che questo principio è stato ignorato, la storia ha registrato crisi profonde e fallimenti inevitabili. Non per carenza di entusiasmo, visione o buona volontà, ma per decisioni economiche scollegate dalla realtà.

Il punto dirimente: flusso e domanda reale

Aprire le piste significa attivare una macchina dai costi certi e non comprimibili:

personale;
energia;
sicurezza;
preparazione e manutenzione delle piste;
responsabilità operative e gestionali.
Queste voci non si riducono quando gli sciatori sono pochi. Restano lì, immobili, come un contatore che continua a girare.
Quando il flusso manca, come accade strutturalmente nei giorni feriali in Nevegal, l’apertura non è una scommessa: è una perdita automatica.

Non è una valutazione emotiva né ideologica. È semplice matematica gestionale. Lo abbiamo testato personalmente lo scorso anno.

Ciò non toglie che la Società possa anche di decidere di andare qualche volta in perdita, investendo su giornate infrasettimanali selezionate.

Il sostegno pubblico non riscrive l’economia

È necessario chiarire un punto spesso strumentalizzato nel dibattito pubblico:
anche in presenza di contributi pubblici, un modello privo di flusso rimane insostenibile.

Il sostegno pubblico può:

accompagnare investimenti strutturali;
supportare fasi di transizione;
favorire un rilancio.
Ma non può trasformare una perdita strutturale in un equilibrio duraturo.
Nel migliore dei casi, ne differisce gli effetti. Non li elimina.

La storia delle stazioni sciistiche è inequivocabile sotto questo profilo. La storia del Nevegal insegna.

I fallimenti del passato hanno tutti la stessa radice

Analizzando le crisi degli anni precedenti emerge sempre la medesima traiettoria:

aperture scollegate dalla domanda reale;
assenza di analisi dei flussi;
gestione fondata su aspettative anziché su numeri;
progressiva erosione delle risorse.
Non sono falliti i territori.
Sono falliti i modelli economici.

Alla luce di quanto esposto, è doveroso chiarire un punto in modo oggettivo.

Se il modello gestionale proposto dal Nevegal negli anni precedenti fosse stato realmente sostenibile e funzionante:

la società non sarebbero state cedute o fallite;
i vecchi imprenditori sarebbero oggi ancora alla guida della stazione.
Non si tratta di un giudizio personale, ma di una constatazione fattuale.
Il mercato e i numeri restano gli unici arbitri credibili.

Chi ha già vissuto un’esperienza conclusasi con una cessione in perdita conosce bene le dinamiche che conducono a questi esiti e dovrebbe quindi sapere che aprire senza flusso non salva una stazione, la espone semplicemente a un nuovo fallimento.

La gestione di una stazione sciistica non può poggiare su modelli teorici, nostalgici o simbolici.
Deve fondarsi su:

analisi puntuali dei flussi;
sostenibilità economica;
responsabilità verso il futuro del territorio.
Ignorare questi elementi non è coraggio.
È la ripetizione di errori già pagati.

Per questo Dolomiti Ski Line sta adottando un modello che permetterà una crescita costante e duratura.

 

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