
Il racconto di Andrea Cecchella, amministratore e voce storica dell’emittente bellunese, al Lions Club Belluno. Da intervistatore a intervistato
Continua il percorso del Lions Club di Belluno nell’approfondire le tematiche della nostra provincia con ospiti di rilievo. Nel corso di un simpatico e “frizzante” incontro con Andrea Cecchella si sono percorsi i 50 anni dell’emittenza locale.
Infatti, Cecchella, Amministrazione Delegato di Telebelluno, ha raccontato anche attraverso la sua esperienza personale e professionale, il mondo delle radio e televisioni locali. Un’esperienza unica nel panorama bellunese e che dura da 40 anni. Momenti difficili, cadute rovinose ma con una non comune capacità di ripartire sempre verso traguardi più ambiziosi e sfidanti. La sua ricetta: fare con instancabile passione un lavoro che lo ha sempre gratificato e reso alla fine libero.
Il presidente del Lions Club Belluno Alessandro Toscano, nel ringraziare il graditissimo ospite, ha ricordato come Cecchella nel suo raccontarsi ha espresso un ricordo profondo e denso di gratitudine nei confronti di Don Lorenzo Dell’Andrea – a suo tempo amministratore delegato della stessa Telebelluno. Per Andrea, Don Lorenzo è stato un maestro di vita ma soprattutto un esempio di grande positività e capacità di vedere oltre la quotidianità. Doti che abbiamo chiaramente percepite anche in Andrea.
Sollecitato anche dalle numerose domande dei presenti su TelebellunoDolomiti, Cecchella ha affermato che tutto comincia nel 1974, quando quattro soci firmano dal notaio l’atto costitutivo di Radio Teledolomiti. Sono anni di entusiasmo e improvvisazione, di antenne costruite a mano e di studi artigianali ma pieni di ingegno. Accanto ai microfoni si aggira un tecnico geniale, Maurizio Curti, capace – racconta Cecchella – “di tirare fuori un trasmettitore perfino da una lavatrice pur di andare in onda”.
Le prime trasmissioni arrivano nel 1975-76. Programmi semplici, ma innovativi: una cucina televisiva chiamata Cin Cin, in cui si spiegava come preparare le ricette ben prima che Antonella Clerici portasse il genere nel grande pubblico; o Flacido Sport, l’antesignano ironico dei moderni format sportivi scanzonati, quasi una pre-Gialappa’s.
Negli stessi anni nascono altre emittenti: Tele Cortina, Radio Tele Alpago, Video 1. È un fermento continuo, un territorio che scopre la potenza dei nuovi mezzi espressivi. Nel 1989 Radio Teledolomiti affronta una grave crisi finanziaria e si fonde con Telebelluno, dando vita al marchio Telebelluno Dolomiti, identità che accompagnerà l’emittente fino a oggi.
“Abbiamo vissuto momenti difficilissimi – ricorda Cecchella – debiti enormi e una gestione da ricostruire. Con Don Lorenzo dell’Andrea abbiamo stretto i denti e tenuto in piedi una televisione che nessuno avrebbe scommesso sarebbe sopravvissuta. Invece siamo andati avanti trent’anni”.
Per Cecchella, tutto iniziò da un’emozione: da ragazzo cercava sulla manopola della radio i segnali pirata delle prime radio libere degli anni ’70. “Quando trovai quella frequenza e sentii partire la musica, me ne innamorai. Da lì non mi sono più fermato”.
Erano anni in cui la radio dava voce ai giovani e apriva una finestra su un mondo nuovo. Le dediche, i giochi, la possibilità di parlare alla propria comunità: “La radio era libertà, partecipazione, entusiasmo. Oggi tutto è mediato dai social, allora c’era il filtro delle persone, delle voci, delle emozioni”.
Oggi, racconta Cecchella, il lavoro del giornalista e dell’intrattenitore è profondamente mutato. La crisi della pubblicità locale, la competizione delle piattaforme, il digitale terrestre che si avvia al tramonto e il ruolo schiacciante dei social network rendono tutto più complesso. “La radio in FM ha gli anni contati. Il futuro è online attraverso il mondo delle radio diffuse via internet come insegna l’esperienza di radio ABM per i bellunesi emigrati all’estero che ritrovano casa grazie allo streaming.
Per celebrare i cinquant’anni, continua Cecchella, Telebelluno ha avviato un imponente lavoro di digitalizzazione: oltre 3.000 cassette Umatic, molte delle quali rischiavano di andare perdute. Un progetto costoso, possibile grazie a un bando dedicato alla tutela dell’archivio audiovisivo.
Dal materiale recuperato è nato “Etere”, un docufilm presentato al Cinema Italia che ripercorre i primi vent’anni di storia dell’emittente. “Rivedere quei volti è stato emozionante. Ho scoperto persino immagini di me al telegiornale dell’82 che avevo completamente dimenticato. E ho rivisto persone straordinarie che non ci sono più”. Il progetto prevedeva anche incontri nelle scuole, per raccontare ai giovani come funzionava la televisione pre-digitale. “Loro sono curiosi, ma spesso non conoscono il peso del lavoro e delle difficoltà di allora. È un patrimonio da trasmettere”.
Telebelluno, per Cecchella, guarda avanti con Dolomiti Live TV, una piattaforma digitale accessibile ovunque nel mondo, anche tramite Amazon Fire Stick. Un modo per raggiungere i bellunesi emigrati, mantenendo vivo un legame che la televisione locale ha sempre coltivato: “Il futuro c’è, ma servono nuovi mecenati, persone che credano nel territorio. Oggi abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a fare il salto successivo”.
Incalzato dalle domande, Cecchella sorride quando rievoca i suoi inizi, persino la decisione di lasciare il posto fisso in banca per buttarsi nella radio e nella televisione: “Mia madre non se l’aspettava. Ma era il mio destino”. Appassionato di montagna, autore di oltre 200 documentari sul territorio, riconosce di non essere un grande viaggiatore: “Ho la sindrome del valligiano. Io voglio sapere dove metto i piedi. E voglio conoscere le persone, non collezionare fotografie”.
Nel dialogo emergono riflessioni profonde: dall’emigrazione bellunese alle storie familiari che rischiano di perdersi, dalla necessità di trasmettere la memoria al fascino di un’epoca che non tornerà: “Gli anni ’70, ’80 e ’90 sono stati straordinari. Chi li ha vissuti non può lamentarsi: c’era un’energia irripetibile, culturale e umana. Ai giovani dico solo una cosa: coltivate la curiosità, raccontatevi, custodite le vostre storie, le storie non vanno conservate per nostalgia, ma perché ci aiutano a capire chi siamo e dove vogliamo andare”.
E forse è questa la ragione per cui Telebelluno è ancora qui: perché non ha mai smesso di ascoltare il suo territorio, di raccontarlo e di crescere insieme a lui.
