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Il Veneto rimane al centrodestra ma perde consiglieri. Il centrosinistra aumenta i consiglieri * di Enzo De Biasi

Alberto Stefani –  Presidente della Regione del Veneto per la coalizione del centrodestra

Zaia salva la Lega. Eletto il leghista Alberto Stefani alla presidenza della Regione. Fratelli d’Italia cresce in percentuale e seggi. Cresce in misura minore anche Forza Italia

La forte flessione nell’affluenza al voto -16,5%  è un segnale d’allarme che deve preoccupare tutti  

Il Centro Destra si riconferma alla guida del Veneto eleggendo il giovane Presidente Alberto Stefani. La scarsa affluenza alle urne penalizza la maggioranza uscente, che registra la riduzione del numero dei propri rappresentanti in laguna. Infatti, rispetto ai quaranta (40) del 2020, la perdita è secca, meno sette (-7) consiglieri. Probabilmente, trentatré (33) saranno i neo-eletti nel centro-destra, restando invariato il totale da ripartire, 49 scranni con vista sul Canal Grande.

Il Centro Sinistra allargato incrementa in consenso e consiglieri rispetto al 2020 (+4).  Le forze alternative potranno contare su quattordici (14) consiglieri anziché i dieci (10) del 2020.   È questo un elemento non solo per la dialettica consiliare dentro Palazzo Ferro Fini versus Palazzi Balbi sede della Giunta Regionale, ma perché l’opposizione sarà in grado di mettere sotto scacco la maggioranza proponendo (se del caso imponendo)  la convocazione obbligatoria di sedute consiliari al fine di discutere argomenti che interessano la società civile, il tessuto produttivo e i cittadini veneti. Il Presidente e gli Assessori non potranno più disertare le “chiamate” della minoranza, snobbandola come spesso ha fatto dal Luca Zaia, se richiesti dovranno essere presenti rispondendo di ciò che stanno facendo, non fanno, oppure hanno omesso di fare.

La new entry è Riccardo Szumski, leader del movimento “Resistere Veneto” con due seggi (+2), la vera sorpresa di queste  elezioni. E’  un medico radiato dall’Ordine, vicino alle posizioni dei No-Vax, ex militante leghista che, per sua stessa ammissione, si colloca politicamente in posizione alla destra della maggioranza uscente. Szumski è stato  sindaco di Santa Lucia di Piave,  è conosciuto per le sue iniziative “venetiste”, dall’uso del dialetto negli atti comunali al costante contrasto verso le celebrazioni civili nazionali.

Il marcato calo della partecipazione al voto in Veneto, meno 16.5%, è un forte campanello d’allarme che deve  preoccupare tutte le forze politiche in campo. La decrescita infelice è, comunque,  una tendenza nazionale che ha riguardato tutte e tre le regioni andate al voto. In media nazionale si è registrato un calo generalizzato,  nel 2020 l’affluenza media era stata del 57.6% nel 2025. 43.6 %.

Qui la partecipazione è stata del 44,6 per cento degli aventi diritto, un dato in calo di 17 punti rispetto al 2020, quando il voto coincise con il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari ed è, peraltro  inferiore di 13 punti anche rispetto al 2015. La provincia con la partecipazione al voto più alta è stata Padova con il 49 per cento, seguita da Vicenza con il 44,1 per cento. Treviso, Venezia e Verona si collocano tra il 43,8 e il 44,8 per cento. Fanalini di coda Rovigo, con il 41,2 per cento, e soprattutto Belluno, con il 32,3 per cento.

Ascoltando le prime dichiarazioni dei neo-eletti Presidenti di Regione, l’unico che ha evidenziato il problema è stato Antonio Decaro-Puglia che in modo schietto ha affermato: “Stasera festeggio, da domani mi metterò a lavorare perché devo meritare la fiducia di tutti i cittadini, ma soprattutto devo meritare la fiducia  di chi non è andato a votare”

Una qualche riflessione sulle due coalizioni, di chi ha vinto e di chi ha perso.

Il neo Presidente Stefani ha avuto il 64. 4 % dei voti validi,  1.881.272 votanti, superando  il 60 per cento dei consensi in tutte le province, con l’unica eccezione di Venezia, dove si è fermato al 59,1 per cento. Il figlioccio politico di Salvini è risultato vincente in tutti i comuni, superato di pochissimo, 0.5 e 1.0  dal centro sinistra nelle città di Venezia e di Padova. Nel 2020,  quando la Lega con lista Zaia e quella “pro-Salvini” avevano racimolato ben 1.263.087 votanti, il consenso di oggi si ferma  a   607.220  dimostrando che Zaia è stato il “salvatore della patria leghista

Nonostante la Lega non più doppia ma singola resti il primo partito regionale, 37.3%, rispetto al 2020 il centrodestra registra un calo significativo in tutti i comuni, con una diminuzione media di 14 punti. Le flessioni maggiori si hanno nelle province di Treviso (-17 punti), Venezia (-15,3) e Belluno (-14,6), Padova e Vicenza calano rispettivamente del 10,8 e 10,4 punti, mentre a Rovigo e Verona si attesta su un meno 9,7 e 9,1 punti. Di converso il partito che cresce di più è Fratelli d’Italia al 18.7% che avrà nove (9) consiglieri al posto dei cinque (5) precedenti e Forza Italia con  tre (3) al posto di 2 , ovviamente in sottrazione a quelli del Lega Zaia- Salvini.

Nel centro Sinistra allargato, il Partito Democratico ha raccolto il 16,6 per cento, Alleanza Verdi-Sinistra il 4,6 per cento, il Movimento 5 Stelle il 2,2 per cento e Volt Europa lo 0,3 per cento. Tra le liste civiche, “Uniti per Manildo” ha preso il 2,1 per cento, “Le civiche venete” l’1,5 per cento, e “Pace Salute Lavoro” lo 0,6 per cento. Con Giovanni Manildo 543.278 suffragi, il 28.9% del gradimento popolare e con l’intera coalizione a 468.796 suffragi, 28.00%, il risultato è qualificabile come  una “vittoria tattica di consolidamento”.

Incrementando i voti assoluti rispetto al 2020, in un’elezione di bassissima affluenza, il Csx  ha massimizzato il suo peso percentuale e ha dimostrato una maggiore capacità di fidelizzazione della propria base, potendo aspirare alla costruzione di una coalizione ancora più ampia in vista dei prossimi appuntamenti. Il primo test in arrivo  è quello nella prossima primavera nella città di Venezia. Intelligenza politica vorrebbe che per essere competitivi nei confronti del Centro Destra con un probabile candidato di Fratelli d’Italia, è (sarebbe) necessario aprire alla società civile realizzando le primarie di coalizione, cosicché il futuro papabile Sindaco sia scelto dai cittadini in carne ed ossa.

In ultima analisi, le recenti elezioni regionali danno un Centro-Sinistra allargato e in crescita,  apprezzato da quasi un terzo del corpo elettorale che ha saputo rafforzare il proprio ruolo di   polo principale nel rappresentare una visione e possibile successione a  chi  è al potere da oltre trent’anni in Veneto.

25 novembre 2025                                                                                                                  Enzo De Biasi

 

Fonti:

https://regionali2025.consiglioveneto.it/regionali2025/ regionali 2025

https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=R&dtel=20/09/2020&tpa=I&tpe=R&lev0=0&levsut0=0&levsut1=1&es0=S&es1=S&ms=S&ne1=5&lev1=5 regionali 2020

https://www.bellunopress.it/2025/11/24/veneto-al-voto-2025-stefani-presidente-effetto-zaia-sul-risultato-della-lega-e-sulla-composizione-del-prossimo-consiglio-regionale/ numero consiglieri per partito e per provincia

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